Pavia, fuori dall’ospedale San Matteo un flash mob per Gaza
Pavia. Dal 7 ottobre 2023, quando l’attacco del gruppo terroristico palestinese Hamas scatenò la reazione di Israele, sono 1677 le operatrici e gli operatori sanitari uccisi dall’esercito israeliano durante le operazioni militari nella Striscia di Gaza. Il nome di ognuna delle vittime verrà ricordato nei flash mob organizzati per questa sera in 225 ospedali italiani. Dalle 21 i membri del personale sanitario che hanno aderito si riuniranno fuori dalle loro sedi ospedaliere. Prima verrà letto un messaggio, lo stesso in tutto il Paese, con i motivi che hanno portato alla mobilitazione. Poi si accenderanno lampade, torce, candele e qualunque altra fonte di luce. A questo punto in ogni manifestazione verranno letti alcuni nomi dei sanitari uccisi a Gaza. Sarà una lettura “a staffetta”, quindi in ogni regione ne verranno menzionati circa cento. «Li porteremo con noi, come parte viva della nostra coscienza collettiva e motivo del nostro impegno per una pace giusta in Palestina», si legge nel comunicato degli organizzatori dei flash mob.
Una «Flotilla di terra»
L’iniziativa “Luci sulla Palestina: 100 ospedali per Gaza” è partita dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza. Coinvolgerà sanitari da tutte le regioni d’Italia. A Pavia si è incaricata dell’organizzazione Alessandra Martignoni, medica in pensione e volontaria all’Ambulatorio stranieri dell’ospedale San Matteo. «Ci consideriamo come una piccola Flotilla di terra – dice Martignoni, riferendosi al gruppo di imbarcazioni che in questi giorni sta cercando di portare aiuti umanitari a Gaza –. Quella di stasera è una manifestazione pacifica e indipendente da ogni dinamica di partito o sindacale. La partecipazione è personale, anche perché sono convinta che un medico non possa che stare dalla parte della pace».
L’appuntamento è in piazzale Golgi, proprio fuori dall’ingresso principale del San Matteo. «Il punto non è intralciare il lavoro all’interno dell’ospedale, ma far sentire la vicinanza ai colleghi impegnati sul campo e a tutto il popolo palestinese». Sono più di 20mila i sanitari italiani ad aver aderito all’iniziativa e quasi 5mila in Lombardia. «Il personale sanitario si iscrive, ma chi vuole può unirsi e magari partecipare con un discorso o portare una bandiera della pace o della Palestina. È una manifestazione aperta a tutti» conclude l’organizzatrice.
Le motivazioni
Nel discorso che stasera verrà letto in tutte le manifestazioni d’Italia sono spiegate le motivazioni che hanno portato ai flash mob. «Siamo dove è giusto essere in questo momento tragico della storia, uniti da un filo che attraversa il dolore e la distanza, per chiedere che si fermi il genocidio del popolo palestinese – si legge –. Difendere la salute significa difendere l’umanità. Il nostro dovere è “prendere parte”: la nostra parte è quella della cura, del diritto alla vita e della difesa dell’umanità».
Poi un appello diretto alle istituzioni. «Chiediamo al Governo e alle nostre aziende sanitarie di agire per fermare il genocidio in corso e per rompere la complicità con le azioni del governo e dell'esercito israeliani». —
