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Декабрь
2025

Furto di calore: stai attento, non sempre ti è concesso tenere i termosifoni spenti. Cosa rischi

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Con l’aumento dei costi energetici e la crescente attenzione al risparmio, molti condomini si chiedono se sia possibile tenere i termosifoni spenti senza incorrere in problemi legali o controversie con i vicini.

Il furto di calore indica il fenomeno per cui un appartamento beneficia del calore prodotto da un altro locale adiacente, attraverso la dispersione termica delle pareti comuni.

Sebbene il termine “furto” venga utilizzato comunemente per descrivere questa situazione, è importante chiarire che non si tratta di un reato. Infatti, la legge non riconosce questa condotta come un illecito penale, poiché il calore disperso viene considerato una “cessione gratuita” di energia termica.

Furto di calore: definizione e implicazioni legali

Questo significa che un condomino che lascia spenti i propri termosifoni non può essere considerato responsabile di un vero e proprio furto, né può essere obbligato a tenere acceso il riscaldamento per evitare la dispersione di calore verso gli altri appartamenti.

Furto di calore: stai attento, non sempre ti è concesso tenere i termosifoni spenti-termometropolitico.it

Il problema principale nasce invece dal fatto che chi riscalda il proprio ambiente potrebbe dover sostenere una spesa maggiore proprio a causa della dispersione verso i locali non riscaldati.

Uno degli aspetti più dibattuti riguarda la gestione delle spese di riscaldamento nei condomini con impianto centralizzato. Spegnere i termosifoni non significa necessariamente azzerare i costi, poiché la dispersione termica fa sì che anche chi non utilizza il riscaldamento contribuisca ai consumi complessivi dell’edificio. La Corte di Cassazione ha confermato che i condomini sono tenuti a pagare anche i consumi involontari, a meno che l’assemblea condominiale non decida diversamente con una delibera.

Il decreto legislativo n. 73/2020 ha introdotto regole precise per la ripartizione delle spese di riscaldamento. In particolare, la quota fissa deve rappresentare almeno il 50% del totale e deve essere suddivisa secondo criteri equi, come i millesimi di proprietà, i metri quadri o cubi degli immobili, o la potenza degli impianti installati. Anche se il riferimento alla norma UNI 10200 è stato rimosso dal decreto, questa può ancora essere adottata su base volontaria per una ripartizione più tecnica e precisa.

L’assemblea condominiale può scegliere il metodo di ripartizione dei consumi involontari, ma non può optare per criteri forfettari, dovendo invece affidarsi a una diagnosi energetica accurata che evidenzi le reali dispersioni e consumi. Questo sistema contribuisce a garantire una maggiore trasparenza e a evitare conflitti tra vicini.

Da un punto di vista giuridico, non esiste alcun obbligo di accendere i termosifoni in condominio. Un condomino può decidere liberamente di non riscaldare la propria abitazione, ad esempio perché poco utilizzata, senza incorrere in sanzioni o pressioni da parte degli altri residenti. Tuttavia, chi tiene spento il riscaldamento beneficia comunque del calore proveniente dagli appartamenti adiacenti, con un conseguente sbilanciamento nella distribuzione dei consumi.

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