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Декабрь
2025

Ex Centro congressi della Serra, il Comune è ufficialmente proprietario

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Ivrea

Dopo otto anni e otto aste andate deserte, il Comune ha ufficialmente acquisito la proprietà dell’ex Centro congressi della Serra, completando l'atto di vendita seguito all’aggiudicazione provvisoria dello scorso mese di luglio e ricevendo le chiavi della struttura. L'operazione è stata finalizzata per la cifra di 70.000 euro (alla prima asta del 2017 gli spazi erano in vendita per 425mila euro), con un leggero scarto dovuto all'inclusione di un posto auto.

un simbolo

Un nuovo inizio, stante la situazione di degrado in cui in tutti questi anni è piombata la costruzione nota come "Unità residenziale Est" a forma di macchina per scrivere che si staglia in corso Botta, tra atti vandalici, incuria, locali chiusi e infiltrazioni d’acqua che ne hanno mandato in malora il tetto.

Il complesso, tra i più rappresentativi di Ivrea sebbene non rientri nel perimetro tutelato del patrimonio Unesco (non era stato inserito nel dossier all’epoca della candidatura), venne progettato da Igino Cappai e Pietro Mainardis tra il 1968 e 1971 su commissione della Olivetti, con funzione di centro residenziale, albergo, piscina, cinema, sala congressi, sale espositive, ristorante. È considerato l’ultimo edificio dell’utopia olivettiana, il primo nato senza lo stimolo di Adriano, morto nel 1960. Ed è uno dei luoghi più fotografati dai turisti che però non possono non notarne lo stato di abbandono e la triste decadenza, in pieno centro. Per questo l’atto di vendita, se finalizzato in un recupero, rappresenta un nuovo capitolo che si apre.

il punto sul posto

Nei prossimi giorni giunta, tecnici e addetti alle manutenzioni faranno un primo sopralluogo per valutare le opere urgenti dell’ex Centro congressi di cui il Comune ha acquisito la piena disponibilità.

L’obiettivo iniziale, dice il sindaco Matteo Chiantore, «è una pulizia generale che renda la struttura agibile anche solo per visite, e ripristinare la scritta esterna», un po’ come a segnalare «un nuovo inizio». Successivamente, verrà affidata una progettazione, per la quale il Comune pensa di mettere a budget tra i 120.000 e i 130.000 euro, progettazione tesa a definirne il futuro utilizzo, mantenendo lo spirito originario ma adattandolo alle esigenze attuali. «L’idea di fondo è di conservare uno spazio per congressi, eventualmente rivisto, e uno per eventi, data la carenza di luoghi adeguati in città per cene e manifestazioni. Bello sarebbe creare un luogo polifunzionale utile a ospitare congressi con catering, eventi e persino attività legate al Carnevale».

il modello pubblico-privato

Un elemento chiave del progetto, nella visione di Chiantore, «sarà l'introduzione di un servizio di ristorazione, che potrebbe essere gestito da un privato per contribuire agli oneri e ai costi di gestione». Dal punto di vista della copertura finanziaria, assodato che si andrà a parlare di cifre importanti, il Comune valuterà la possibilità di richiedere contributi, partecipare a bandi o accedere a prestiti. Piace la prospettiva di una gestione in partenariato pubblico-privato, sul modello di quanto già fatto, «in ambito sportivo con i campi da tennis di via Cascinette e quanto si intende fare nell’area dell’ex Valcalcino». Il privato, provando a immaginare adesso, «si occuperebbe per ipotesi della gestione del ristorante, della sala congressi e degli spazi comuni, come la sala cupola e il foyer, che potrebbero ospitare mostre».

usi coerenti con le origini

L'intendimento dell’amministrazione comunale è quello di rendere la struttura appetibile dal punto di vista imprenditoriale, nell' ambito della cultura, dell'intrattenimento e della somministrazione, restituendole la sua funzione originaria.

Con il denaro incassato dalla vendita de La Serra, invece, il commercialista Carlo Goldoni punta alla chiusura della partita del fallimento di Effetto Serra, la società che provò, con un progetto, a far rinascere il centro congressi come una piazza coperta con libri, eventi, bar, cinema.

La società, creata ad hoc, fallì con un passivo di poco più di mezzo milione di euro. Nella sostanza, l’unico bene da mettere in vendita per recuperare risorse per pagare i creditori era la porzione di edificio.















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