L’università accoglie un ricercatore in fuga da Gaza
Pavia. Arriva da Gaza, fa il ricercatore e da oggi eserciterà all’Università di Pavia. È l’identikit del giovane palestinese che l’ateneo ha accolto nell’ambito del progetto Iupals – Italian universities for palestinian students (Università italiane per gli studenti palestinesi). Sbarca in città grazie a una borsa di studio della Cicops (Commissione internazionale per la cooperazione allo sviluppo) e svolgerà la sua ricerca nel dipartimento di Scienze economiche e aziendali.
Attraverso il programma Iupals sono state messe a disposizione 152 borse di studio offerte da 35 atenei italiani.
Collaborazione
Il percorso per portare il ragazzo in Italia non è stato semplice. L’ex sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, oggi deputato alla Camera, ha seguito in prima persona la vicenda. «L’iniziativa è partita dall’Università, che ha segnalato questo ricercatore in cerca di aiuto – racconta Cattaneo –. Da quel momento il sentimento comune che ha guidato tutti gli attori coinvolti è stata la volontà di tirarlo fuori dal contesto in cui si trovava. Ci sono volute settimane di dialogo e confronto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta ed è una bella storia di collaborazione istituzionale che va oltre i colori politici».
Per raggiungere il risultato, ha giocato un ruolo chiave il rapporto di Cattaneo con il ministro degli esteri Antonio Tajani e la ministra dell’Università Anna Maria Bernini. «La funzionalità dell’Unità di crisi della Farnesina ha permesso tutto questo. Nelle operazioni pianificate per far venire in Italia i cittadini palestinesi era prevista una prima fase dedicata a bambini e persone malate. Noi siamo riusciti a portare a Pavia il ricercatore nella seconda fase, la prima disponibile. Questa è stata una grande vittoria, ottenuta lavorando in coordinazione insieme all’Università, all’assessore del Comune di Pavia Francesco Brendolise e al Ministero degli Esteri».
Coinvolgimento emotivo
La storia del giovane in arrivo da Gaza ha coinvolto anche emotivamente chi se n’è occupato. «È un ragazzo giovanissimo, ha poco più di 30 anni, però ha già una famiglia e quattro figli. Io sono stato in contatto diretto con lui, ho visto dei video dei suoi bambini in cui ci chiedevano di aiutarli. Anche per questo la vicenda mi ha toccato molto e non vedo l’ora di incontrare il ragazzo di persona – prosegue Cattaneo – Il lavoro però non finisce qui. Avremmo voluto portare in Italia anche la sua famiglia fin da subito, ma non ci è stato consentito. Ora quindi puntiamo a farli ricongiungere il prima possibile. Inoltre il ragazzo al momento ha un permesso di soggiorno da studente, speriamo di riuscire a fargli ottenere quello di protezione internazionale quanto prima».
Per il deputato si tratta di un passo in avanti anche in vista del futuro del popolo palestinese. «Abbiamo messo al centro la volontà di aiutare persone che si trovano in difficoltà. In questo caso parliamo anche di un ragazzo che ha studiato tanto e quindi in futuro potrà giocare un ruolo nella ricostruzione politica e sociale del suo Paese d’origine».
