Manfredi Rizza: “Sono sicuro che il K4 sarà a Los Angeles 2028. Forse senza di me”
Manfredi Rizza è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Il canoista nativo di Pavia, medaglia d’argento olimpica a Tokyo 2021, si è raccontato in una chiacchierata nella quale ha toccato diversi argomenti.
L’atleta classe 1991 ha iniziato dai suoi primi passi in questo sport: “Io ho iniziato da piccolo quando avevo 9 anni. Mio padre mi ha portato alla Canottieri Ticino anche perché lui praticava questo sport da giovane e mi ha trasmesso la passione per i corsi d’acqua in generale e mi ha fatto scoprire questo magico mondo della canoa. Perché non canottaggio? Diciamo per errore – sorride – mio padre faceva entrambi ma nasce come canottiere e voleva farmi fare canottaggio ma non in quel circolo non lo facevano per cui per fortuna ho preso la via della canoa”.
La canoa è uno sport particolare come spiega lo stesso Rizza: “Sicuramente alleni tutto il corpo soprattutto nella canoa velocità. Le gambe sono fondamentali, ma rispetto ad altri sport il movimento è meno sbilanciato verso la parte inferiore. Ad ogni modo ti forma a 360 gradi”.
Ovviamente non si può non ricordare la splendida medaglia d’argento di Tokyo 2021 nel K1 200 metri alle spalle dell’ungherese Sandor Totka: “Sicuramente Tokyo ha rappresentato il picco della mia carriera. La gara che ho rincorso per tanti anni. Io avevo già fatto le Olimpiadi di Rio 2016 ed ero arrivato sesto a pochi decimi dalla medaglia. Anche per quello ho lavorato strenuamente per 5 anni per raggiungere quell’obiettivo. Decisamente un bel momento, magico e difficile da descrivere per le emozioni che ti travolgono”.
Le emozioni sono state contrastanti: “Sinceramente non ho trovato molto emozionante la qualificazione o essere là. Diciamo che la prima Olimpiade è stata una emozione clamorosa. A Tokyo invece ero talmente focalizzato sul vincere che la qualifica era solo un passaggio obbligato. Pensavo solo al risultato finale. Poi, ovviamente, la finale e il podio sono stati momenti speciali”.
Un argento vinto o un oro perso? “Subito dopo la gara pensavo solo di avere vinto l’argento. Dopo un paio di mesi, invece, ho iniziato a pensare all’oro perso. Ad ogni modo ormai mi sono lasciato tutto alle spalle. Un capitolo bellissimo che si è chiuso anche perché ho dovuto cambiare specialità passando al K4 500”.
Un cambiamento che Rizza descrive in questo modo: “Il K4 500 ha avuto una storia particolare negli ultimi anni. Non siamo riusciti a qualificarci a Parigi 2024. Si tratta di una dinamica diversa. Oltre a doversi adattare alla nuova distanza ho dovuto imparare a lavorare in gruppo. Sembrano piccolezze, ma dopo 10 anni di K1 è stato abbastanza impegnativo. L’Italia, poi, non ha mai avuto una grande tradizione. Quest’anno dopotutto abbiamo conquistato la prima finale negli ultimi 20 anni. Dal mio punto di vista sono molto contento, ho centrato uno dei risultati di cui vado più fiero. Quasi come la medaglia olimpica. Quale preferisco? Sono esperienze diverse, in momenti diversi della vita. Ci sono aspetti positivi e negativi. Lavorare in squadra però è davvero bello. Da soli, invece, si impara a conoscere i propri limiti”.
Uno sguardo al futuro: “Non so ancora cosa succederà, dato che mi trovo in una fase di transizione. Anche la vita personale deve andare avanti e non è semplice sapere cosa succederà nei prossimi mesi. Per il momento posso dire che ho la fortuna di lavorare con ragazzi molto forti che sono sicuro arriveranno a Los Angeles 2028. Lo faranno molto probabilmente senza di me. Io, magari, farò solo l’ingegnere”.
