Quando i cacciatori richiesero indietro i fucili da caccia requisiti nel 1944
Chi vorrà dedicare qualche minuto alle righe seguenti troverà ancora uno specifico riferimento alla realtà castellamontese, perché il documento utilizzato per l’odierna “ricostruzione” proviene, come nel caso precedente, dalle “carte” del notaio Luigi Forma, posto dal Cln locale a capo di un gruppo di cittadini disposti a correre qualche rischio per amore del paese natio, visto che tale “incarico” precede di mesi il fatidico aprile del 1945. La presunzione dello scrivente è però quella di ritenere che quanto successo nel paese della Rotonda Antonelliana nella seconda metà di quell’anno non sia molto dissimile dalle esperienze degli altri comuni canavesani. Ne consegue il ritenere che possa quindi risultare non del tutto inutile una rivisitazione di un periodo davvero particolare, ma sostanzialmente dimenticato: da una parte la gioia per la fine delle ostilità, per il ritorno a casa dei partigiani prima, degli internati e dei deportati poi (e ancor più tardi dei prigionieri di guerra degli Alleati), per le nuove prospettive di libertà, ma contemporaneamente i ricordi dolorosi dei caduti, delle grandi sofferenze patite, le difficoltà della ricostruzione fisica e morale del Paese, libero sì, ma non ancora pienamente “padrone di se stesso”.
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AL SIGNOR GOVERNATORE ALLEATO
Ne abbiamo una riprova allorché leggiamo chi è il destinatario di quanto viene scritto a Castellamonte il 25 luglio 1945: è infatti il “Signor Governatore Alleato”, che ha sede ad Ivrea. Lui (e solo lui, par di capire) ha in quel particolare momento il potere di accogliere la “petizione” che Luigi Forma ha avallato con la sua firma: “Nel mese di maggio 1944 le truppe tedesche qui di guarnigione facevano consegnare tutti i fucili da caccia detenuti dai cacciatori locali. Tali fucili venivano trasportati ad Ivrea ed ivi risulta che si trovano ora murati in un locale del palazzo comunale della città. Poiché venne ora pubblicato che si rilasciano licenze di caccia per la stagione del corrente anno, così si ritiene opportuna la riconsegna dei fucili stessi ai singoli proprietari. A nulla infatti servirebbe la licenza senza la possibilità di usare dette armi da caccia. Giova poi notare che tali armi detenute in locale chiuso e senza essere punto curate, finiscono per arrugginire completamente e diventare un bel giorno inservibili, con grave danno degli interessati. I cacciatori fanno da tempo insistenti istanze per tale riconsegna, facendo presente che dette armi lisce ed esclusivamente adatte per l'uso con cartucce cariche a pallini non costituiscono un mezzo offensivo di guerra. Tanto mi permetto di far presente alla S.V., confortato dal fatto che in molte zone tali fucili furono restituiti ai rispettivi proprietari”.
Mi piacerebbe potervi dire se hanno avuto immediata (o tardiva) soddisfazione, ma non sono in grado di farlo; dopo una minima sottolineatura dell’importanza che avrebbe potuto avere, in quei frangenti, poter “mettere in tavola” una qualsivoglia tipologia di selvaggina, credo che il mio compito sia di integrare in qualche modo i dati sull’episodio al quale i cacciatori castellamontesi del 1945 hanno fatto riferimento.
Il 28 maggio truppe tedesche di polizia prendono possesso di Castellamonte, stampano un manifesto, convocano i giovani castellamontesi e li rinchiudono in palestra, mentre analoghe misure vengono adottate a Cuorgné. Queste drammatiche vicende “rivivono” in un documento datato 3 giugno 1944, la “Relazione a cura dei podestà dei comuni di Castellamonte e di Cuorgné al Capo della provincia di Aosta”.
IL DOCUMENTO
“L’ operazione di rastrellamento ha avuto inizio in entrambi questi comuni il 28 maggio scorso con la conseguente presenza di truppe germaniche e di Reparti armati italiani appartenenti a svariate unità. Il Comando delle prime ha preso sede in Castellamonte, i secondi sono in continuo movimento. Fra le disposizioni emanate con apposito manifesto da detto Comando degne di nota sono quelle relative alla consegna delle armi, alla presentazione di tutti giovani delle classi dal 1914 al 1927 incluso ed al coprifuoco.
