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Сентябрь
2025

Ivrea, il patto di valorizzazione con Bellavista Viva a rischio: «Servono 10 volontari in più o siamo costretti a smettere»

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IVREA. «Noi saremo ben felici di proseguire in questo impegno. Con i numeri attuali, però, non possiamo garantire che riusciremo a portare a termine il patto di valorizzazione entro il 31 dicembre, figurarsi poi a rinnovarlo».

Gabriel Piccagli, 29 anni, è l’unico ragazzo sotto i 35 anni che attualmente si prende cura del verde del suo quartiere. È il presidente dell’associazione Bellavista Viva, protagonista della stagione dei patti di valorizzazione iniziati nel 2015 con l’assessora Giovanna Codato e il vice sindaco Enrico Capirone.

Patti poi confermati non solo confermati e rinnovati, ma addirittura moltiplicati dalla giunta Sertoli, con l’assessore Giuliano Balzola, di segno politico opposto. Perché, semplicemente, hanno funzionato. I cittadini si prendono cura del verde, in questo caso, ma di luoghi particolari del loro quartiere, estendendo anche agli altri patti. Ci sono patti di valorizzazione simili a Bellavista nei quartieri di San Giovanni e San Bernardo, ma anche alla Polveriera e in via Palma.

Il problema è che gli anni passano e i volontari invecchiano. «Oggi i nostri sono 14 hanno una media di 60-70 anni - spiega Piccagli - il più anziano ne ha 88 e non può fare attività perché è fuori copertura assicurativa. Ne servono almeno altri 10. Quello che vogliamo fare è un appello alla cittadinanza ad occuparsi anche soltanto del verde di fronte a casa propria: se ognuno riuscisse a dare un piccolo contributo, noi riusciremo a dirottare le nostre energie nelle zone dove attualmente non riusciamo più arrivare».

La verità è che ormai l’attività dell’associazione Bellavista Viva è essenziale per un quartiere conta circa 600 piante e 96mila metri quadri di verde, di cui prendersi cura. «Il Comune - spiega Piccagli - garantisce più o meno 3 tagli l’anno. Se noi smettessimo di fare il lavoro che facciamo, questo si tradurrebbe in scene che personalmente ho già visto e che non vorrei essere costretto a rivedere: le erbacce che coprono il piano rialzato di un condominio. La bellezza del verde è la bellezza di questo quartiere e noi vogliamo prendercene cura. Le persone, però, non possono trattarci come dipendenti comunali, perché noi siamo dei volontari. I compensi che riceviamo dal Comune sono su fatture per servizi erogati, né più né meno. Grazie al trattorino che ci hanno comprato, riusciamo a garantire il taglio dell’erba nella maggior parte del quartiere. Non in tutto, però. Ora c’è il grande problema della raccolta delle foglie, che è un lavoro per cui servono almeno tre persone ed è più duro da fare. Il decespugliatore riesco a prenderlo solo io e andrebbe usato più spesso».

Uno dei canali attraverso cui ci si può candidare come volontari di Bellavista Viva è il progetto “Goccia” presente sul sito di Fondazione del Canavese, che lo promuove. Altrimenti si può scrivere a presidentebellavista@gmail.com , al profilo Facebook dell’associazione, o semplicemente affacciarsi nel centro gestito in piazza Primo Maggio.















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