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Июнь
2025

«A Pavia un clima ostile per il giudizio». Pappalardo chiede di spostare il processo

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PAVIA. L’ex comandante del nucleo informativo dei carabinieri di Pavia Maurizio Pappalardo ha chiesto, tramite i suoi avvocati, lo spostamento del processo a suo carico perché a Pavia ritiene non ci sia «un clima sereno a livello locale per giudicarlo». Tra le motivazioni della richiesta, ha allegato anche l’intervista della Provincia Pavese al colonnello Di Gregorio, che era il suo superiore pochi anni prima rispetto a quelli dal 2015 in poi. Ovvero anni nei quali a Pappalardo, ora 62enne, sono contestati vari reati come stalking, corruzione e peculato. Si è aperto con questo colpo di scena ieri mattina il primo processo del filone d’inchiesta Clean 2 iniziata nel novembre 2024 con tre arresti e una denuncia. A processo pubblico ci sono due dei quattro indagati, ovvero Pappalardo e il carabiniere del Nucleo ispettorato lavoro Daniele Ziri. I giudici del tribunale collegiale hanno respinto la richiesta dei legali di Pappalardo, ma hanno inoltrato comunque un’istanza alla Cassazione che si dovrà esprimere sulla questione: una risposta è attesa nei prossimi mesi. Pappalardo è ancora agli arresti domiciliari.

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Il processo continua

Tecnicamente la richiesta dei legali di Pappalardo si chiama rimessione del processo, una fattispecie rara ma prevista dal codice penale. I legali Beatrice Salardini e Lorenzo Nicolò Meazza hanno spiegato che a Pavia ci sarebbe un clima poco sereno per giudicare Pappalardo, anche perché ad esempio saranno chiamati a testimoniare diversi suoi ex colleghi: tra difese e accusa ci sono 120 testimoni, tra cui proprio decine di carabinieri ancora in servizio a Pavia.

Il processo di fronte al collegio presieduto da Fabio Lambertucci con i magistrati togati Valentina Nevoso e Vincenzo Giordano riprenderà comunque il 10 luglio per le fasi istruttorie: cioè l’ammissione testimoni, prove e parti civili. Atti che eventualmente saranno poi trasmessi a un nuovo tribunale (potrebbe essere quello di Brescia) nel caso venga accolta l’istanza di Pappalardo per il trasferimento del processo. Ieri mattina comunque l’unica parte civile che ha mostrato l’intenzione di costituirsi è il nuovo compagno della ex fidanzata di Pappalardo che secondo le accuse fu stalkerizzata. La ex fidanzata e il ministero della difesa risultano solo parti offese. Pappalardo ha voluto essere presente in aula anche se non ha mai parlato. Assente invece l’altro imputato, il carabiniere brigadiere del Nucleo ispettorato lavoro Daniele Ziri, che era rappresentato dal suo avvocato Yuri Lissandrin. La difesa di Ziri attenderà la decisione della Cassazione in merito alla sede del processo. A rappresentare l’accusa sono il procuratore aggiunto Stefano Civardi e i pm Chiara Giuiusa e Alberto Palermo.

Le contestazioni

Nell’inchiesta Clean 2 sono indagati anche il carabiniere forestale in precedenza in servizio in procura e ora in carcere a San Vittore, Antonio Scoppetta. E anche l’imprenditore edile Carlo Boiocchi. Inchiesta con due filoni. Il primo è l’ipotesi di corruzione: Scoppetta, che all’epoca lavorava in procura, avrebbe ricevuto da Pappalardo, in diverse occasioni, favori, denaro, prenotazioni alberghiere e altre regalìe (tra cui pastiglie contro la disfunzione erettile e un soggiorno ad Auronzo di Cadore durante il ritiro della Lazio) in cambio di informazioni su procedimenti in corso. Scoppetta avrebbe redatto anche atti in modo compiacente, arrivando a indirizzare un’attività di indagine per colpire un familiare dell’ex fidanzata di Pappalardo. In questo contesto sarebbe maturato lo stalking da parte di Pappalardo, anche con l’aiuto di Scoppetta, nei confronti della sua ex, che aveva deciso di interrompere la relazione nel 2019. I due carabinieri sarebbero arrivati a impiegare altri militari in attività di controllo della ragazza, a cui sarebbero state perfino sgonfiate le gomme dell’auto. Contestati anche appostamenti e pedinamenti. In un caso anche l’utilizzo di un Gps sulla vettura della ragazza. Pappalardo deve rispondere anche di peculato per avere utilizzato «in modo reiterato» i veicoli di servizio anche in giorni in cui non lavorava.

Scoppetta ha chiesto il rito abbreviato, Boiocchi i lavori sociali

Il carabiniere forestale, ora agli arresti in carcere, Antonio Scoppetta sarà processato in udienza preliminare con il giudizio abbreviato: che consente in caso di condanna lo sconto di pena di un terzo. Scopetta è presente in praticamente tutte le imputazioni della procura di Pavia nell’inchiesta Clean 2. A difenderlo sono gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Giuseppe Madeo. Infine, l’imprenditore Carlo Boiocchi (avvocati Orietta Stella ed Edoardo Melli), che aveva già reso la sua testimonianza con un incidente probatorio in tre tappe, chiederà la messa alla prova, l’avvio cioè di un percorso di riabilitazione con lavori di pubblica utilità per ottenere l’estinzione del reato.

Boiocchi è coinvolto nell’inchiesta Clean 2 con l’accusa di induzione a dare e promettere utilità solo per la vicenda della villa di San Genesio, in via Vittorio Veneto, acquistata dall’altro indagato Scoppetta a un prezzo dimezzato rispetto a quello di mercato, che era di 600mila euro: l’ipotesi è che l’imprenditore Boiocchi sarebbe stato costretto ad accettare condizioni economiche svantaggiose in cambio della protezione sui controlli del cantiere, che sarebbe stata garantita dallo stesso Scoppetta e dal brigadiere Ziri. L’imprenditore edile con aziende alla frazione Due Porte di San Genesio durante l’incidente probatorio ha dichiarato di essersi sentito costretto per «timore di problemi nel cantiere» e per via della «rete di amicizie» di Scoppetta, che vantava rapporti stretti con «un magistrato e un politico». —

S.bar.















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