La villa di Broni, le auto, la pantera di bronzo e i fossili: cosa c’è nel testamento di Giorgio Armani. Il futuro della Maison: cessioni e Borsa
MILANO. Case, arredi, auto, la maison: il patrimonio di Giorgio Armani, morto a 91 anni il 4 settembre è stato suddiviso tra famiglia, collaboratori, amici, con dovizia di particolari. Venerdì 12 settembre, l’apertura del testamento, con le volontà dello stilista anche sui possibili scenari per la maison.
Alla fondazione che porta il nome dello stilista (e che aveva già lo 0,1%) va il 100% della proprietà di Giorgio Armani Spa. Il 9,9% di azioni in proprietà. E il 90% delle azioni in nuda proprietà, di cui l'usufrutto è assegnato al compagno e braccio destro Leo dell'Orco, ai tre nipoti del creatore di moda e alla sorella Rosanna. Pantaleo dell'Orco, detto Leo, avrà il 40% dei diritti di voto nell'azienda. Il 30% spetteranno alla Fondazione, il 15% per ciascuno ai nipoti Silvana Armani e Andrea Cameran. I testamenti sono due, uno relativo ai beni immobiliari, agli asset finanziari e alle opere d'arte, e un altro che riguarda la società.
Il patrimonio e i beneficiari
E' il secondo testamento di Giorgio Armani, quello datato 5 aprile 2025, a mettere ordine nel suo patrimonio - circa 13 miliardi di euro - in modo minuziosissimo, partendo dalle partecipazioni azionarie per arrivare alle suppellettili, passando per case e ville dello stilista.
Il nome di Michele Morselli, amministratore delegato dell’immobiliare di Giorgio Armani, compare più volte nel testamento dello stilista. A lui sono state destinate 199 mila azioni, oltre ad altri beni di grande valore. Tra questi figurano alcune proprietà: la casa di New York, lasciata a Leo Dell’Orco, ma con la possibilità per Morselli di soggiornarvi temporaneamente, e la dimora di St. Tropez, anch’essa ereditata da Dell’Orco, con diritto di usufrutto per brevi periodi da parte del manager. Il suo nome compare anche tra i destinatari di alcune opere d’arte e di auto d’epoca. Infine, gli è stata concessa la possibilità di utilizzare il lussuoso yacht Main per due settimane all’anno.
Nel testamento compaiono anche Daniele Ballestrazzi, Giuseppe Marsocci, Laura Tadini e Luca Pastorelli, ai quali sono state destinate 7.500 azioni ciascuno. Si tratta di figure di fiducia dello stilista, con incarichi di rilievo all’interno dell’azienda. Ballestrazzi, entrato in azienda nel 2007 come Chief operating officer, è considerato molto vicino anche a Leo Dell’Orco. Marsocci, oggi vicedirettore generale e Chief commercial officer, lavora in casa Armani da oltre vent’anni e in passato ha guidato anche la filiale americana. Laura Tadini è in azienda dal 2003: prima come Direttore Internal Audit, poi dal 2013 come Global Human Resources Director. Infine Luca Pastorelli ricopre il ruolo di General counsel.
Tra i beneficiari figura anche Angelo Bonsignore, dipendente dell’Ufficio Stile, al quale Armani ha lasciato Btp per un valore di quasi un milione di euro. Allo stilista britannico Black Graeme Leslie sono invece destinati Btp pari a 480 mila euro.
Infine, le pronipoti Margherita e Maria Vittoria ricevono un milione e mezzo ciascuna, custodito in un trust istituito a loro favore.
Le case
Saint Moritz va al nipote Andrea, con usufrutto a Leo Dell'Orco. Le due case di New York vanno una al compagno Leo - che ne concederà l'utilizzo a Morselli e famiglia - l'altra alla sorella Rosanna, Silvana e Andrea. Parigi alla nipote Silvana, Saint Tropez a Leo (che concoderà a Morselli l'utilizzo di una casa a sua scelta e della piscina per soggiorni temporanei). La quota nella società 'L'immobiliare' (proprietaria degli immobili di Saint Tropez, Antingua, Broni e Pantelleria), va per il 75% alla sorella Rosanna e ai nipoti Andrea Camerana e Silvana Armani, mentre il 25% viene destinato agli in nuda proprietà. L'usufrutto è assegnato a Leo Dell'Orco. Anche l'utilizzo delle case tra Dell'Orco, i famigliari e Morselli viene indicato nel testamento. Via Borgonuovo, con tutti gli arredi (tranne il Matisse e la foto di Rayman) che non vanno rimossi va a Leo "finché voglia viverci". Inoltre Leo potrà noleggiare la barca (assegnata ai familiari) per 4 settimane l'anno, anche non consecutive.
Le auto
Le auto d'epoca di Giorgio Armani nel suo testamento sono state suddivise tra il compagno e braccio destro Leo Dell'Orco e Michele Morselli. Tra le vetture d'epoca di Armani c'era la Bentley Turbo R. La vettura era stata prodotta tra il 1985 e il 1995. Ma nonostante il prestigio del modello, la Bentley di proprietà di Armani , era stata venduta sul mercato tedesco per una cifra sorprendentemente bassa: appena 49.500 euro, come riportato nel 2023 dal sito Classic Trader.
