Hannoun si avvale davanti al gip ma dice: “Nessun finanziamento diretto o indiretto ad Hamas”
Si è avvalso della facoltà di non rispondere Mohammad Hannoun, architetto palestinese di 63 anni arrestato sabato scorso nell’inchiesta della Dda di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas. L’interrogatorio di garanzia si è svolto martedì mattina nel carcere di Marassi davanti alla giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini. “La scelta è stata nostra – hanno spiegato i suoi legali, Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo – perché il nostro assistito non ha ancora avuto modo di leggere gli atti”. Hannoun ha tuttavia rilasciato dichiarazioni spontanee, parlando per circa mezz’ora davanti alla giudice.
Secondo quanto riferito dagli avvocati, Hannoun ha rivendicato la propria attività di raccolta fondi a fini benefici, svolta a partire dagli anni Novanta a favore della popolazione palestinese a Gaza, in Cisgiordania e nei campi profughi. Nelle dichiarazioni spontanee ha negato di aver finanziato direttamente o indirettamente Hamas e ha spiegato, per quanto possibile, le modalità di raccolta e distribuzione dei fondi prima e dopo il 2023, sottolineando i cambiamenti intervenuti dopo il 7 ottobre.
I legali hanno inoltre riferito che Hannoun ha ribadito come da anni i conti fossero bloccati e che l’unico modo per portare aiuti fosse la raccolta di contanti, sempre dichiarati in uscita nelle necessarie comunicazioni in aeroporto. Nonostante ciò, al momento l’architetto, indicato dagli inquirenti come al vertice della presunta cellula italiana di Hamas, resta in carcere: “Il provvedimento è già eseguito”, hanno spiegato i difensori, che valuteranno se presentare un’istanza di attenuazione della misura cautelare o ricorrere al tribunale del Riesame. Hannoun ha anche saputo del presidio di solidarietà che si è svolto ieri sera sotto il carcere di Marassi. “Lo ha visto in televisione – hanno riferito i legali – e ci è apparso confortato, anche se è una persona molto posata e consapevole”.
Nell’inchiesta risultano complessivamente sedici persone tra arrestati e indagati. Ai nove sottoposti a custodia cautelare in carcere si aggiungono sette indagati, tra cui la moglie e i figli di Hannoun. Tutti sono stati sottoposti a perquisizione domiciliare. Gli altri interrogatori di garanzia per i nove arrestatisi sono svolti quasi tutti da remoto. Per due indagati, latitanti in Turchia e a Gaza, è stata richiesta una rogatoria internazionale.
Intanto, nelle prossime settimane Hannoun sarà trasferito da Marassi a un altro istituto. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sta predisponendo il suo spostamento in una delle poche carceri italiane dotate di sezioni AS2, destinate ai detenuti accusati di terrorismo, probabilmente a Ferrara o Alessandria. “È una decisione amministrativa che non dipende né dalla giudice né dalla Procura – hanno commentato i difensori – ma che renderà certamente più complicata la difesa”.
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