Cava San Bernardo, autorizzato il rinnovo della concessione
Ivrea
Alla fine Città metropolitana ha autorizzato il rinnovo della concessione della cava di ghiaia e sabbia prevista in località Fornaci, a San Bernardo, nonostante il no politico della città intesa come amministrazione comunale, consiglio comunale e comitato dei cittadini. Per i prossimi dieci anni Cogeis ha titolo, se lo ritiene, di dare il via alla coltivazione sulla base della richiesta di materiale inerte, trainata dal mercato delle grandi opere, settore in cui si muove la società dei Bertino con base a Quincinetto. Il 10 novembre gli uffici metropolitani ne hanno infatti approvato la richiesta di rinnovo, giunta all’indomani della scadenza dalla prima concessione rilasciata nel 2014. L’azienda ha fatto sapere che almeno per buona parte del 2026 non opererà. Vero è che, tra questo che è un via libera tecnico e l’avvio della cava, ci sono in mezzo i paletti esistenti relativi principalmente alla viabilità e ai limiti acustici, gli stessi che il nuovo piano della mobilità andrà a rendere ancora più stringenti proprio a San Bernardo (la viabilità critica di via Torino, tra auto troppo veloci e pedoni e bici a rischio, è problema che il piano punta a risolvere).
«Lì la cava non può andarci – continua a sostenere il sindaco Matteo Chiantore – manca fisicamente lo spazio sufficiente alla strada, da un lato c’è una casa dall’altro una cabina Enel, più avanti un fondo privato e un altro fondo di Icas. La strada non è idonea al transito di mezzi pesanti. Poi ci sono i livelli di inquinamento acustico che andremo a esaminare. E non acconsentiremo a nessuna deroga: non ci sono le ragioni tecniche e ambientali perché quell’opera abbia inizio. Né ora né mai». Chiantore torna a sottolineare le ragioni del no alla cava che hanno unito l’intero consiglio comunale nell’ordine del giorno votato all’unanimità nella seduta di fine maggio, che della cava aveva detto essere «non strategica e gravemente impattante».
Un ordine del giorno che faceva proprie le motivazioni dei No cava, in prima linea da più di dieci anni su questa battaglia e ora determinati più che mai a ricevere esplicite garanzie di impegno da parte del Comune. Sulla scia dell’ordine del giorno l’estate scorsa il consigliere metropolitano Alessandro Sicchiero si era detto politicamente dalla parte dei cittadini di Ivrea, spiegando come il parere tecnico in capo agli uffici fosse in verità un’altra cosa. Tecnico, appunto. In questi mesi Città metropolitana ha incontrato sia l’amministrazione comunale sia i residenti. Ma probabilmente l’iter che ha poi portato al rinnovo è viaggiato su un binario di autotutela rispetto ad eventuali ricorsi. Sta di fatto che ieri dagli uffici di Città metropolitana la spiegazione è stata questa: «Abbiamo applicato la normativa regionale, sollecitando da tutti i soggetti potenzialmente interessati un parere sulle integrazioni alla documentazione presentate, su nostra richiesta, dalla Cogeis. Non essendo pervenute osservazioni, non abbiamo potuto far altro che confermare i pareri favorevoli già espressi e rinnovare il nullaosta». Di integrazioni al vecchio progetto, Cogeis ne ha dovute presentare due volte, la prima in seguito alla conferenza di servizi di marzo, la seconda dopo la conferenza di servizi del 21 luglio. Il parere di Ivrea, con atti tecnici allegati, sarebbe stato presentato a Torino in quel periodo, lo stesso Comitato aveva provveduto in autonomia il 18 luglio. Così Chiantore: «Noi abbiamo evidenziato le criticità ma ribadisco: ci voleva un’interpretazione in chiave evolutiva che richiedeva di entrare in un campo di discrezionalità che gli uffici non hanno ritenuto di sostenere». In quel di San Bernardo, gli abitanti si dicono sconcertati. A Città metropolitana attribuiscono «un atto arrogante che non solo calpesta la qualità della vita dei residenti, ma svilisce la politica cittadina nel suo ruolo più alto. Non è stata tenuta in minima considerazione la volontà del consiglio comunale di Ivrea», dimostrando «come un organo tecnico e burocratico, quale si conferma Città metropolitana, possa agire ignorando completamente il parere dei cittadini». E ce n’è pure per il Comune. In primo luogo, «per la mancata e tempestiva comunicazione del provvedimento di concessione di Città metropolitana datato 10 novembre». In secondo luogo, «ci rammarichiamo per i ritardi e le retromarce tardive con cui la politica locale ha preso in carico una situazione che si trascina dal 2008. Per anni questo progetto fantasma è rimasto in un cassetto, permettendo alla burocrazia di trattarlo oggi come una mera formalità, nonostante il quartiere sia radicalmente cambiato». Altro che piano della mobilità sostenibile, rincarano dal Comitato: «L’approvazione del rinnovo, con decine di camion al giorno su strade inadatte quali via delle Fornaci e soprattutto via Torino, rappresenta la pietra tombale al progetto di nuova viabilità e pista ciclabile volto a rendere il quartiere parte integrante del Comune di Ivrea, e vanifica ogni sforzo per una zona più sicura per le scuole e i suoi abitanti». Da qui la richiesta di un immediato incontro aperto alla cittadinanza e il supporto del Comune alle azioni legali che il Comitato e i cittadini andranno eventualmente a intraprendere.
