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Июнь
2025

San Giusto, insulti al campus di Libera: arriverà la denuncia

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SAN GIUSTOCANAVESE. «In un territorio, quello del Canavese, dove la’ndrangheta è radicata ed ha lasciato un segno profondo, la cultura delle legalità, il coraggio di denunciare hanno ancora bisogno di un rafforzamento» . Così l’onorevole Davide Mattiello, fondatore della rete di Libera in Piemonte, l’associazione contro le mafie, già membro della commissione parlamentare antimafia, lo scorso giovedì a San Giusto Canavese durante la presentazione del libro “Mi chiamo Marco e sono un testimone di giustizia”, scritto a quattro mani con Marco M, un imprenditore siciliano che ha trovato il coraggio di denunciare i mafiosi che lo perseguitavano diventando una delle cinquanta persone inserite in un programma speciale di protezione dello Stato italiano, insieme alla famiglia.

Una testimonianza plastica del clima di ignoranza che ancora si respira intorno al fenomeno mafioso, si è avuta proprio a San Giusto: alcuni ragazzi che dallo scorso lunedì stanno frequentando il campus estivo organizzato da Libera nella villa bunker, appartenuta al boss del narcotraffico internazionale Nicola Assisi, dal 2018 bene sequestrato alla mafia, sono stati insultati pesantemente da alcuni giovani del paese. Ora Libera presenterà denuncia.

«Un comportamento che va condannato - insiste Mattiello – proprio perché sono i giovani che devono capire cosa sia e cosa comporti il fenomeno mafioso. Anche in Canavese».

Qui, da Cuorgné a Chivasso, passando per Volpiano e San Giusto Canavese, nell’arco di questi ultimi 24 anni, dall’operazione Minotauro del 2011 fino alla recente Millenium si è visto l’impegno dello Stato per sradicare l’ndrangheta dal territorio, attraverso indagini congiunte delle forze dell’ordine, centinaia di arresti e denunce. «Ma non basta –insiste Mattiello – occorre superare quell’omertà che ancora oggi vediamo a San Giusto Canavese ed in tanti altri luoghi. C’è ancora e incredibilmente, nel racconto pubblico del nostro paese, una grande rimozione a proposito della presenza della mafia nella società e della sua capacità di condizionare e la vita delle persone, di controllare l’economia di un territorio, di seminare paura e angoscia tra chi ne è vittima».

Sulla stessa lunghezza d’onda l’amministrazione comunale sangiustese, presente all’incontro con la vicesindaca Sabrina Amore e la consigliera Rosanna Lupo. «I ragazzi di Libera sono seri, motivati e volenterosi - ha detto Amore -. Ci hanno aiutato a smontare il seggio elettorale per i referendum ed hanno collaborato con l’associazione Cirimela per l’organizzazione dello street food».

Poi Mattiello ha ricordato l’impegno di Libera: «Sono dieci anni che Libera ha una missione sul fronte della lotta alla mafia, combattuta attraverso la cultura e l’organizzazione di tante iniziative che coinvolgono anche i Comuni più piccoli».

A San Giusto Libera, oltre ai campus estivi partendo dalla villa di Assisi, ora in carcere con i due figli Patrik e Micael, aveva organizzato la marcia per ricordare le vittime di mafia alla presenza degli amministratori comunali, di Don Ciotti, fondatore di Libera, dell’allora procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. Erano stati letti brani per ricordare il sacrificio di quanto hanno perso la vita per mano della mafia. La vita di Marco M., invece è stata stravolta. «Oggi non posso essere qui tra voi per questioni i sicurezza –ha detto collegandosi telefonicamente -. Ma quando ho deciso di denunciare non ne potevo più tra minacce, intimidazioni ed estorsioni. E sono contento di averlo fatto».

La sua è una storia vera che parla di coraggio e senso di giustizia, di legalità e lotta alle mafie, di libertà e determinazione. Lydia Massia















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