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Июль
2025

Il caso Di Carlo e il silenzio delle femministe: uccise una prostituta, condannato a soli 14 anni

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Yirelis Pena Santana era una prostituta straniera. Sandro di Carlo, l’uomo che la uccise a coltellate, si è preso solo 14 anni per il suo omicidio. Con una sentenza che sta già suscitando polemiche ma che non ha visto l’indignazione di femministe e nemiche del Patriarcato. Un silenzio che parla.

Il caso Di Carlo

Si è concluso il processo per l’omicidio di Yirelis Peña Santana, la 34enne uccisa lo scorso anno nella sua abitazione a Cassino.

Sandro Di Carlo, 26 anni, è stato condannato a 14 anni di carcere dalla Corte d’Assise di Cassino, che ha riconosciuto una parziale incapacità di intendere e di volere al momento del delitto. Nonostante le perizie terze, quelle del Gip e della Corte, lo avessero ritenuto pienamente capace.

La perizia Ferracuti

In fase preliminare era stato Stefano Ferracuti, uno dei più autorevoli psicopatologi forensi, a esaminare il giovane. Un ragazzo nato in Lituania e adottato da una famiglia benestante. Per Ferracuti, Di Carlo era pienamente capace di intendere e di volere. Dedito all’alcol, presentava un “moderato disturbo borderline di personalità antisociale”. Praticamente niente. Una perizia ribadita in sede di giudizio da Giuseppe Nicolucci, chiamato dalla Corte di assise. Ma i giudici hanno dato ragione alla difesa.

Il silenzio assordante su Yirelis

Senza fare troppa retorica, ma a volte è indispensabile, resta da capire cosa sarebbe successo se invece che una signora straniera, prostituta(come se questo fosse un crimine) fosse stata uccisa una giovane italiana. Avremmo assistito al silenzio di questi giorni ? Solo la famiglia di Yirelis ha protestato e invocato che la Procura di Cassino faccia appello, cosa peraltro scontata.

Di Carlo e la sua personalità

Ferracuti scrive a proposito di Di Carlo che, “Il signore, inoltre, nega completamente ogni addebito, fornendo una sua versione dei fatti che, comunque, appare dotata di razionalità (“abbiamo avuto un rapporto, sono andato via, mi sono reso conto di aver dimenticato il telefono  da lei, sono tornato da lei e l’ho trovata agonizzante e ho provato a rianimarla”).

Non è neanche possibile ipotizzare che il signore abbia presentato uno scompenso psicotico la sera in cui è andato a trovare la vittima, dal momento che il suo comportamento appare essere sempre rimasto sufficientemente organizzato e comunque non sono riferite esperienze soggettive del signore collocabili in una dimensione psicopatologica maggiore dotata di valore di malattia in senso medico legale.”. Un concetto ribadito dal perito Nicolucci in Assise.

Il silenzio dei colpevoli

Sarà la Procura a fare appello e il processo è ancora lungo. Ma la dualità che si registra sui femminicidi è impressionante. Per i vari Impagnatiello e Turetta (giustamente condannati all’ergastolo) si invocano le forche mentre per difendere una donna che non aveva nessuna colpa se non quella di essere straniera e prostituta, si sta in silenzio. Yirelis Pena Santana, avrebbe scritto Faber, meritava di vivere come chiunque altro. E forse è stata uccisa due volte.

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