Pastori preferiti dai napoletani
Pastori preferiti dai napoletani: le figure più popolari, il loro significato e perché sono famosi sul presepe napoletano, nel post a cura di Napoli Fans
Il presepe napoletano non è una semplice rappresentazione della Natività, ma un racconto corale della vita, un teatro in miniatura dove sacro e profano convivono da secoli. Tra vicoli, botteghe, taverne e scene di quotidianità, spiccano i pastori, vere e proprie icone amate dai napoletani. Alcuni sono legati alla tradizione religiosa, altri alla cultura popolare, altri ancora incarnano vizi, virtù e superstizioni.
In questo post scopriamo quali sono i pastori preferiti dai napoletani, il loro significato simbolico e perché sono diventati così famosi. Bentornati sul nostro portale!
Il presepe napoletano: molto più di una tradizione natalizia
Il presepe napoletano nasce e si sviluppa soprattutto nel XVIII secolo, durante il periodo borbonico, quando entra nelle case aristocratiche e poi in quelle popolari.
A differenza del presepe classico, quello napoletano ambienta la nascita di Gesù nella Napoli del Settecento, tra mercati, locande e scene di vita reale.
Il cuore del presepe non è solo la Sacra Famiglia, ma l’umanità che la circonda, rappresentata attraverso pastori che raccontano mestieri, caratteri e situazioni tipiche del popolo napoletano.
La Natività: il centro sacro del presepe napoletano
Nel presepe napoletano, per quanto ricco e popolato, la Natività resta il fulcro assoluto. Tutte le strade, i sentieri e gli sguardi dei pastori convergono simbolicamente verso la grotta, luogo umile ma carico di significato.
La Madonna, San Giuseppe, Gesù Bambino, l’asino e il bue non sono semplici statuine, ma figure cariche di valori spirituali profondi, che danno senso all’intera rappresentazione.
La Madonna: maternità, protezione e speranza
La Madonna è raffigurata in atteggiamento di adorazione o di dolce protezione verso il Bambino. Nel presepe napoletano incarna la maternità, la cura e la speranza.
Per i napoletani, Maria è anche simbolo di accoglienza e resilienza, qualità profondamente radicate nella cultura popolare partenopea.
San Giuseppe: il padre silenzioso e giusto
San Giuseppe è spesso rappresentato in disparte, pensieroso o in atteggiamento vigile. Simboleggia il padre silenzioso, l’uomo giusto che protegge senza clamore.
Nel presepe napoletano rappresenta la dignità del lavoro, la responsabilità e la forza della semplicità, valori molto sentiti nella tradizione familiare napoletana.
Gesù Bambino: luce, rinascita e salvezza
Al centro della scena c’è il Gesù Bambino, deposto nella mangiatoia. È il simbolo della rinascita, della speranza e della salvezza.
Nel presepe napoletano il Bambino non viene quasi mai collocato subito nella grotta, ma solo la notte del 24 dicembre, rispettando una tradizione molto sentita che rafforza l’attesa e il senso del miracolo.
L’asino e il bue: umiltà e riconoscimento del sacro
Accanto alla Sacra Famiglia compaiono sempre l’asino e il bue, figure apparentemente secondarie ma dal forte valore simbolico. Rappresentano l’umiltà, la semplicità e il riconoscimento del sacro anche da parte della natura.
Nel presepe napoletano ricordano che il miracolo viene colto prima dagli umili.
Benino, il pastore dormiente: il sogno del presepe
Tra i pastori più amati e immancabili c’è Benino, il pastore che dorme. È sempre raffigurato sdraiato, spesso sotto un albero o su una collina. Benino rappresenta il sogno, perché secondo la tradizione tutto il presepe nasce dal suo dormire. Se Benino si svegliasse, il presepe smetterebbe di esistere.
È una figura poetica e profondamente simbolica, che ricorda come la magia del Natale viva tra realtà e immaginazione.
I Re Magi: ricchezza, mistero e passaggio del tempo
I Re Magi sono tra i pastori più scenografici e apprezzati. Nel presepe napoletano non sono solo personaggi biblici, ma simboli complessi.
I loro doni – oro, incenso e mirra – rappresentano ricchezza, spiritualità e sacrificio.
