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Декабрь
2025

Perchè Stasi era in tribunale a Pavia? Quello che sappiamo

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Pavia. Se fosse calcolato non lo sapremo mai, ma ieri mattina Alberto Stasi è apparso fuori dal tribunale di Pavia con tempismo perfetto. I giornalisti erano accalcati per intervistare Francesco Compagna (legale di Marco Poggi) e lui stava quasi per passare inosservato. Quasi, appunto, perché è bastato l’urlo di qualcuno a richiamare tutti gli altri. I venti metri che lo separavano dall’ingresso li ha percorsi scortato da decine di telecamere puntate in volto e microfoni che provavano a strappargli una parola. Come si esce da una situazione simile? Concedendo un sorriso e restando in silenzio. Per ottenere il permesso di essere presente, hanno spiegato i suoi legali, gli era stato vietato di rilasciare dichiarazioni.

Il permesso

Stasi, nel 2007 fidanzato di Chiara Poggi, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio della ragazza. Dovrebbe finire di scontare la sua pena nel 2030, ma con la buona condotta potrebbe ricevere uno sconto pari a 45 giorni ogni sei mesi. Dal 2023 esce ogni giorno dal carcere di Bollate per lavorare e dall’aprile di quest’anno gli è stata concessa la semilibertà. Il tribunale di Sorveglianza nel giustificare la concessione aveva spiegato che «ha sempre manifestato empatia e sofferenza verso la parte offesa».

Dallo stesso tribunale è arrivato anche il permesso per essere presente ieri a Pavia per l’udienza conclusiva dell’incidente probatorio. La calca al suo arrivo si è replicata ancor più caotica alla sua uscita. «È qui perché è parte interessata e ci teneva, dato che si tratta di un momento fondamentale – hanno detto i suoi avvocati Alberto De Rensis e Giada Bocellari –. Non può fare dichiarazioni e non sarebbe neanche opportuno farle, ma noi parliamo di questo Dna da undici anni: non voleva mancare».

L’esclusione genetica

Circondata dai giornalisti, a cui chiedeva invano di lasciare che Stasi potesse allontanarsi, Bocellari ha anche commentato l’esito dell’udienza. «Abbiamo fatte le nostre domande alla dottoressa Denise Albani (genetista che ha depositato la perizia genetica, ndr). Sapevamo già che su due unghie delle due mani diverse ci fosse un Dna misto, parziale perché non è un profilo completo e compromesso, ma usciamo con l’esclusione certa di Alberto Stasi dalle corrispondenze con le tracce genetiche».

Prima di andarsene, un rapido accenno ad Andrea Sempio: «Che non possa finire a processo per il solo Dna non serve neanche ripeterlo». Poi si allontana insieme al suo assistito e al collega De Rensis. Qualche metro sempre pedinati da giornalisti, alcuni dei quali finiscono per appostarsi fuori dal bar dove i tre entrano per pranzare.

Le reazioni delle altre parti

Anche gli avvocati delle altre parti coinvolte sono rimasti sorpresi dalla presenza di Alberto Stasi. «Confesso che non me lo aspettavo – ha detto Liborio Cataliotti, uno dei legali di Andrea Sempio. – Però non mi sono opposto, perché si è trattato della presenza passiva di una persona interessata a quanto sarebbe stato discusso. Non mi sembrava quindi ci fossero controindicazioni».

Per uno Stasi in aula c’era un Sempio assente. «Non sarebbe stato interrogato, così come non lo è stato Stasi, e non avrebbe avuto diritto di parola, così come non l`ha avuta Stasi – ha risposto Cataliotti a chi gli ha chiesto il motivo dell’assenza –. Era un’udienza tecnico-scientifica. Per me e l’avvocata Angela Taccia è stato prezioso che ci fossero i nostri periti, mentre ritenevamo inutile la presenza del nostro assistito. Sarebbe servito solo a esporlo alle telecamere».

Ha avuto più da ridire Domenico Aiello, legale dell’ex magistrato Mario Venditti che è indagato dalla Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari in merito all’archiviazione di Sempio nel 2017. «Non mi risulta che esista la figura della parte processuale “terzo interessato” – ha commentato l’avvocato –. Sarei curioso di capire se Stasi sia soddisfatto e in quale veste sarà registrato al verbale di udienza, se spettatore abusivo, talent scout oppure osservatore interessato».

Per Aiello è stata «una grave violazione del Codice di procedura penale». Anche per Francesco Compagna, legale del fratello di Chiara Poggi, Marco, Stasi non doveva esserci poiché «non è persona offesa né indagata». Lo ha detto in apertura di udienza chiedendo alla gip Daniela Garlaschelli di escluderlo, ma la giudice ha respinto spiegando che il condannato era stato ammesso in quanto persona interessata.















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