Fanghi, assolto Falbo che torna a fare il sindaco «Fine di un incubo»
Barbianello. «Finalmente mi è stata restituita la dignità, è la fine di incubo». Giorgio Falbo, 74 anni, sindaco di Barbianello per mandati e rieletto a giugno 2024, accoglie con sollievo la sentenza pronunciata ieri dalla Corte d’appello di Milano. Dopo oltre tre ore di camera di consiglio, i giudici della seconda sezione collegiale hanno ribaltato la condanna inflitta in primo grado dal tribunale di Pavia, assolvendo il primo cittadino perché «il fatto non sussiste».
la sentenza
Una decisione che segna la fine di una vicenda giudiziaria iniziata nel dicembre 2021, quando Falbo era stato sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sullo spandimento dei fanghi della ditta Var di Belgioioso. Il sindaco era rimasto l’unico imputato dopo che per altri sei indagati le accuse erano cadute già in fase preliminare. In primo grado, a Pavia esattamente un anno fa, era stato assolto dall’accusa di inquinamento, mentre la contestazione di concussione era stata riqualificata nel reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, portando a una condanna a 2 anni e 8 mesi. Condanna che aveva fatto scattare, in base alla legge Severino, la sospensione temporanea da sindaco.
Ieri però la svolta. La Corte ha accolto le tesi difensive degli avvocati Maurizio Sorisi e Luigi Fornari, che in aula hanno contestato punto per punto l’impianto accusatorio. «Le indagini – hanno spiegato – erano viziate da lacune: moltissime intercettazioni, ma nessuna prova concreta. Alla fine, nulla ha dimostrato la responsabilità di Falbo, che era stato ai domiciliari per sei mesi».
falbo torna sindaco
Falbo, che lo scorso giugno era stato rieletto per la sesta volta – unico candidato in corsa – non ha mai smesso di dichiararsi innocente. «Mi sono ricandidato perché sapevo di non aver fatto nulla di male. Questa sentenza lo conferma e mi permette di tornare regolarmente a svolgere il mio ruolo di sindaco».
Il nodo centrale riguardava una telefonata nella quale, secondo l’accusa, Falbo avrebbe esercitato pressioni su un agente di polizia locale affinché non effettuasse un sopralluogo su terreni a Mezzanino, comune convenzionato con Barbianello: una tesi sempre negata da Falbo. Per i giudici d’appello, però, non vi è stata alcuna condotta penalmente rilevante. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado, ma la Corte ha ribaltato l’esito di primo grado.
