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“Mi sento male, non riesco nemmeno a gestire le informazioni che arrivano dalla Svizzera. Troppi errori, solo pensarci mi provoca un dolore immenso”: parla il papà della 16enne morta nel rogo di Crans Montana

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“La ricerca della verità è appena cominciata”. Andrea Costanzo esce da Palazzo Chigi con una convinzione nuova: le famiglie delle vittime del rogo di Crans-Montana non sono più sole. Lo racconta al Corriere della Sera dopo l’incontro avvenuto ieri mattina nella sede del governo con i parenti dei sei giovani italiani morti nella notte di Capodanno nell’incendio della discoteca “Le Constellation”. Costanzo è il padre di Chiara, 16 anni, studentessa del liceo “Moreschi” di Milano, deceduta insieme a Riccardo Minghetti, Emanuele Galeppini, Achille Barosi, Giovanni Tamburi e Sofia Prosperi, nata a Roma ma residente vicino a Lugano. Al tavolo istituzionale erano presenti, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano e l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. Al Corriere della Sera, Costanzo definisce l’incontro “molto soddisfacente”: “Ho avuto la conferma diretta che perseguiamo tutti lo stesso obiettivo”, spiega. “C’è un coordinamento fra noi famiglie, i nostri avvocati e il governo. Tutti noi auspichiamo che sia l’inizio di un lavoro che sarà ordinato e congiunto”.

A colpirlo, racconta, è stata soprattutto la disponibilità delle istituzioni: “Ho apprezzato, e con me anche gli altri familiari dei ragazzi, la grandissima disponibilità del governo, ma anche dell’Avvocatura dello Stato ad andare fino in fondo”. Un impegno che, sottolinea, ha un valore concreto: “Da una parte sappiamo di poter contare su una pressione costante affinché emerga la verità su quello che è successo, dall’altra su un sostegno continuo. Per noi è molto importante”. Alla domanda sulla possibile nascita di un comitato delle vittime, Costanzo mantiene prudenza: “Non so ancora se ci sarà un comitato. Un coordinamento sì”. Precisa che ogni famiglia è assistita da un proprio legale: “Sono professionisti intelligenti che sapranno come muoversi nel migliore dei modi per accertare i fatti e le responsabilità nella maniera più rapida”.

Molto più difficile, per lui, commentare il lavoro svolto finora dalle autorità svizzere: “Solo pensarci mi provoca un dolore immenso“, dice riferendosi agli errori attribuiti alla Procura di Sion. “Faccio davvero fatica a sentire anche solo una loro dichiarazione. Mi sento male, non riesco nemmeno a gestire le informazioni che arrivano da quell’ufficio. Mi limito a voler sapere solo le cose che sono sicuro sono vere”. Ancora più netta la sua reazione alle ipotesi di omissioni da parte del Comune di Crans-Montana: “Non mi faccia dire nulla. Perché a parole neanche riuscirei a esprimere quello che provo contro il Comune”, afferma.

Costanzo giudica invece “fondamentale” l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Roma: “Secondo me è un passaggio assolutamente centrale“, sottolinea, ribadendo l’importanza di un coinvolgimento diretto della magistratura italiana. Quanto ai prossimi passi, spiega che non esiste ancora un calendario definito: “Abbiamo avviato un tavolo, ma non è stata ancora schedulata una vera e propria agenda”. Molto, aggiunge, dipenderà dagli sviluppi delle indagini. “Mi auguro che questo sia stato solo il primo di una serie di incontri. L’importante è aver preso atto dell’ampia disponibilità che c’è nei nostri confronti”.

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