“Mio figlio era al Constellation, non so se è vivo o morto. I suoi amici mi hanno detto che per una candelina il tetto ha preso fuoco. Nessuno ci dice niente”: la madre di un disperso a “Quarto Grado”
“Non so neanche se è vivo o morto. Il suo migliore amico mi ha detto: ‘Correva dietro di me, poi non l’ho più visto”. Sono ore di ansia e paura per Carla, la madre di un giovane disperso dopo l’incendio che ha distrutto “Le Constellation”, il disco-bar di Crans-Montana, in Svizzera, dove sono morte almeno 47 persone, probabilmente quasi tutti giovani e giovanissimi, che stavano festeggiando il Capodanno. In diretta a “Quarto Grado”, nella puntata andata in onda l’1 gennaio, la donna ha raccontato le drammatiche ore successive all’incidente, durante le quali non è riuscita a mettersi in contatto con suo figlio Giovanni.
La testimonianza di Carla, madre di un giovane disperso: “Fanno fatica a identificare i corpi, non so se mio figlio è vivo o è morto”
“Non ho notizie, nessuno dice niente, la Farnesina non dice niente – spiega Carla al conduttore Gianluigi Nuzzi -. Sicuramente non sta bene perché non ho notizie, vuol dire che lui non è in grado di dire il suo nome”, spiega con la voce rotta dall’emozione. Ancora da chiarire, invece, che cosa ha scatenato le fiamme che in pochi secondi avrebbero avvolto il locale: “Ho sentito gli amici di mio figlio, mi hanno detto che c’era uno che stava festeggiando il compleanno, è stato preso in braccio da un cameriere, hanno acceso la candelina che stava sulla bottiglia e ha preso fuoco il soffitto. E poi loro sono scappati via”, rivela la donna citando alcuni testimoni. Tra questi anche il migliore amico di suo figlio, che, stando al racconto di Carla, sarebbe stato l’ultimo a vederlo prima di perderlo di vista durante la fuga disperata degli ospiti dal locale: “Mi ha detto: ‘Stava correndo dietro di me, poi mi sono voltato e non l’ho più visto’”.
Un locale che il giovane conosceva bene, dal momento c’era già stato in passato. “Ci andava sempre fin da piccolo, teoricamente sapeva da che parte scappare”, racconta ancora la madre: “L’ultima volta ci siamo sentiti intorno all’orario di cena, poi dovevamo sentirci per mezzanotte ma so che lui aveva il cellulare scarico. Mi ha detto che doveva andare a cena con gli amici e poi andavano a la Constellation”. Da quel momento, però, Carla non ha più ricevuto notizie, né sa, adesso, quali siano le condizioni di suo figlio. L’aspetto più preoccupante, secondo Carla, “è che nessuno chiama nessuno. Le famiglie stanno sole perché non danno notizie, non si sanno i nomi dei morti e dei dispersi. Fanno anche fatica a identificare i corpi perché sono carbonizzati. Io sono qua che aspetto di sapere se mio figlio è morto o è in coma”, conclude
Gli altri testimoni: “Il fumo era troppo denso, siamo vivi per una manciata di minuti”
Numerose le testimonianze che sono state raccolte nei momenti immediatamente successivi all’incidente. Il locale, infatti, era piuttosto conosciuto e spesso frequentato dai giovani, su tutti minorenni o poco più che maggiorenni. A confermarlo, sempre a “Quarto Grado”, è Luca, un ragazzo che, stando a quel che racconta, si sarebbe dovuto recare lì con alcuni amici, ma che alla fine avrebbe scelto di restare a casa con la sua famiglia: “Ho perso cinque amici, li conoscevo da quando ero bambino – ha raccontato -. Nessuno di loro è italiano, avevano tra i 16 e i 21 anni. Questo locale era frequentato dai giovani. Io dovevo venire qua con loro, ma gli avevo detto che sarei rimasto a casa perché c’era la mia famiglia. Com’era il locale? Piuttosto piccolo, so che c’era solo un’uscita, ma non ho mai avuto la percezione che potesse essere pericoloso”.
Tra i testimoni che appena è divampato l’incendio hanno tentato di dare una mano come potevano c’è anche Lorenzo, che ai microfoni del programma di Rete 4 ha raccontato quei momenti drammatici: “Sono entrato con un vigile del fuoco, abbiamo tirato fuori una persona, ma il fumo era troppo denso. Non siamo riusciti a restare per molto. Quando poi sono arrivati gli altri pompieri, non c’era più bisogno del mio aiuto. Cosa ho pensato in quel momento? Solo a come poter aiutare quelle persone lì svenute per terra. C’era tantissimo fumo e non si respirava, più di cinque secondi e ho tossito per ore”
Sarebbe potuta finire diversamente, invece, per un gruppo di ragazzi di Bracciano – in provincia di Roma – che si trovavano in vacanza a Crans-Montana. Stando alla loro testimonianza, i giovani si erano prima recati a un dj-set sempre nel comune del Canton Vallese, “poi saremmo dovuti andare al Constellation, ma alcuni ragazzi ci hanno convinto ad andare prima in un altro locale lontano non più di 100 metri. Siamo arrivati lì (sul luogo dell’incendio, ndr) neanche cinque minuti dopo”, raccontano a “Quarto Grado”.
Quando sono arrivati sul posto, si sono resi conto della gravità di quell’incidente: “Abbiamo trovato una scena raccapricciante. perché c’erano persone per terra, alcune senza vestiti, alcuni con parti mancanti del volto e vestiti attaccati alla pelle per le bruciature. Era difficile respirare anche fuori dal locale, era pieno di persone in preda al panico, quindi anche provando ad avvicinarsi non si riusciva per il caos”, rivelano i giovani. Anche per loro, dunque, la vacanza a Crans-Montana si sarebbe potuta trasformare in tragedia: “Bastava non incontrare gli altri ragazzi e saremmo entrati nel locale prima dell’incidente. Siamo vivi per una manciata di minuti”.
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