Bruciate nel traffico trenta ore l’anno, e in coda si va a passo d’uomo
Pavia. Trenta ore l’anno, cioè più di un giorno bruciato nel traffico dell’ora di punta tra auto incolonnate che avanzano al passo, frizioni tirate e motori che girano al minimo: uno scenario analogo a quello registrato in città del Sud come Andria, L’Aquila o Trapani. Questi i risultati del nuovo dossier di Inrix, società specializzata in analisi della mobilità urbana che ogni anno stila un dossier delle 900 città più congestionate del mondo. Nell’edizione 2025 Pavia è il 45esimo Comune più congestionato d’Italia, 402esima al mondo, e nonostante la contrapposizione politica sull’ipotesi di introdurre il limite generale di velocità a 30 chilometri orari, i dati raccontano che all’ora di punta si viaggia anche più lenti: la media è di 25 chilometri all’ora nell’ultimo miglio che serve per raggiungere la propria destinazione, di solito il più congestionato. Segno – forse – di una viabilità che potrebbe essere meglio gestita, più che di un’accresciuta attenzione alla moderazione della velocità per scongiurare incidenti.
A passo di lumaca
Inrix utilizza diversi dati di traffico per analizzare le principali rotte di pendolarismo, la velocità media degli spostamenti all’ora di punta e il “peso” della congestione in rapporto con la grandezza della città presa in esame. Rispetto al precedente rapporto, gli indicatori di Pavia sono leggermente migliorati, perché nel 2024 le ore bruciate nel traffico delle ore più “calde” erano 32, cioè quasi una settimana lavorativa media trascorsa al volante nel corso di un anno. Ma c’è ancora da fare per abbattere un costo sociale con ripercussioni sullo stress, sull’ottimizzazione del tempo e sull’inquinamento, perché nel traffico si brucia carburante senza andare quasi da nessuna parte. Un aggravio che si aggiunge alla difficoltà di parcheggio segnalate in certi orari del giorno.
Le rotte del pendolarismo
Fuori dalle fasi di picco, le velocità di percorrenza rilevate possono arrivare fino a circa 60 chilometri orari. Ma è nei momenti di punta che il tachimetro scende, con massime che non superano i 50 chilometri all’ora e un crollo intorno ai 25 orari nel cosiddetto “ultimo miglio”, cioè le aree urbane dove si concentrano i maggiori poli attrattori. Nel caso di Pavia si tratta degli ospedali, della stazione e delle sedi universitarie. Secondo il dossier Inrix, infatti, la zona del San Matteo e le sedi universitarie (del Cravino e del centro storico) sono le principali destinazioni di chi ogni giorno sale in auto per recarsi al lavoro.
Una quota rilevante del traffico in ingresso proviene soprattutto da due aree: la prima è il Pavese, con automobilisti in ingresso da Bereguardo, San Martino Siccomario o San Genesio. L’altra rotta più frequentata prende avvio dall’Oltrepo, con flussi di pendolari in arrivo dal vogherese e dalla zona di Stradella. A livello italiano, invece, il traffico rilevato a Pavia è paragonabile a quello di città come Trapani, Cremona o L’Aquila (tutti Comuni dove in media si perdono 31 ore l’anno). In altri centri la situazione è migliore: a Vercelli le ore bruciate sono 22, a Catanzaro si scende a 28. Ma nonostante il miglioramento degli indicatori, in Italia ci sono città più popolose che fanno meglio di Pavia. È il caso di Livorno (152mila abitanti, il doppio di Pavia) dove il costo sociale del traffico scende a 18 ore. A Trieste (198mila abitanti) capoluogo che assorbe parte dei flussi di traffico dal confine sloveno, il dato rilevato da Inrix è di circa 22 ore spese nel traffico. —