Pantere, fossili, arredi
Spicca una passione per gli animali esotici nell'elenco di mobili e complementi d'arredo che Giorgio Armani ha voluto lasciare ai suoi eredi, primo fra tutti il compagno e braccio destro Leo Dell'Orco. Oggetti a tema animale custoditi nella casa di via Borgonuovo 21, a Milano, dove lo stilista è vissuto fino alla morte. Un intero 'stabile-museo', che resterà in usufrutto a Dell'Orco "vita sua natural durante" e in cui - ha disposto con chiarezza lo stilista nel testamento scritto lo scorso 2 aprile - "gli arredi e ornamenti anche non di valore" non dovranno venire "rimossi da dove si trovano". L'elenco dei beni, con indicazione del piano e del locale in cui sono posizionati, offre una panoramica sulla maestosa dimora nel cuore di Brera. Accanto a tavoli, scrivanie e librerie, al terzo piano spuntano due zanne di elefante, che saranno ereditate dalla sorella Rosanna Armani. C'è poi una collezione di fossili, equamente ripartita tra il compagno e Michele Morselli, ad della società immobiliare proprietaria di molte delle ville dello stilista. A lui anche "due tavolini in legno effetto pesce", mentre dal compagno saranno ereditati granchi in metallo e un orso in bronzo. Passando al secondo piano, quello della camera da letto, una poltrona in "finto animale" e altri "animali in metalli", tutti destinato a Dell'Orco, così come il pezzo da collezione, la "pantera in bronzo" di Rivetti al primo piano.
La società
Della successione di 'Re Giorgio' protagonista è la Fondazione Giorgio Armani. L'ente, decorsi 12 mesi ed entro i primi 18 dalla data di apertura della successione - come emerge dal testamento- ha l'onere di "cedere in via prioritaria" a un big del lusso tra Lvmh, EssilorLuxottica (di cui Armani deteneva il 2%) e L'Oréal o "ad altre società o gruppo societario dalla stessa individuato con l'accordo di Leo Dell'Orco la partecipazione pari al 15%" del capitale. E se non saranno i 3 colossi francesi a trattare il passaggio di mano potranno essere coinvolte "altre società o gruppo", ma sempre "operanti nel mondo della moda e del lusso di "pari standing" e con priorità per gruppi con i quali la società già intrattiene rapporti di partnership. E, all'insegna della gradualità, ci sarà uno step successivo: "A decorrere dal terzo anno ed entro il quinto" dalla data di apertura della successione" si dispone venga ceduto un ulteriore 30% del capitale allo stesso acquirente, fino a un massimo del 54,9%. E con questo percorso il colosso prescelto potrebbe arrivare alla maggioranza assoluta della maison. Ma se il secondo step della cessione non si realizzasse, "la quotazione delle azioni della società su un mercato regolamentato".
L'approdo in Borsa ha anch'esso un timing: non prima del terzo anno dall'apertura della successione, indicativamente il quinto, e comunque entro e non oltre l'ottavo anno dall'apertura del testamento. Lo stilista poi ha indicato come strada da percorrere "un ordinato piano di valorizzazione di una parte della partecipazione residua, detenuta dalla Fondazione nella società, di modo che la quota della Fondazione "non sia mai inferiore al 30,1 per cento". Armani ha lasciato anche indicazioni espressione di principi fondanti: "la gestione delle attività in modo etico, con integrità morale e di correttezza, la ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato". Nella sua storia imprenditoriale Armani era rimasto sempre stand alone, senza cedere negli anni a Lvmh e Gucci (ora in Kering), gruppo interessati alla maison alla fine degli anni '90, in piena fase di consolidamento del settore. L'imprenditore non era nemmeno sbarcato in Borsa.
Ma il dopo di se' non lo ha 'disegnato' fuori dai listini azionari o dall'orbita dei grandi gruppi internazionali, anche a fronte della crisi del lusso. Il Financial Times proprio in queste ore ha ricordato le parole di Armani in un'intervista del 2023 in cui affermava di essere determinato a evitare l'acquisizione da parte di un colosso francese del lusso: "È mia responsabilità", spiegava, "assicurarmi che l'azienda abbia un'impronta che assomigli al signor Armani". Ma era prevedibile che le cose mutassero dopo la sua scomparsa e dopo l'apertura del testamento affidato alla notaia Elena Terrenghi. Intanto, Essilorluxottica tramite un portavoce fa sapere che valuterà con attenzione il possibile acquisto della quota di Armani e che la "prospettiva evolutiva merita un'attenta riflessione, alla luce dei profondi rapporti che già legano i due gruppi". E Lvmh "se in futuro dovessimo lavorare insieme, avrebbe a cuore di rafforzare ulteriormente la sua presenza e la sua leadership a livello globale", assicura Bernard Arnault, Presidente-Direttore generale e azionista principale del gruppo Lvmh.Fra i prossimi passaggi, la Fondazione Giorgio Armani proporrà il nome del nuovo ceo del gruppo, come annunciato dal comitato esecutivo della società, che assicura l' impegno per un percorso "nel pieno rispetto dei desideri" dello stilista.
