Ex Ilva, la protesta a oltranza degli operai: “Urso vuole chiudere la siderurgia in Italia, inaccettabile”
“Non ce ne andiamo di qui finché non si apre un tavolo su Genova. Lo deve convocare chi governa il Paese, la città e la regione. Qui si perdono mille posti di lavoro, credo sia una ragione sufficiente”. Così Armando Palombo, delegato Fiom e portavoce dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova, spiega il blocco stradale con il quale i laboratori di Acciaierie d’Italia, da questa mattina, hanno bloccato la viabilità all’altezza di Cornigliano. Dopo l’assemblea, i lavoratori in sciopero hanno portato in strada i mezzi pesanti dell’acciaieria e hanno deciso un presidio a oltranza. Nel frattempo lo stabilimento è occupato e lo stesso sta avvenendo a Novi ligure.
I lavoratori del polo genovese hanno montato un gazebo e una tenda, nonostante le temperature in calo e il maltempo in arrivo: “Ci prepariamo a dormire qui”. Il presidio, all’incrocio tra via Siffredi, la strada Guido Rossa e via Cornigliano, è destinato a restare finché non arriverà quella convocazione che oggi nessuno ha ancora annunciato. “Non staremo a vedere Taranto che affonda e si porta dietro una fabbrica ancora in grado di produrre – ha spiegato Palombo a ilFattoQuotidiano.it – se solo ci fosse volontà politica e imprenditoriale di farlo“. Il nodo resta il “piano Urso” per l’ex Ilva, che secondo sindacati e lavoratori mette a rischio mille posti di lavoro a Genova e segna un passo verso l’uscita dell’Italia dall’acciaio. “Non si tratta solo di salvaguardare i nostri posti di lavoro – spiega a ilFattoQuotidiano.it Adriano Garofalo, operaio e delegato sindacale di Acciaierie d’Italia – si tratta di chiudere con l’acciaio e la siderurgia in Italia: è una scelta miope e non solo per Genova”. Il capoluogo ligure, da anni in crisi occupazionale e demografica, vede nel polo di Cornigliano uno dei pochi presidi industriali rimasti.
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