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Декабрь
2025

Il 2025 di Davidovich Fokina: l’antieroe del circuito tra poesia e finali sfumate per un soffio

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In una stagione in cui i riflettori del circuito sembravano puntati su pochi nomi consolidati, Alejandro Davidovich Fokina ha trasformato ogni superficie in cui si è esibito in una sorta di palcoscenico personale. Il 2025 non è stato solo il suo anno migliore in termini di ranking — con il picco al numero 14 del mondo, suo career‑high raggiunto all’inizio dello scorso novembre — ma anche un affresco di emozioni, prestazioni di altissimo livello e di continue montagne russe tra gloria sfiorata e amaro rimpianto.

Davidovich Fokina è diventato così l’underdog per eccellenza: un tennista-mediano capace di sorprendere i grandi, di accendere partite con colpi spettacolari e di dominare punti che sembrano impossibili, pur restando perennemente con un pugno di mosche tra le mani quando si tratta di arrivare al dunque e di sollevare un trofeo. Nel 2025, il suo record complessivo parla di 44 vittorie e 26 sconfitte, un bilancio che riflette costanza ed efficacia su tutte le superfici, oltre a segnare una cifra significativa nella sua crescita professionale.

Un anno di finali e di drammi

La stagione dell’iberico si è consumata spesso ai confini del trionfo. Al Delray Beach Open, lo spagnolo ha raggiunto la finale giocando un tennis vivace e incisivo, trovandosi però a fronteggiare Miomir Kecmanovic in un match in cui ha avuto due match point nel terzo set senza riuscire a chiudere.

A marzo, in Messico, la storia si è ripetuta: ad Acapulco Tomas Machac ha avuto ragione di Alejandro con un doppio 7‑6(6) 6‑2, in una finale in cui il ceco ha capitalizzato la sua potenza al servizio e la freddezza nelle fasi salienti del match.

Queste due finali, sebbene molto diverse tra loro, raccontano la stessa paradossale narrativa: un giocatore con talento e visione, spesso padrone nelle fasi centrali degli appuntamenti importanti, ma poco concreto nei match decisivi.

Chi segue il circuito può leggere in questa ciclicità non solo la spasmodica ricerca di un’affermazione — che ancora manca a Davidovich Fokina nella sua carriera ATP — ma la testimonianza di una sfida psicologica e sportiva che va ben oltre il risultato numerico. Non solo.

Le delusioni che bruciano ancora: Washington e Basilea

L’ultima stagione del classe 1999 non può essere raccontata senza soffermarsi su due momenti chiave in cui la gloria gli è sfuggita davvero per un soffio. Soprattutto a Washington. Dove in luglio lo spagnolo si è trovato di fronte il forte tennista australiano Alex de Minaur in una finale drammatica. Alejandro è arrivato a un passo dal titolo, ma il rivale ha saputo reagire con freddezza e determinazione, risalendo da situazioni complicate e conquistando la vittoria al tie-break decisivo del terzo set. Una sconfitta amara, amarissima, ma vissuta con la consapevolezza di aver disputato una partita di altissimo livello contro uno dei migliori del circuito.

Pochi mesi più tardi, in quel di Basilea, e sempre in finale, Davidovich Fokina ha affrontato Joao Fonseca. Il giovane talento brasiliano ha giocato con precisione e coraggio, imponendosi 6‑3 6‑4 e negando allo spagnolo la possibilità di alzare il primo trofeo ATP della carriera. Questa finale ha aggiunto un ulteriore capitolo alla narrativa del giocatore allenato da Felix Mantilla e David Sanchez che, pur sfiorando la vittoria, ha continuato a rimboccarsi le maniche.

Il percorso di un underdog che non si arrende

Il 2025, del resto, ha visto Alejandro crescere in modo esponenziale sul piano delle prestazioni: dalle superfici dure di Delray Beach ai campi veloci di Acapulco, fino alle competizioni indoor più tecniche. La sua progressione è stata costante e frutto di un lavoro piuttosto severo con sé stesso, ma ricca di insegnamenti. Il dato che più definisce la sua stagione è proprio l’assenza di un titolo, nonostante la presenza nelle finali di cui sopra (oltre a quella di Monte Carlo 2022) e i progressi continui nel ranking, cosa che lo accomuna ad altri grandi giocatori del passato che hanno impiegato tempo per trasformare il proprio potenziale in oro tennistico.

Il tennista ventiseienne cresciuto a La Cala del Moral – a circa 10 km da Malaga – è un esempio vivido di come la potenza e la versatilità possano convivere con l’arte della competizione. E della sconfitta. Il suo talento deriva dall’abilità di costruire punti complessi, di rispondere con creatività e di rimontare da situazioni critiche. Ma l’underdog — per definizione — sa anche che la storia non si riscrive in una sola settimana, e che ogni sconfitta può essere terreno fertile per il successo futuro. Come da manuale del tennista-mediano, per l’appunto.

Un’identità che va oltre i numeri

Appassionato di tatuaggi, musica e cucina, Davidovich Fokina è un personaggio fuori dal comune nel circuito: i segni sulla pelle – ha un tatuaggio sul braccio sinistro che rappresenta lo tsunami – raccontano di una vita piena di simboli e significati personali, mentre il suo approccio al gioco riflette quella stessa intensità e autenticità che lo rendono unico. Ogni partita diventa una pagina di un racconto più grande, in cui tecnica, cuore e psicologia si intrecciano in maniera intensa e imprevedibile.

Certo, come recitava una massima del grande Rino Tommasi “Mai rovinare una bella storia con la verità”, e la storia – vera – del tennista iberico è quella di un atleta che sa sorprendere e che continua a crescere, anche quando il risultato non è quello sognato. La stagione 2025 non ha consegnato a Davidovich Fokina il primo titolo ATP — eppure è stata forse la più significativa della sua carriera proprio per questo: perché ha mostrato che la strada di chi parte dal basso non è mai piatta o in discesa, ma fatta di curve, salite difficili ed eventualmente, solo eventualmente, panorami mozzafiato.

Tra rimpianti e speranze: il futuro di Alejandro

Guardando avanti, il percorso di Davidovich somiglia sempre più a una promessa in sospeso. A una lettera, stropicciata ma sentita, spedita con estrema devozione agli dei del tennis. Quello dello spagnolo non è mai stato un percorso lineare, ma la traiettoria di un giocatore che ha imparato a competere con i migliori, a stringere i denti nei momenti più duri e a presentarsi ai nastri di partenza della prossima stagione, ancora una volta, con la consapevolezza di poter vincere.

Per chi scrive, il 2025, con tutte le sue ombre e le sue luci, non ha sancito la fine di una lunga rincorsa per il numero 14 del mondo, bensì un nuovo inizio — quello di un tennista vero, pronto a trasformare ogni rimpianto in un punto di (ri)partenza, ogni finale persa in forza rinnovata. E semmai dovesse arrivare un trofeo, sarà la celebrazione della resistenza, della perseveranza e della poesia del suo tennis. Sì, perché a volte sono poeti pure i tennisti-mediani.















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