“La parmigiana con aceto e salsa di soia? Mia nonna ha detto ‘che è sta roba?’ Volevo fare la giornalista, poi ho fatto il sanguinaccio a Masterchef e tutti sono impazziti”: la storia di Chiara e Andrea, chef under 30 che hanno conquistato Londra
Chiara voleva fare la giornalista, mentre Andrea è cresciuto tra i fornelli del ristorante di famiglia con il profumo di finocchietto selvatico. A soli 26 anni lei e 25 lui, entrambi sono già chef apprezzati nel Regno Unito, che la cucina italiana ha trasformato in giovani star. Chiara Tomasoni la incontriamo mentre spiega ai ragazzi della West London University come la tradizione gastronomica del Belpaese, che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità, sia nata prima che lo spreco zero diventasse una moda. “Come succedeva con le polpette”, racconta con le mani intente a preparare un tiramisù che aggiunge lo yogurt di bufala al mascarpone, per sgrassarlo e usa i fondi del caffè per inzuppare i savoiardi.
“La nostra – aggiunge – è di sua natura una cucina di recupero, come tutta la cucina povera che allunga la vita degli ingredienti”. I tortellini in brodo per lei sanno di casa e di nonna che le ha insegnato la ricetta per la sfoglia: “Un uovo per 100 grammi di farina” tiene il punto Chiara, bolognese, arrivata a Londra per studiare giornalismo e che, la creatività che riesce ad esprimere con gli ingredienti della tradizione, ha portato alle finali di Masterchef, the Professionals UK, nel 2024. Ancora ride quando pensa che il piatto che l’ha resa famosa, per l’Italia è storia, mentre per gli inglesi è stato stupore puro. “Avevo preparato una tartelletta dolce con cioccolato e sangue di maiale – sorride – per gli inglesi il sanguinaccio era del tutto ignoto, io, invece, avendo i nostri maiali nella fattoria, lo uso perché cuoce alla stessa temperatura delle uova e così l’ho usato in gara, al posto delle uova, unendo foglie di fico e cioccolato”.
Chiusa la parentesi con la tv, Chiara ha continuato il suo lavoro nel ristorante delle campagne del Devon che le permette di essere anche private chef o di accogliere gli ospiti nella sua fattoria, Half Penny Farm, sempre nel sud ovest dell’Inghilterra. “Dopo Masterchef – scherza – quando gli ospiti venivano a mangiare da me si raccomandavano sempre: no pig’s blood!”. Alla lezione organizzata dall’Agenzia Ice proprio per promuovere la candidatura della cucina italiana all’Unesco, arrivata mercoledì a Nuova Delhi, Chiara ha raccontato agli studenti i suoi valori, cosa significhi cucinare in famiglia e servire piatti sani e stagionali. Difficile fare apprezzare agli inglesi le verdure amare come il radicchio e la cicoria, ma nel suo orto cresce di tutto, l’anno scorso anche angurie e meloni e i suoi clienti possono godere di ricette arricchite da qualche prelibatezza che, da brava italiana all’estero, riceve periodicamente dal “pacco da giù” inviato dai genitori di Bologna.
Tra il pubblico, per l’occasione, c’è anche Andrea Ruszel.
Lui è di Piazza Armerina, in provincia di Enna e la passione per la cucina italiana lo ha lanciato nell’olimpo dei più apprezzati giovani cuochi all’estero. La fortuna ed il lavoro sono arrivati a Londra, dove lo scorso anno ha vinto il premio come miglior chef italiano nel Regno Unito. Come tanti prima di lui, soprattutto prima della Brexit, è approdato oltremanica per imparare l’inglese, portandosi con sé l’amore per la cucina che sa di “casa”. “Oggi in questo Paese ci sono 11.470 ristoranti italiani” ci spiega il presidente della Camera di Commercio Italiana nel Regno Unito, Roberto Costa, aggiungendo che, dei 3 milioni e mezzo di persone che lavorano nel settore ospitalità, il 65% non è inglese. “Dopo la Brexit gli europei si sono ridotti significativamente” aggiunge. Di conseguenza anche gli italiani, che, oggi senza una classificazione statistica specifica, si può stimare siano tra i 30 e 50 mila. Tra questi, anche Andrea. “Volevo scoprire cucine diverse, internazionali, ma soprattutto a me piace raccontare le ricette, le storie dei piatti e nei ristoranti non hai tempo di andare a spiegare in sala cosa stai servendo”.
Così, dopo aver lavorato per diversi locali, rigorosamente italiani e mediterranei, Andrea ha investito su sé stesso e sulla sua passione, diventando uno chef privato per cene su misura: “Ho iniziato da zero, mi sono buttato e mi sono detto: o la va o la spacca”; ma il suo obiettivo è stato raggiunto. Oggi cucina ed intrattiene gli ospiti, perché “il cibo cambia il suo gusto quando lo racconti”.
Certo, confessa che se gli chiedono di preparare il sushi, si rifiuta categoricamente, ma qualche variazione ai piatti ogni tanto la sperimenta e vince. La sua Parmigiana on Canvas, che è stata premiata quest’anno, è l’evoluzione di un piatto classico del suo menu, la parmigiana di melanzane con aggiunta di aceto balsamico e salsa di soia. “Quando l’ho detto a mia nonna la prima reazione è stata: che è sta roba?”. Adesso pare che non veda l’ora di assaggiarla, quando Andrea tornerà in Sicilia per Natale. Sperimentare, sì, ma la sua posizione resta ferma: “Se faccio variazioni, sono sempre legato alla tradizione, rivisito se posso, ma solo dopo tanto studio e ricerca perché nella cucina italiana servono il giusto sapore e la consistenza”. Insomma, va bene reinterpretare con l’entusiasmo dei ventenni, che girano il mondo e si contaminano di sapori diversi, ma per Chiara e Andrea, la scelta di cucinare secondo la tradizione delle nonne e delle mamme, significa diventare ambasciatori della cucina italiana. Innovativi, come chiarisce Andrea, “ma senza perdere le nostre radici”. Questo, in fondo, è ciò che fanno i giovani “ambasciatori” come loro: raccontano, evocano e generano un grande desiderio di andare in Italia per completare il viaggio nel gusto, in un racconto condito di paesaggi e colori.
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