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Декабрь
2025

Servono altri esami per capire come è morta la piccola Lucia

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Quincinetto

Saranno necessari ulteriori accertamenti per stabilire se la piccola Lucia Tonino, morta sabato 6 dicembre in un tragico incidente stradale sull’autostrada A5, sia deceduta a causa dell’impatto di atterraggio del suo ovetto, catapultato fuori dall’auto con l’asfalto, o di un successivo schiacciamento da parte di un veicolo che sopraggiungeva.

Il suo corpicino sarà sottoposto a un esame istologico e la speranza è che possa servire a stabilire il momento del decesso.

Intanto ancora non è stato individuato il terzo automobilista, quello dell’auto che è sopraggiunta e ha schiacciato la bimba in mezzo alla strada e che potrebbe non essersi reso conto di quanto stava accadendo.

Aveva capito di aver causato incidente, invece, il 40enne di Busano alla guida del furgone, che è indagato per omissione di soccorso e assistito dall’avvocato Paolo Gramaglia.

Nella seconda versione fornita agli inquirenti in dichiarazioni spontanee, dopo aver raccontato la storia dell’investimento del cinghiale, l’uomo ha sostenuto di essersi trovato di fronte l’auto della mamma di Lucia, che avrebbe scartato leggermente per evitare un’auto che entrava nell’area di sosta appunto e a quel punto sarebbe stata urtata del furgone.

Da lì si è innescata la carambola all’interno dell’area di sosta, che ha portato l’auto a finire la sua corsa contro una siepe. L’ovetto, a quel punto, è volato sulla strada.

La madre chiedeva di Lucia ai testimoni accorsi subito per aiutarla. Nel frattempo il 40enne sul furgone visionava i suoi danni e, in seguito, ripartiva. I testimoni e la mamma di Lucia si accorgeranno solo quando ormai sarà troppo tardi che la bimba era finita sulla carreggiata dell’autostrada. Schiacciata, dunque, anche da un terzo veicolo. Una serie di fatalità sconcertanti, il lavoro del pm Mattia Cravero, però, sarà di stabilire se in questa catena alcune omissioni possano avere una rilevanza penale.

Il 40enne di Busano lavora per una ditta canavesana e non fa il fattorino. Il furgone è di proprietà dell’azienda che da subito si è mostrata collaborativa con la procura di Ivrea e ha aiutato a individuare la persona. Al proprietario l’uomo aveva detto di aver preso un cinghiale, stessa versione riferita in un primo tempo ai magistrati.

Sull’auto, però, non comparivano segni di pelo d’animale, né di sangue. Circostanza che ha insospettito non poco gli inquirenti, che hanno fatto notare, poi, che i tracciati gps indicavano una sosta proprio nel punto dove i testimoni collocavano il 40enne.

Così l’uomo ha cambiato versione, spiegando di aver avuto paura per l’incidente, ma al contempo di non essersi accorto che fosse successo qualcosa alla neonata. Allora è ripartito, in seguito è sopraggiunta la vettura.

Capire se la piccola Lucia era già morta o meno in quel frangente farà la differenza dal punto di vista delle indagini e dell’individuazione delle responsabilità da parte della procura.















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