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Regine d’Europa contro campionesse del mondo: il massimo per la finale di Coppa Italia a Torino!

Le finali che contano, ultimamente, vedono di fronte sempre  e solo Conegliano e Scandicci e anche la Coppa Italia di Torino non si sottrae a questa regola che è scattata lo scorso anno nell’ultimo match stagionale che ha assegnato alle venete il titolo di campionesse d’Europa ed è proseguita a dicembre con la finale del Mondiale del Club in Brasile che invece ha premiato Scandicci, al primo grande successo della sua storia. Questo pomeriggio si ripete la grande sfide tra le prime due della classifica della serie A1 italiana con Conegliano e Scandicci che si giocano la Coppa Italia 2026.

A Torino c’è una storia recente da completare, una supremazia da difendere e un sogno da realizzare. Conegliano torna in finale per la decima volta, con sette trofei già in bacheca e una striscia di sei successi consecutivi che pesa come un’eredità ingombrante. Scandicci, invece, è alla prima finale della sua storia, ma arriva con la forza di chi ha già dimostrato di poter abbattere anche le certezze più granitiche.

Conegliano arriva alla decima finale della propria storia forte di un’autorità ribadita anche nella semifinale contro Novara, chiusa con un netto 3-0. Le venete hanno costruito il successo su una gestione lucida dei momenti chiave, mantenendo costantemente il controllo del cambio palla e mostrando grande solidità in ricezione (64% di positività complessiva), elemento che ha permesso a Wolosz di distribuire il gioco con continuità. Decisivo l’impatto offensivo di Haak e Gabi, ma altrettanto significativo il contributo del muro-difesa, capace di limitare le soluzioni centrali di Novara e di spezzare ogni tentativo di rientro nei finali di set.

Scandicci, invece, si presenta alla prima finale di Coppa Italia della sua storia dopo una semifinale ad altissimo dispendio energetico vinta 3-2 contro Chieri. Una partita lunga, intensa, fatta di continui ribaltamenti e risolta grazie alla maggiore incisività nei momenti decisivi del tie-break, arrivato dopo quattro set giocati a corrente alternata dalla squadra di Gaspari, che era in panchina nonostante il grave lutto che lo ha colpito in settimana. L’MVP Avery Skinner è stata il terminale offensivo più continuo, ben supportata da Antropova, mentre la qualità in seconda linea ha permesso a Scandicci di restare sempre agganciata alla gara anche nei momenti di difficoltà.

A tenere banco le sfide nelle sfide con l’ennesima contesa fra le due alzatrici più forti del mondo, da una parte Asia Wolosz, dall’altra Maja Ognjenovic, sempre pronte a regalare spettacolo e a mettere in campo tutto il loro pragmatismo e la loro solidità. Bellissima anche la sfida tra le opposte, da una parte Isabella Haak, dall’altra Ehaterina Antropova per la battaglia all’ultimo punto che può fare pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Dal punto di vista tattico, la finale propone un confronto chiaro: Conegliano proverà a imporre ritmo e continuità, sfruttando la grande esperienza delle sue giocatrici; Scandicci dovrà invece puntare sull’aggressività al servizio e sulla capacità di essere molto efficace in fase di contrattacco.















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