«Il mio ritorno a Ivrea per “restituire” quello che ho avuto»
IVREA. Fabio Micheletto, allenatore di alto livello, è stato confermato alla guida della squadra di basket Lettera 22 Ivrea, squadra che ha portato alla sorprendente promozione in serie C. Un risultato, questo, che ha consolidato il suo legame con la società eporediese.
Ma chi è Fabio Micheletto? Nato a Ivrea nell'aprile del 1989, eporediese doc. Tutte le scuole frequentate a Ivrea, Micheletto ha iniziato a giocare a basket proprio nella Lettera 22 ed è anche un bravissimo giocatore di scacchi. Fabio ha già un palmares di tutto rispetto: dal 2006 al 2017 comincia il suo percorso di allenatore con la compagine eporediese seguendo i ragazzi dell'Eccellenza e nel 2017 si trasferisce a Borgomanero per prendere le redini della squadra giovanile. Nel 2018 passa all'Aquila Basket Trento e dal 2019 al 2023 arriva alla Stella Azzurra di Roma. «Ho iniziato a giocare a basket da ragazzino, mi è subito piaciuto questo sport ed è diventata una passione – dice Fabio Micheletto – . La mia prima squadra è stata la Lettera 22 e soprattutto l'esperienza della manifestazione Canestri senza reti ha segnato il mio modo di fare e vivere lo sport. Rimane nella mia memoria l'immagine del nostro primo incontro nella ex Jugoslavia e la vista di un campo vuoto con un cartello con la scritta "mine". Con quell'immagine capisci quanto può essere importante lo sport come messaggero di valori universali di pace».
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Dopo la grande avventura di Canestri senza reti il basket diventa la vita di Fabio e già a 16 anni capisce che la strada da seguire sarà quella dell'allenatore. E nel 2005 arriva la prima occasione. «Quasi non ci credevo quando la Lettera 22 mi diede la possibilità di allenare i ragazzini del mini basket – continua Fabio – per arrivare a 19 anni ad essere il vice allenatore di Paolo Cossavella nella squadra maggiore». E da quel momento Fabio non si è più fermato arrivando ad essere un dei giovani allenatori della palla a spicchi più apprezzati in Italia.
Nel 2017 si trasferisce a Borgomanero dove anche lì stimano le sue doti umane e tecniche. Ma il vero salto di qualità avviene nel 2019 quando firma un contratto con la Stella Azzurra Basketball di Roma. Fondata nel 1938, è una delle realtà più importanti nel settore giovanile cestistico italiano. La sua esperienza a Roma dura quattro anni e riesce a vincere 2 scudetti giovanili e la possibilità di fare la serie A2 da assistente coach. Riesce ad allenare giocatori di altissimo livello che riesce a portare in serie A e a preparare per le selezioni dell'Nba americana, primo tra tutti Paul Ebova. E alla sua esperienza sportiva a Roma è legato un momento emozionante. «È la vittoria del primo scudetto under 19, conquistato nel 2021 con la Stella Azzurra. Vinci un campionato , sei la migliore squadra in quella categoria e vuol dire che come allenatore hai fatto un buon lavoro». E nel 2023, forte di questa esperienza, torna a Ivrea. «Ho sempre voluto ridare quello che mi è stato dato da questa città – confida Fabio – e quando si è presentata l'occasione non ci ho pensato due volte. Con questa squadra può esserci la possibilità di fare cose di alto livello. Ho ritrovato un posto che sembrava un garage pieno di cose da mettere in ordine. E questo con l'aiuto della società lo faremo giorno dopo giorno».
La voglia di costruire un'esperienza di prim'ordine è palese nelle parole del coach eporediese. E il lato umano diventa importante. Confrontarsi con altri atleti, costruire una cultura di squadra basata sul rispetto degli altri. «È difficile creare dei grandi giocatori di basket, ma creare esseri umani migliori e far capire che esiste anche qualche cosa di diverso dal nostro mondo è lo scopo principale dello sport – sostiene Fabio – per noi questo è fondamentale e puntiamo molto su questo modo di vivere e così cerchiamo di giocare più tornei internazionali possibili, anche con i ragazzini più piccoli creando connessioni con le squadre di altri Paesi. Questa è la base, cioè prima di diventare un ottimo giocatore devi essere un ottimo essere umano».
E Fabio da ultimo non dimentica di ringraziare chi gli ha permesso di portare avanti il suo progetto di vita. «Sono i miei genitori, Mauro e Margherita, che hanno sempre compreso che questo non era un lavoro normale e che hanno fatto anche dei sacrifici per permettere che il mio sogno si realizzasse».