ARMI - È stato prescritto il versamento di tutte le stesse, comprese quelle da caccia e munizioni, entro il 28 maggio. All’ordine hanno ottemperato i cittadini ligi delle disposizioni: si ritiene però che non tutti abbiano obbedito. Le armi raccolte – in particolare fucili da caccia la cui detenzione era accordata -–sono state ritirate e trasportate altrove. Sembra aleatoria la loro restituzione ciò che provoca i giustificati lagni dei proprietari. Si fa di conseguenza preghiera d’interessamento per la restituzione ai proprietari stessi o quanto meno la consegna dei fucili alle Autorità locali. (ndr, e noi sappiamo, almeno in parte, come è andata)
GIOVANI - Al precetto di presentazione hanno risposto i giovani appartenenti a famiglie ossequienti agli ordini delle autorità; gran parte dei giovani è stata precettata e tradotta a Torino per l’invio in Germania, senza razionali criteri discriminanti. Il prelevamento è stato praticato senza l’intervento ed in difetto di ogni consultazione con le autorità locali. Oltre all’essersi così verificato che i soli disciplinati presentati sono stati prelevati, rimasero invece tranquilli gli altri, e parte di essi finiranno con l’aggiungersi ai ribelli. La precettazione poi è stata effettuata con criteri difformi, trascurando spesso situazioni particolari di famiglia e necessità di carattere ambientale. Né sembra si voglia tener conto delle segnalazioni degli scriventi con cui chiedesi il rilascio di giovani utili sotto vari aspetti e si propone invece il prelevamento di altri la cui lontananza, oltre che ad essere utile, non causerebbe squilibri privati o di produzione e sarebbe vantaggiosa anche gli effetti della propaganda.
Riterrebbesi pertanto indispensabile un riesame tempestivo della precettazione, praticato in accordo con l’autorità comunali, di cui fossero tenuto nel debito conto le proposte.
COPRIFUOCO - È fissato dalle ore 18,30 alle sette. Intralcia l’attività in genere della popolazione e limita sensibilmente quella della parte rurale che, specie in questa stagione dedica le ore meno torride al lavoro dei campi. Si proporrebbe di conseguenza il coprifuoco stesso venisse attenuato.
PRESIDI - Dato che è da presumersi la quasi impossibilità di estirpare tutti i ribelli già pullulanti nella zona, e si suppone inoltre un ritorno di altri che se ne sono allontanati, addiviene di conseguenza assolutamente necessario onde evitare il ritorno ai tristi avvenimenti del passato, la permanenza dei presidi armati nei due centri: a Castellamonte dei Moschettieri delle Alpi, a Cuorgnè delle SS italiane”.
BOCCA E ZUCCA
L’episodio, almeno a grandi linee, a Castellamonte non è stato completamente dimenticato anche perché due dei giovani “catturati” dai tedeschi con queste modalità ed inviati in Germania non fecero ritorno: si chiamavano Pietro Bocca ed Elio Zucca. Anche questo fu la guerra dalle nostre parti. Se invece, per concludere, torniamo all’estate del 1945, ci possiamo confrontare con le “fatiche” della nuova democrazia.
DIMISSIONI ANNUNCIATE
Scrive il sindaco Forma il 29 agosto 1945, indirizzando questa volta al Prefetto della Provincia di Aosta (perché quello è ancora il suo riferimento amministrativo): “Il movente e gli attriti che avevano originato le dimissioni dello scrivente e della intera giunta comunale, non hanno avuto – malgrado la buona volontà di intesa e collaborazione – esito alcuno. Stante quindi l’impossibilità alla continuazione dell’amministrazione nell’attuale forma e nella impossibilità di trovare persone capaci e che vogliano seriamente occuparsi della cosa pubblica, lo scrivente - d’accordo con i membri della giunta che ancora intervengono alle adunanze – propone che all’amministrazione del Comune, codesta Prefettura designi apposito commissario. Il sottoscritto – in tal senso – non ha alcuna proposta o nominativo locale, essendo pressoché impossibile trovare persona adatta allo scopo, che dia garanzia di capacità, e soprattutto che voglia assumersi tale incarico”.
SPOILER, CRISI SUPERATA
Parole amare, par di dover commentare, scritte da un uomo che proprio in quei giorni, alla stazione ferroviaria di Castellamonte, può finalmente riabbracciare il figlio Renzo, sopravvissuto, ancorché assai malconcio, all’esperienza della detenzione tedesca. Chi scrive però vi può dare atto, documenti alla mano, che la crisi viene in qualche modo superata, tant’è vero che il 22 settembre il Comitato di Liberazione Nazionale di Castellamonte istituisce una giunta provvisoria incaricata di gestire l’amministrazione comunale sino alla convocazione delle prime libere elezioni, previste per la primavera dell’anno successivo.
Il notaio Luigi Forma è confermato nel ruolo di sindaco; gli assessori effettivi sono Giovanni Battista Bertotti (Partito socialista), Giovanni Battista Bolognesi (Partito liberale), Pierino Cola (Partito d’azione), Antonio Ferrero (Partito democratico cristiano) e Giovanni Rinaldi (Partito comunista). Due gli assessori supplenti: Gabriele Cattaneo della Dc e Giacomo Tira del Pci. Ben raramente i loro nomi compariranno negli articoli che La Sentinella del Canavese dedicherà alla realtà castellamontese della seconda metà del 1945, che vedremo nei prossimi articoli. —
