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Октябрь
2025

Carnevale Ivrea, otto secoli di storia Primi documenti nel 1246 e 1325

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IVREA. Otto secoli di storia. Il Carnevale di Ivrea come lo conosciamo oggi è frutto di una evoluzione lungo i secoli. Le prime testimonianze scritte portano al 1246 e al 1325. È stato rintracciato il nome di un Abbà-Generale che, nel 1761, era impegnato a organizzare il Carnevale dell’anno successivo. Sono alcuni dei dettagli che si possono leggere nella relazione firmata da Gabriella Gianotti, Franco Quaccia e Danilo Zaia sulle origini della manifestazione. A incaricare gli studiosi è stata la Fondazione guidata da Alberto Alma, anche su sollecitazione del consiglio comunale, per arrivare a una definizione più compiuta della storia del Carnevale di Ivrea. Gli stessi esperti sottolineano che la relazione consegnata a Fondazione non è un punto di arrivo, né di partenza: «È parte di un processo lungo e, per certi versi, infinito: più si studia, più si scoprono elementi nuovi. Questo lavoro è un ulteriore tassello che si aggiunge a un mosaico ampio e ancora incompleto, di cui non conosciamo con esattezza i confini. La ricerca è un percorso in divenire e continueremo a percorrerlo, per dovere professionale e per passione personale, certi che altri elementi emergeranno negli anni a venire. Con l’auspicio che in futuro anche altri appassionati si dedichino a questo tipo di studi, contribuendo ad ampliare le conoscenza e a tramandare ai posteri la storia in divenire delle origini del Carnevale di Ivrea».

Il documento più antico è quello del 6 dicembre 1246, conservato all’archivio diocesano di Ivrea: è un contratto fra un arroncatore (dissodatore) e il vescovo di Ivrea dove il lavoro sul terreno deve essere compiuto prima “ad carnis leuamen proximun” (al prossimo Carnevale). L’altro documento (depositato nello studio del notaio Cignetti) è il Libro dei verbali delle Zappate per lo scavo delle fosse per erigere gli ex karli sui cinque rioni d’Ivrea e si legge, nella prima pagina, “Libro cominciato l’anno 1839 a seguito dei precedenti libri già dal 1325”. E tra le curiosità, non si può non citare il documento del 1433, depositato all’Archivio comunale di Ivrea e raccolto nei libri degli Statuti del Comune di Ivrea dal professor Gian Savino Pene Vidari nel 1969, dove si legge come la Credenza del Comune di Ivrea intervenne per limitare i problemi di ordine pubblico che i giovani eporediesi creavano nelle mascherate in città nei giorni di San Nicola e Sant’Ambrogio. E nel 1494, un maestro di nome Macaneo impose al Comune di Ivrea “di vietare agli scolari di andare in maschera” perché il principale obiettivo degli scherni di Carnevale erano gli insegnanti. Per iniziare a vedere la festa come svago e divertimento, bisogna arrivare al sedicesimo secolo. Consultando il catalogo dei santi della Chiesa cattolica nel 1584, c’è testimonianza della festa di Carnevale quasi ogni anno dal 1591, 1592, 1593, 1600 e così via. Un resoconto dettagliato delle feste nel periodo di Carnevale negli anni 1641 e 1642 è su Feste popolari fatte in Ivrea nel Carnevale dell’anno 1642. E l’Abbà-Generale Giovanni Michele Scala, impegnato nell’organizzazione del Carnevale nel 1761, fa comprendere che già nel periodo antecedente il 1808 (primo verbale), la festa era già consolidata. Una precisazione, gli storici, la fanno anche sulla Mugnaia. «Bisogna ritornare agli statuti del 1433 – scrivono – , dove viene fatto cenno al Calendimaggio e ai suoi riti che nel corso dei secoli sono confluiti nelle Regine di Maggio, trasformatesi nel 1858, complici le guerre di indipendenza italiane, nella Regina del Carnevale di Ivrea, la Mugnaia». Il tema del contrasto, infine, è comune in moltissimi carnevali: e Ivrea «riprendendo un uso della festa che si diffuse nelle città e nelle corti rinascimentali, ha riportato al suo interno lo scontro rituale trasformandolo in un atto di dichiarata libertà».















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