«La ricerca fa crescere i prezzi dei farmaci: lo Stato investa»
PAVIA.Cresce il prezzo dei farmaci. Se la spesa pubblica per acquistare i medicinali è in aumento, quella a carico dei cittadini sale ancora di più. I motivi che portano all’aumento dei costi sono molteplici ma, spiega il professor Vincenzo Salvatore, presidente dell’Almo Collegio Borromeo, docente all’Università dell’Insubria di Varese e già direttore del Servizio giuridico dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, a far lievitare i costi è la necessità di mettere a punto farmaci innovativi, capaci di dare risposte alle esigenze dei singoli pazienti.
gli obiettivi della ricerca
Farmaci biologici, ingegnerizzazione delle cellule, medicinali di terapia genica. È qui che si sta concentrando l’attenzione di alcune aziende farmaceutiche che stanno portando avanti ricerche, lunghe, complesse e quindi inevitabilmente costose.
«Si sta facendo molta ricerca per individuare farmaci moderni e innovativi, ad esempio farmaci biotecnologici e non solo di sintesi chimica, per rispondere alle necessità di una medicina di precisione – spiega il professor Salvatore –. Una ricerca che richiede tempi molto lunghi in quanto vanno accertate qualità, efficacia, effetti collaterali e controindicazioni. E questo comporta costi elevati per le aziende, con ripercussioni sui prezzi finali».
Il presidente del Borromeo utilizza poi una metafora, per chiarire il concetto: «Se si passa da un sistema pret a porter ad un sistema sartoriale che calibra il farmaco sulle singole esigenze, la spesa aumenta».
Ma resta la necessità di tutelare il diritto alla salute che, precisa il docente, «è non solo un diritto dell’individuo, ma dell’intera collettività». Ed è per questo che diventa indispensabile un intervento statale.
«Lo Stato deve investire per sostenere le aziende che fanno ricerca, anche sollecitando studi sulle patologie rare, portando avanti partnership pubblico – private. In Italia ad incidere sui prezzi è anche una diffidenza ai farmaci generici che hanno un costo inferiore in quanto le aziende si basano su ricerche effettuate da altre multinazionali a cui è scaduto il brevetto e l’esclusività di mercato. Per quanto invece riguarda i dazi, nel commercio internazionale ci sono sempre stati, ma ad essere maggiormente colpiti sono i medicinali più costosi», sottolinea Salvatore che domani, alle 18, interverrà alla presentazione del libro “Diritto del farmaco. Medicinali, diritto alla salute e politiche sanitarie” scritto dal professor Giuseppe Franco Ferrari, avvocato e docente dell’Università Bocconi, e da Fausto Massimino, Chief Legal Roche.
il ruolo dei dazi
«Più che le tariffe modificate dal presidente Trump, incide l’invito a produrre negli Stati Uniti – spiega Ferrari, che è anche curatore dell’Osservatorio del farmaco –. Alcune multinazionali, anche a capitale prevalentemente italiano, possono essere indotte a spostare lì la produzione. Si tratta comunque di un fenomeno che va valutato tra un paio di anni». Per quanto riguarda i prezzi, Ferrari precisa: «I Paesi europei sono assoggettati ad un’attenta negoziazione che in Italia gestisce Aifa. Il produttore deve infatti dimostrare le spese sostenute in seguito ad una ricerca di carattere innovativo e alle dimensioni e all’uso dei farmaci. In seguito si concerta con Aifa il prezzo per la copertura da parte del Sistema sanitario nazionale».