I Magi simboleggiano anche le tre età dell’uomo: giovinezza, maturità e vecchiaia. Il loro viaggio richiama il cammino dell’umanità verso la salvezza.
Per i napoletani, i Magi sono sinonimo di movimento e mistero, spesso realizzati con abiti ricchissimi e dettagli raffinati.
Cicci Bacco: l’eccesso e il lato profano del Natale
Tra i pastori più curiosi e discussi c’è Cicci Bacco, raffigurato come un uomo grasso, allegro, con una botte di vino o un bicchiere in mano.
Cicci Bacco rappresenta l’eccesso, l’abbondanza e il piacere, ed è l’erede diretto delle feste pagane. Nel presepe napoletano simboleggia il mondo terreno che continua a vivere anche di fronte al sacro evento della nascita di Cristo.
È uno dei pastori più amati perché racconta senza ipocrisia l’anima popolare di Napoli.
Il pescatore: speranza e legame con il mare
Napoli è mare, e il pescatore non può mancare. Questo pastore rappresenta la speranza, il lavoro umile e il legame profondo con il mare, e anche spiritualità per quello che accadrà successivamente tra Gesù e gli apostoli (che diventeranno pescatori di anime).
Per i napoletani è una figura familiare, rassicurante, che richiama la tradizione marinara della città.
Il cacciatore: la lotta tra bene e male
Meno diffuso ma molto significativo è il cacciatore, spesso armato e in atteggiamento vigile.
Rappresenta la lotta dell’uomo contro il male, ma anche il contrasto tra istinto e morale.
È una figura di confine che contribuisce a creare equilibrio tra luce e ombra all’interno del presepe.
Le lavandaie: purificazione e rinascita
Le lavandaie, intente a lavare i panni lungo un fiume, sono tra i pastori femminili più importanti. Nel linguaggio simbolico del presepe napoletano rappresentano la purificazione, l’attesa di una rinascita e il passaggio dal vecchio al nuovo.
Non a caso sono spesso collocate vicino all’acqua, elemento di trasformazione.
L’oste e la taverna: il mondo che ignora il sacro
Uno degli scenari più iconici è quello della taverna, con l’oste e i clienti intenti a mangiare, bere e giocare. Questi pastori simboleggiano l’umanità distratta, quella che non si accorge del miracolo che sta per avvenire.
Nel presepe napoletano l’osteria è spesso posta in contrapposizione alla grotta, a sottolineare la scelta tra materialismo e spiritualità.
Pulcinella: Napoli che ride della vita
In molti presepi moderni compare anche Pulcinella, maschera simbolo di Napoli.
Pulcinella incarna l’ironia, la sopravvivenza e la capacità di ridere anche nelle difficoltà.
Non è una figura canonica, ma è amatissima perché rappresenta lo spirito autentico del popolo napoletano.
Perché questi pastori sono così famosi e amati
I pastori preferiti dai napoletani sono quelli che raccontano una storia, che permettono a chi guarda il presepe di riconoscersi. Ogni figura ha un significato preciso, ma lascia anche spazio all’interpretazione personale.
Il successo di questi personaggi dipende dal fatto che il presepe napoletano non è statico, ma è uno specchio della società, capace di evolversi nel tempo senza perdere la propria anima.
Via San Gregorio Armeno: il cuore pulsante dei pastori
Parlare di pastori napoletani significa citare San Gregorio Armeno, la strada simbolo dell’arte presepiale. Qui, ogni anno, artigiani storici e nuove generazioni creano pastori tradizionali e contemporanei.
Accanto a Benino e ai Re Magi, oggi compaiono anche personaggi dell’attualità, a dimostrazione che il presepe napoletano è una tradizione viva, in dialogo costante con il presente.
Conclusioni
I pastori preferiti dai napoletani non sono solo decorazioni natalizie, ma personaggi carichi di significato, capaci di raccontare l’identità profonda di Napoli.
Tra sacro e profano, sogno e realtà, il presepe napoletano continua a essere uno dei patrimoni culturali più affascinanti d’Italia. Ed è proprio nei dettagli, nei volti dei pastori e nelle loro storie, che Napoli si racconta, si riconosce e si rinnova ogni Natale.
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