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Июнь
2025

Bobbio e il “suo” Canavese dove raccontare le storie

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RIVAROLO CANAVESE

C'è un legame profondo e indissolubile tra il regista Fabio Bobbio, classe 1980, di Rivarolo, e il Canavese. Non è solo una questione geografica, ma una vera e propria fonte di ispirazione costante, una lente attraverso cui osservare e raccontare il mondo, che emerge con forza in ogni suo progetto cinematografico. Bobbio porta con sé l'eco dei paesaggi, delle storie e delle atmosfere della sua terra. «Avrei voluto fare l’architetto – racconta Bobbio – ho studiato per diventare geometra a Cuorgnè. Negli ultimi anni delle superiori mi sono appassionato alle immagini, al cinema e soprattutto al suono. Finite le superiori, sono andato a studiare all'Università di Ferrara e appena laureato in comunicazione audiovisiva e multimediale ho iniziato a lavorare come assistente al montaggio e da quel momento è nata una vera vocazione per il cinema. Non potevo farne a meno».

2006 ANNO PARTICOLARE

Dopo diverse esperienze sui set cinematografici e in programmi televisivi, la svolta arriva nel 2006. Bobbio viene selezionato per un master in documentario creativo all’Observatorio de Cine di Buenos Aires e, grazie agli ottimi risultati, entra a far parte del corpo docente della succursale europea di Barcellona. Qui rimane fino al 2013 come insegnante di montaggio cinematografico, una professione che porta avanti tuttora. Sempre nel 2013 si concretizza l'opportunità di realizzare il suo primo film. «Nel 2014 il lavoro comincia a prendere corpo e torno a vivere a Rivarolo – spiega Bobbio – il film aveva bisogno della mia presenza, e ,soprattutto, io avevo bisogno di tornare. La provincia ha sempre quel duplice ruolo di un senso di appartenenza molto forte che convive con un bisogno di allontanarsi. Immagino la mia relazione con il Canavese come una molla: ti allontani e torni».

IL PRIMO FILM

Nel 2016 esce I Cormorani che viene presentato a Visions du Reel, festival di film documentari di fama internazionale che si tiene ogni anno a Nyon, in Svizzera e in diversi festival internazionali, candidato ai Nastri d’Argento 2017 come miglior docufilm e vincitore del Doc/It Professional Award come migliore produzione. Il lungometraggio viene distribuito in 70 sale cinematografiche e accolto con grande favore dalla critica. In quest'opera il Canavese non è un semplice sfondo, ma un personaggio a sé stante, con le sue peculiarità, le sue luci e le sue ombre. È un luogo che genera storie e offre spunti inesauribili a chi ha la sensibilità di coglierli. Samuele e Matteo, i giovani protagonisti, trascorrono la loro prima estate da adolescenti in una Rivarolo che, a tratti, si trasforma in una visione hopperiana o in un'avventura salgariana. I boschi intorno alla città, il torrente Orco e il centro commerciale di Rivarolo fanno da sfondo all'adolescenza dei ragazzi, diventando quasi un "io narrante" del regista. «L'idea de I Cormorani è di rappresentare quel momento della vita in cui sei ancora nella fase del gioco ma stai anche diventando adulto – spiega Bobbio – il film gioca sul confine tra reale e fantastico. I protagonisti, Matteo e Samuele, diventano personaggi rappresentativi di altro. L'idea del film è quella di confondere la fantasia con la realtà, creando la bolla di un'estate che non finisce mai, in cui non sai mai se ciò che stai vedendo è la fantasia dei ragazzi o la realtà». Una storia poetica dell'adolescenza, che prende l'immaginario di Huckleberry Finn e lo trasporta nel Canavese, dando vita a un film contemplativo ma anche molto ludico.

RICERCA SUI LUOGHI

I luoghi sono fondamentali per Bobbio. «Sono nato qui, la mia infanzia e adolescenza sono state qui, i luoghi di Rivarolo sono quelli in cui andavo a giocare da bambino – continua – è stato bello alla presentazione a Cuorgnè: erano presenti i miei amici di sempre, con cui ho vissuto tutte quelle esperienze. Sono stato via tanti anni ed è stato un ritorno, forse un rincontrare quei luoghi». La narrativa di Bobbio si fa così racconto di un microcosmo. «È l'idea – sottolinea – di narrare un luogo reale cogliendo tutto l'immaginario di riferimenti cinematografici e letterari e portarlo nel Canavese, quasi creando una sorta di epica della provincia».

E ORA C’È RESTARE

All’inizio di maggio, si sono concluse le riprese dell'ultimo lavoro del regista. Si tratta del cortometraggio intitolato Restare, scritto da Bobbio insieme a Zelia Zbogar, che vede nel cast due giovani attori già affermati: Yile Yara Vianello e Zackari Delmas. Le riprese sono state realizzate nelle strutture dell’Azienda agricola La Cascinassa a Pavone e nei comuni di Feletto, Busano e Cuorgnè, dove sono state girate alcune scene del film che hanno visto la partecipazione di più di trenta ragazze e ragazzi canavesani. Il corto segue le ultime ore trascorse insieme dai due protagonisti, Sara e Denis, prima della partenza di Sara. «Anche in questo caso ho cercato di immaginare il mio Canavese come un territorio universale in cui tutti possono riconoscersi – dice Bobbio – facendomi ispirare dalle atmosfere della letteratura americana che amo. Con Zelia Zbogar abbiamo scritto una piccola storia di crescita umana, cercando di aggiungervi una sfumatura di epica e di sublimazione del reale, che hanno poi preso vita nella messa in scena, cristallizzata dal direttore della fotografia Bruno Raciti». Restare descrive così la seconda fase della crescita, quando le decisioni da adulti hanno conseguenze anche molto intime. È la storia di un ragazzo che resta e di una ragazza che parte che non si sa se poi ritornerà. «È un momento della vita in cui le decisioni si fanno adulte – spiega Bobbio – è un momento della vita in cui bisogna scegliere. E Sara e Denis, che sono i due personaggi del film, sono un po' quasi come se fossero lo stesso personaggio e due sfaccettature dello stesso. Sono gli ultimi due giorni del loro stare insieme, raccontano un po' tutto il loro passato e quello che potrà essere il futuro. Due mondi in contrasto: il senso di appartenenza e la separazione dal luogo e dagli affetti». Il legame tra Fabio Bobbio e il Canavese, dunque, non è una semplice questione di origini, ma un dialogo creativo che continua ad evolversi. Con Restare Bobbio offre un ulteriore, prezioso tassello al racconto del territorio che il cinema, nella sua forma più ispirata sa raccontare. Il cortometraggio è sostenuto anche da molte realtà locali: F.lli Castagna, Asd Golden River, Sirena Group, Birra Rabèl. Il montaggio del cortometraggio verrà concluso in estate. A breve saranno rese note le date delle presentazioni. —

gIORGIO PASQUA















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