Il narcos della coca “Louis Vitton” era di San Giusto
SAN GIUSTO CANAVESE. A volte era “griffata” Louis Vitton, altre aveva un marchio alato, altre ancora il logo “NY”. Era la cocaina, quantificabile in quintali, che secondo il pubblico ministero Francesco Saverio Pelosi, Nicola De Carne, 30enne di San Giusto attualmente detenuto a Ivrea, genero di Nicola Assisi, importava in Italia attraverso fitti contatti in Brasile. Parliamo del periodo immediatamente successivo alla cattura del boss e del figlio Patrick, quando De Carne si sarebbe trasferito temporaneamente in Brasile per gestire gli affari di famiglia con altri associati sudamericani. Sono invece detenute a Torino Rosaria Falletta, 60enne moglie di Nicola Assisi, e la figlia Rita Siria Assisi di 27 anni, entrambe di San Giusto e accusate di essere parte dell’associazione internazionale dedita allo spaccio di stupefacenti. Un ruolo minore è ipotizzato per un’altra sangiustese, Jessica Patrizia Vailatti di 35 anni, che infatti non è chiamata in causa come parte dell’associazione, ma come titolare fittizia di un’impresa che vende auto, che in realtà avrebbe avuto la finalità di agevolare il riciclaggio dei proventi dell’associazione criminale. Gli altri indagati per l’associazione, tutti detenuti, sono Vincenzo Pasquino, 35 anni, Christian Sambati, 29 anni, Enrico Castagnotto, 50 anni, Giovanni Pipicella, 48 anni e Francesco Barbaro, 36 anni.
L’operazione, denominata “Samba” vista i commerci con il Brasile dell’associazione sangiustese, è frutto di un lavoro investigativo avviato nel 2019, ha portato all’arresto di 23 persone, di cui 5 in Italia e 18 in Brasile, smantellando tre distinti ma collegati gruppi criminali dediti al traffico di droga e al riciclaggio di denaro lungo la rotta atlantica. In Italia, l’attenzione si è concentrata sul Canavese, dove i carabinieri hanno sequestrato numerosi beni, tra cui esercizi commerciali e immobili situati a San Giusto, Montalenghe e Chivasso, tutti ritenuti collegati ai proventi del narcotraffico. Tra questi c’era anche il noto ristorante Quattro chiacchiere di Chivasso, il cui titolare era De Carne, oggi rinato grazie a una cooperativa formata dai dipendenti. L’indagine ha visto la Direzione distrettuale antimafia di Torino collaborare con i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Torino, la Polizia federale brasiliana, e una Joint Investigation Team siglata tra la Procura di Torino e le autorità brasiliane degli Stati del Paranà e del Paraíba. Un’operazione di cooperazione internazionale supportata anche da Eurojust, Europol, Interpol, Dcsa, l’ambasciata Italiana in Brasile, e altre autorità straniere, tra cui la Policia nacional e la Guardia civil spagnole. L’operazione è partita nel 2019 con l’arresto a Praia Grande, in Brasile, dei due latitanti sangiustesi: Nicola e Patrick Assisi, figure di spicco del narcotraffico internazionale. Da allora, è emerso un intricato sistema di legami tra le cosche della ’ndrangheta e le organizzazioni criminali brasiliane. Un ruolo chiave è stato attribuito anche a Vincenzo Pasquino, arrestato a João Pessoa nel 2021, che aveva consolidato rapporti con gruppi criminali locali per gestire un sistema di riciclaggio basato su imprese di facciata.
