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Декабрь
2025

I due nomi del teatro italiano, pilastri di ricerca: Davide Enia e Rezzamastrella

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Spesso si parla di crisi del teatro, tra tagli ai fondi e “spettatori addormentati” di flaianea memoria ed effettivamente guardando i cartelloni dei principali teatri si avverte una mancanza di entusiasmo e originalità: soliti nomi, perenni riproposizioni o, in alternativa, goffe sperimentazioni già stantìe alla prima in scena.

Come in ogni ambito italiano (dallo sport al cinema alla ricerca scientifica) non mancherebbero i talenti, manca una visione, un programma coerente a lungo periodo in grado di ridonare linfa e risorse al mondo culturale.

Sembra un ritornello qualunquista da anziano sull’autobus, ma è effettivamente una beffa paradossale che il Paese col più alto patrimonio artistico del mondo sia così indifferente e sprezzante nei confronti della produzione culturale.

Una famosa scena della serie Boris (forse l’analisi più accurata sull’industria culturale italiana degli ultimi venti anni) spiega molto bene la dinamica: quando una giovane attrice presenta i propri progetti teatrali a un rinomato maestro, spiegando la difficoltà per i giovani di emergere, la risposta che ottiene è che l’unica possibilità per farlo è andare all’estero, poiché il teatro istituzionale è in mano a una cerchia chiusa di poche persone che si conoscono da sempre.

Non c’è alcuna possibilità. Eppure, talvolta siamo costretti a interrompere questa geremiade per celebrare i pochissimi autori che portano in alto il nome del teatro italiano.

In primo luogo, vorrei congratularmi con Davide Enia per il doppio Premio Ubu ricevuto a fine anno, come “migliore attore/performer” e “migliore nuovo testo italiano“.
Premi meritatissimi per il suo splendido spettacolo Autoritratto, di cui esiste anche il corrispettivo letterario Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo (edito da Sellerio come il precedente Appunti per un naufragio era la versione scritta del suo spettacolo più noto, dedicato alla tragedia dei migranti nel Mediterraneo): da anni su queste colonne insisto sul valore dell’opera di Enia, non solo per il ruolo testimoniale e per la potente scrittura di scena, ma come notevole interprete, in grado di unire nella resa teatrale la precisione del reporter, la denuncia politica, la poesia della rievocazione adolescenziale e la tradizione orale e misterica del cunto.

C’è una profonda spiritualità, laica ed eretica, sottesa al teatro visceralmente corporeo di Enia, non vediamo l’ora che emerga in tutta la sua antica sapienza.

E poi non possiamo che continuare a essere grati per il privilegio di essere contemporanei del “più grande performer vivente” (definizione autointestatasi…fino a smentita ancora non avvenuta), ovvero Antonio Rezza, che assieme a Flavia Mastrella ormai da quasi quarant’anni è faro della ricerca teatrale, non solo italiana.

Il nuovo spettacolo di Rezzamastrella, Metadietro, in scena al Teatro Vascello in Roma fino all’11 gennaio 2026, prosegue la sua distorsione del corpo e del linguaggio, moltiplicando i cortocircuiti comici in una spettacolare parodia dell’”Odissea” interiore.
Accanto a Rezza, stavolta in scena c’è Daniele Cavaioli, la cui presenza sarebbe riduttivo definire come “spalla comica”, vista il ruolo quasi maieutico che il suo controcanto svagato opera nei confronti del vulcanico genio comico di Rezza.

Rispetto alle precedenti prove, il rapporto di contrapposizione dialettica col pubblico (da sempre provocato con furia sprezzante) è in questo caso disciplinato da una collaborazione più concertata, anche se rimangono gli irresistibili momenti di rottura della quarta parete: guai a guardare il cellulare o ad alzarsi per andare al bagno durante la rappresentazione, si rischia di diventare protagonisti di divertentissime umiliazioni pubbliche da parte di Rezza, che vi addita al pubblico ludibrio come colpevoli di sacrilegio nei confronti del rito teatrale collettivo.

Due approcci per molti versi antitetici, quelli di Enia e di Rezzamastrella: il primo ispirato a una vibrante denuncia e traboccante di poetica umanità, il secondo incentrato sulla frammentazione del linguaggio e la decostruzione del senso, fieramente antiumanistico; eppure, non solo per talento, ma per la comune ricerca sul corpo e sulla voce (e in qualche modo di un recupero antidogmatico del valore sacro del Teatro), rappresentano, gli unici autori contemporanei che vado a vedere come un appuntamento imperdibile, con entusiasmo e promessa di meraviglia, certo di non rimanere deluso.

L'articolo I due nomi del teatro italiano, pilastri di ricerca: Davide Enia e Rezzamastrella proviene da Il Fatto Quotidiano.















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