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Декабрь
2025

Manovra, la Lega sconfessa se stessa: abolito l’anticipo di pensione con i fondi complementari. Giorgetti: “Non interessava a nessuno”

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Salta la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipata cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare per raggiungere l’importo minimo previsto. Lo prevede il nuovo emendamento del governo alla manovra, depositato nelle scorse ore in Commissione Bilancio al Senato dal ministero dell’Economia, guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. La proposta sopprime una norma introdotta con l’ultima legge di bilancio e fortemente voluta da un altro leghista, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, con l’obiettivo di rendere più flessibile l’uscita: consentiva ai lavoratori in regime contributivo di sommare anche la rendita dei fondi complementari per poter andare in pensione di vecchiaia a 64 anni, con vent’anni di contributi. La proposta era stata presentata come un primo passo per considerare cumulabili gli importi della pensione principale con quella attivata con i fondi complementari, e aprire poi un varco per consentire anche nel futuro l’estensione ai lavoratori pre-1996. La cancellazione consente ora di ottenere un risparmio sulla spesa pensionistica crescente nel tempo: 12,6 milioni di risparmi nel prossimo anno, 36 nel 2027, 51,7 milioni nel 2028, 70 milioni nel 2029, 71,9 milioni nel 2030, 74,8 milioni nel 2031, 85,3 milioni nel 2032, 101,6 milioni nel 2033, 119,2 milioni nel 2034 e 130,8 milioni nel 2035.

Lo stop all’anticipo di pensione con i fondi complementari è dunque la “pezza” messa da Giorgetti per coprire gli interventi al risparmio sulle pensioni saltati per l’opposizione della Lega, tra cui la stangata sul riscatto della laurea e l’allungamento della finestra tra la maturazione e l’accredito dell’assegno. “La verità è che abbiamo trovato come sempre una soluzione, meglio passare per antipatico e trovare le soluzioni giuste. È una prova che la soluzione c’era e siamo a posto tutti”, festeggia il senatore Claudio Borghi, frontman della rivolta leghista e relatore della manovra, parlando con i cronisti a margine della seduta di Commissione. “In un mondo di persone che dicono sempre di sì i risultati non si portano a casa. Questa volta è toccato a me fare la parte dell’antipatico, ma penso che nessuno tra maggioranza e opposizione sarebbe stato felice di vedere persone che avevano già pagato il riscatto della laurea vederselo azzerare o persone che anche soltanto in termini prospettici futuri avrebbero dovuto rimanere per mesi senza stipendio e senza pensione”.

Nell’emendamento ci sono anche le misure per le imprese chieste da Confindustria e finora tenute fuori dal testo, in particolare lo stanziamento delle risorse per i crediti d’imposta Transizione 5.0 e Zes (Zona economica speciale); le misure sul Tfr, tra cui l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neo assunti; il contributo da 1,3 miliardi a carico delle assicurazioni, le risorse per il Piano casa, che calano da 300 a 200 milioni per il biennio 2026-2027, e lo spostamento al 2032 e 2033 degli stanziamenti relativi al Ponte sullo Stretto di Messina, dopo lo stop al progetto arrivato dalla Corte dei conti. Nello specifico, la proposta del governo conferma lo stanziamento di 1,3 miliardi per incrementare le risorse destinate al credito d’imposta Transizione 4.0, i cui fondi sono andati esauriti. Confermate anche le risorse aggiuntive, fino a 532,64 milioni di euro, per le aziende che hanno fatto domanda per il credito d’imposta per la Zes unica. Per quanto riguarda il contributo a carico delle assicurazioni, si stabilisce che entri il 16 novembre di ogni anno gli assicuratori versino a titolo di acconto una somma pari all’85% del contributo dovuto per l’anno precedente.

In mattinata il ministro Giorgetti è arrivato in Commissione a palazzo Madama, dove il testo è in discussione in prima lettura. Intercettato dai cronisti, sullo stop all’anticipo pensionistico con i fondi complementari risponde in modo franco: “Quella è una cosa introdotta l’anno scorso, dal nostro governo, che pare non interessasse a nessuno. A me dispiace ma evidentemente non è stata ritenuta strategica“, dice. E alla domanda se abbia pensato alle dimissioni in queste giornate di tensione risponde: “Ci penso tutte le mattine, sarebbe la cosa più bella da fare. Però siccome è la 29esima legge di bilancio che faccio, so perfettamente come funziona, so che sono cose naturali. C’è un Parlamento, ci sono le commissioni, ci sono le proposte del governo, alla fine a me interessa il prodotto finale, non quello che presento. Naturalmente crediamo di aver fatto delle cose giuste, pensiamo di lavorare bene nell’interesse di tutti gli italiani e i risultati vanno in questa direzione. Però adesso tocca al Parlamento”.

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