Pressioni di Stellantis su governo e Ue per cancellare le regole sulle auto green: “Il mercato crollerebbe, lavoriamo con Urso”
Un’azione concentrica tra Monaco, Roma e quotidiani. L’obiettivo: fare pressioni su governo ed Europa nel tentativo di cancellare le regole sulle emissioni di Co2 e addossare le colpe di vendite che vanno sempre peggio, seppur in un mercato di per sé asfittico, al quadro delle norme continentali. E dall’esecutivo sembra arrivare una sponda, nonostante il momento critico degli stabilimenti italiani e le scarne novità in arrivo. Un passo di danza, quello tra il ministro delle Imprese Adolfo Urso e l’amministratore delegato Antonio Filosa, certificato da quest’ultimo: “Dobbiamo lavorare insieme”, ha detto dopo aver visto l’esponente del governo nei suoi uffici. Del resto, già domenica, l’altro aveva accolto “molto favorevolmente” il cambio di passo di Stellantis sulla necessità di mettere mano al Green Deal.
Così l’azienda ha scatenato tutta la sua potenza mediatica alla vigilia della ripresa confronto a livello europeo sui target della decarbonizzazione e sul passaggio alla sola auto elettrica nel 2035, in programma il 12 settembre a Bruxelles. Ha iniziato Filosa in un’intervista a Il Sole 24Ore: “Non abbiamo più tempo”, ha detto caldeggiando interventi urgenti sui veicoli commerciali leggeri e per le auto con interventi mirati sui bio-carburanti e un’altra pioggia di incentivi per spingere il ricambio del parco auto circolante. Poche ore dopo, il faccia a faccia con Urso definito “cordiale”. E del resto il ministro è il primo, da mesi, a spingere per una revisione delle regole assecondando quella che è sempre stata una richiesta di Stellantis negli ultimi anni in cambio di una maggior produzione in Italia, finora rimasta solo una bella intenzione.
Finita? Macché. Mentre Urso e Filosa si confrontavano, il responsabile Europa allargata di Stellantis, Jean-Philippe Imparato, è tornato a martellare: “I target al 2030 e al 2035 in termini di CO2 non sono raggiungibili a meno che non si voglia fare crollare il mercato e mandare in pezzi i bilanci dei costruttori”, ha detto dal Salone dell’auto di Monaco di Baviera. La spada brandita è la stessa che lo scorso 1 luglio lo portò a dire – durante un evento organizzato da Forza Italia – che bisognerebbe cambiare le regole del Green Deal e abbassare il costo dell’energia entro la fine dell’anno: “Altrimenti dovremo chiudere le fabbriche”, minacciò all’epoca citando a mo’ di esempio il sito di Atessa.
“Ora è tempo di agire rapidamente, se possibile prima della fine dell’anno”, ha detto nuovamente facendo riferimento al settore dei veicoli commerciali leggeri, proprio quelli prodotti nello stabilimento abruzzesi: con le normative attuali – ha rimarcato Imparato – “non c’è margine di manovra, nessuno è disposto a comprare un Fiat Ducato elettrico sopra i 50 mila euro”. E quindi ha anticipato una revisione del piano Dare Forward con l’abbandono dell’obiettivo del 100% elettrico nel 2030, in anticipo anche sui target europei: “Se buona parte dei contenuti sono ancora validi e possono essere confermati, altri forse cambieranno”, ha sottolineato. Quell’obiettivo, ha detto, “non è più raggiungibile, per ovvie ragioni legate alla trasformazione del mercato”.
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