Sondaggi politici TP: no all’uso di asset russi per finanziare l’Ucraina
Sondaggi politici TP: no all’uso di asset russi per finanziare l’Ucraina
Bentornati con l’ultimo sondaggio di questo 2025 targato Termometro Politico. Come sempre vi proponiamo i principali argomenti di attualità nazionale e internazionale. Partiamo dalla proposta di usare gli asset russi per finanziare aiuti all’Ucraina per poi passare al sequestro operato dagli USA di una petroliera venezuelana. Si parlerà anche della vendita di Repubblica e La Stampa e chiuderemo con le previsioni economiche personali per l’anno prossimo (anticipiamo: non sono positive). Cominciamo.
Italiani non approvano uso di asset russi come garanzia per aiuti all’Ucraina
È stata una delle proposte più discusse, almeno a livello mediatico. E la risposta degli italiani è in gran parte negativa. Per il 30,8% “si tratterebbe di un furto, un atto senza precedenti storici, illegale, che farebbe scappare gli investitori mondiali e allungherebbe la guerra”. Per un altro 23,7%, leggermente più cauto, “confiscare gli asset, specie se privati, sarebbe un precedente pericoloso, ci espone a rischi legali, meglio trovare altri modi per aiutare l’Ucraina”. Nel complesso oltre un italiano su due si esprime negativamente sull’uso degli asset russi per aiutare l’Ucraina.
Dall’altro lato, il 22,7% è fortemente a favore dell’uso degli asset russi come garanzia per gli aiuti finanziari all’Ucraina: “Sì, è il minimo, abbiamo aspettato fin troppo, l’UE è stata anche eccessivamente timida con la Russia, visti i crimini che questa compie”. Completa il quadro il 15,9% che ritiene che “Sì, è un atto senza precedenti da ponderare bene, ma sono asset in gran parte sovrani, e le circostanze eccezionali lo rendono necessario”.
Gli USA hanno fatto bene a sequestrare una petroliera venezuelana? Il pubblico diviso
Altro tema che ha fatto molto scalpore – forse più al di fuori dei nostri confini -, riguarda il sequestro, con operazione militare, di una petroliera venezuelana da parte degli USA. Qui gli italiani sono fortemente divisi e non c’è alcuna maggioranza netta. La risposta più frequente (28,8%) è quella che valuta più negativamente l’azione degli Stati Uniti: “È stato un atto di pirateria, l’ennesima prevaricazione da parte degli USA, la comunità internazionale dovrebbe indignarsi di fronte a quanto succede”. Affianca, nella valutazione negativa, il 18,5% che sostiene che “A prescindere dalle ragioni legali, un atto del genere mi sembra imprudente, avvicina il pericolo di una guerra e fa passare Maduro per una vittima”.
Tra chi invece plaude l’iniziativa di Donald Trump è il 27,1% del campione, che sostiene che la petroliera “era stata usata per il contrabbando di petrolio iraniano e il regime venezuelano agisce nell’illegalità, gli Usa hanno fatto bene”. Infine, un altro 18,4% che considera che pur non essendo a favore delle pressioni Usa contro il Venezuela e di un’invasione “la nave era sottoposta a sanzioni dal 2022, gli estremi legali c’erano”.
In definitiva, c’è una leggera maggioranza di italiani che considera negativamente l’azione degli USA: 47,3% a 45,5%. C’è anche una buona parte del campione che non sa o non intende rispondere (7,2%).
Se Repubblica e La Stampa si vendono, non è un problema
Passiamo ora a tematiche nazionale. Il gruppo Gedi, con Repubblica e la Stampa, sta per essere venduto a un gruppo mediatico greco. Abbiamo chiesto ai nostri lettori cosa ne pensino di questa operazione e, per una buona maggioranza, non c’è alcun problema particolare. Una persona su tre (33,4%) li considera “solo affari, legittimi. Già ora Repubblica e Stampa appartengono a una multinazionale e non sono certo indipendenti e obiettivi, non cambia molto”. Un altro 22,6% che, poi, vede i due quotidiani come rappresentanti del “peggio del giornalismo. Se anche chiudessero non sarebbe certo un danno per gli italiani”. In totale, il 56% non considera questa operazione come un problema o qualcosa di negativo.
Dall’altro lato, il 24,4% afferma che “è un fatto negativo, l’ennesima decisione sbagliata di Elkann, se Repubblica e Stampa perderanno indipendenza spero nascano altre testate al loro posto”. La risposa minoritaria, data dal 15,7% è quella di chi sostiene che “sia molto pericoloso, è in gioco l’indipendenza e il lavoro dei giornalisti e la libertà di stampa. Il Governo dovrebbe occuparsene”.
L’anno che verrà non sarà positivo: la profezia sulla propria economia personale per il 2026
E chiudiamo con una domanda fatta di questi tempi, un anno fa (ovviamente con altre date): come pensa che sarà nel 2026 la sua situazione economica personale rispetto al 2025?
La gran maggioranza considera che sarà analoga (49,5%). Metà campione si può considerare quindi “stabile”. L’altra metà, però, pende fortemente dal lato della negatività, perché per il 26,4% la propria situazione economica sarà peggiore, e per un altro 6% molto peggiore. Dall’altro lato, il 13% crede che andrà meglio e appena il 2,2% che andrà molto meglio. Insomma: l’anno che verrà non lascia presagire nulla di buono.
Nota: anche se rapportato allo scorso anno, si nota come ci sia un progressivo aumento della sfiducia nel futuro. L’anno scorso, quasi il 20% credeva in un cambiamento positivo.
Sondaggi elettorali TP, intenzioni di voto 19 dicembre 2025 e fiducia in Giorgia Meloni. FdI in forte ripresa
E chiudiamo con le intenzioni di voto e la fiducia nella premier. Rispetto alla scorsa settimana si segnala il rimbalzo positivo di FdI, che torna al 30,4%, in risalita di ben 4 decimi. Il PD è al 22,1%, stabile, mentre il M5S cala al 12% tondo e perde due decimi. Non finisce il testa a testa tra Lega e Forza Italia, distanti appena di un decimo (8,7 a 8,6). AVS cala leggermente (-0,1%) e si ferma al 6,5%. Infine, Azione torna a cadere proprio sulla soglia di sbarramento: 3%, in flessione di un decimo.
Chiudiamo con la fiducia nella premier, che finisce questo 2025 con un livello di gradimento poco al di sopra della soglia del 40%.
Nota metodologica: sondaggio realizzato con metodo CAWI, 2.600 interviste raccolte tra il 16 e 18 dicembre 2025.
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