Valditara smonta l’attacco della sinistra: «Solo strumentalizzazione, quelle Regioni ci sono costate 16 milioni»
Nelle ultime ventiquattro ore la polemica sulle regioni commissariate dal governo per il mancato adeguamento dei piani di dimensionamento scolastico imposti dal Pnrr ha assunto toni esasperati, alimentati dall’opposizione che ha letto nella scelta dell’esecutivo un presunto attacco politico. Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna: tutte amministrate dal centrosinistra, tutte indicate come vittime di una decisione punitiva. Una ricostruzione che, alla prova dei fatti, non regge. «Ci sono evidenti ragioni di strumentalizzazione politica», ha osservato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. «Il servizio non è intaccato: noi non licenziamo personale».
Valditara risponde punto per punto alla sinistra
A fare chiarezza è stato lo stesso titolare del dicastero, intervenendo sul Corriere della Sera per rispondere punto per punto alle accuse. Il quadro che emerge è lineare: non un’iniziativa ideologica, ma l’esito di un percorso normativo definito, condiviso a livello europeo e scandito da obblighi temporali che non consentono ulteriori rinvii.
«Perché erano rimaste le uniche a non aver fatto gli accorpamenti delle scuole previsti dal Pnrr, nonostante avessimo concesso loro negli scorsi due anni ben due deroghe, che ci sono costate 16 milioni di euro», spiega Valditara, respingendo l’idea di un intervento improvviso o punitivo. Le quattro Regioni, sottolinea, non solo erano state messe nelle condizioni di adeguarsi, ma avevano già beneficiato di un trattamento di favore che non poteva essere ulteriormente prorogato.
Alle polemiche si risponde con i fatti
Anche sul piano giuridico la linea del ministero risulta solida. Alle contestazioni sui numeri e sui criteri applicati, il ministro risponde ricordando che «ci sono due sentenze e un’ordinanza della Corte costituzionale, sei sentenze del Consiglio di Stato e tre del Tar che hanno dato ragione a noi contro i loro ricorsi». Un elemento che azzera la narrazione di un governo che avrebbe agito in modo discrezionale.
Il nodo centrale resta il dimensionamento, trasformato nel dibattito pubblico in uno spauracchio politico. Valditara chiarisce che non si tratta di chiusure fisiche né di riduzione dei servizi: «La Corte costituzionale ha confermato che non si chiudono plessi scolastici né si intacca il servizio agli studenti, anzi, riducendo le attività amministrative dei dirigenti, si garantisce maggiore efficienza. È un accorpamento giuridico di due enti che diventano uno, ma le scuole rimangono le stesse, negli stessi luoghi». Una precisazione che smentisce gli allarmi lanciati da sindacati e amministrazioni locali.
Dietro le resistenze, secondo il ministro, vi sono motivazioni che poco hanno a che vedere con la tutela del servizio scolastico: l’attacco è politico. Una lettura che trova riscontro anche nel fatto che i criteri non sono stati modificati: «I requisiti sono gli stessi, abbiamo solo tenuto conto dell’andamento della popolazione studentesca». Alcune Regioni hanno dovuto accorpare più del previsto, altre meno. Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna, ricorda Valditara, «hanno beneficiato del ricalcolo».
Ce lo chiede l’Europa
Il tema del Pnrr resta il vero punto dirimente. Il dimensionamento non nasce da una scelta dell’attuale esecutivo, ma «è stato voluto e concordato dal governo Draghi con la Commissione europea». Il rispetto degli impegni assunti è condizione necessaria per il pagamento delle rate. «Se non si accorpano le scuole come è stato promesso all’Europa sottoscrivendo il Pnrr, rischiamo di dover restituire una parte della seconda e della quarta rata e di mettere in discussione il pagamento dell’ultima».
Il commissariamento appare quindi come l’extrema ratio dopo il venir meno della collaborazione istituzionale. «La Corte costituzionale aveva invitato le Regioni alla leale collaborazione», osserva il ministro, citando il caso della Campania che ha scelto di adeguarsi. Il tempo, ora, è scaduto: le iscrizioni sono imminenti e il nuovo anno scolastico va organizzato. Continuare a rinviare significherebbe trasferire sui cittadini il costo di una scelta politica che poco ha a che vedere con l’autonomia e molto con la propaganda.
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