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Декабрь
2025

Referendum, già più di ventimila firme contro il piano del governo sulla separazione delle carriere

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Sono già più di ventiduemila le firme raccolte per la nuova richiesta di referendum sulla separazione delle carriere. L’obiettivo appare quasi impossibile: quota mezzo milione, da raccogliere online. Eppure la partenza sprint, con una petizione cominciata in sordina alla vigilia di Natale, potrebbe anche avvicinare la quota delle 500mila sottoscrizioni. Il tutto nonostante il Comitato per il No presieduto da Giovanni Bachelet – sostenuto da Cgil, Anpi e Arci – abbia finora ha escluso di volersi impegnare nella raccolta firme. La petizione, infatti, nasce su input di 15 giuristi volenterosi, di cui è portavoce Carlo Guglielmi, storico avvocato dei sindacati di base. Nonostante le richieste di referendum già presentate per via parlamentare dalla maggioranza, infatti, il gruppo ha deciso di attivare un’iniziativa parallela depositando una richiesta di referendum popolare. Non avendo a disposizione cinque consigli regionali, serve dunque raccogliere mezzo milione di firme.

A spiegare perché sia giusto sostenere l’iniziativa è stato il direttore Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano in edicola oggi, 27 dicembre. “Perché dunque dobbiamo firmare? Anzitutto perché il governo non possa più dire, dopo aver imposto (in luogo del Parlamento) la riforma costituzionale, che il referendum si farà solo grazie al centrodestra. Ma le ragioni principali sono altre due, una pratica e una mediatica. La prima è che il governo – visti i sondaggi che danno i No in rimonta, sempre più vicini al Sì – non ha ancora rinunciato al colpo di mano per anticipare la data del referendum all’inizio di gennaio, sperando di anticipare il sorpasso: con un’alluvione di No di qui alla scadenza del 31 gennaio, mancherebbero i tempi tecnici previsti dalla Costituzione e dalla legge per fissare la data del voto prima di fine marzo-metà aprile. La seconda è che sui media governativi, cioè quasi tutte le tv e i giornali, si ascolta soprattutto la voce del Sì, con livelli di propaganda e di menzogna imbarazzanti, secondi solo a quelli sulla guerra e sul riarmo (dal caso Tortora a Garlasco ai bambini nel bosco: tutti fatti che semmai dimostrano l’inutilità e l’assurdità di separare le carriere e i Csm). Per ribaltare il clima e la percezione della schiforma nell’opinione pubblica, è importante che almeno mezzo milione di persone, ma possibilmente molte di più, firmino per il No. E lo facciano presto, senza attendere gli ultimi giorni di fine gennaio”.

Come si firma

Il governo, infatti, potrebbe pressare per fissare la data del voto nel primo giorno di marzo. Come spiega Ilaria Proietti sempre sul Fatto, però, si tratta di una forzatura, visto che la legge prevede come dal 30 ottobre, data di approvazione in Parlamento della riforma Nordio, ci sia una finestra di 90 giorni utili alla raccolta delle 500 mila firme. Poi occorrerebbe un passaggio all’ufficio centrale della Cassazione (che ha a disposizione 30 giorni) dopo di che il decreto di indizione fissa il voto tra il 50esimo e il 70esimo giorno. Stando così le cose è impossibile votare il primo di marzo. Per sottoscrivere la richiesta di referendum basta cliccare su questo link e autenticarsi utilizzando lo Spid o la Carta d’identità elettronica.

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