OBIETTIVO NAPOLI – Conte contro tutti: infortuni, silenzi societari e un orgoglio che tiene a galla gli azzurri
di Vincenzo Letizia
Onestamente, viene da chiedersi cosa si possa pretendere di più. Dal Napoli, certo. Ma soprattutto da Antonio Conte, costretto a navigare da mesi in un mare agitato, con una lista infortunati che sembra un bollettino di guerra e una società che, ancora una volta, ha mancato l’appuntamento con il mercato.
Conte stringe i denti, allunga la coperta dove può, inventa ruoli, ricuce equilibri. Dimostra una pazienza quasi monastica verso una dirigenza che lo ha lasciato spesso solo, obbligandolo a continui salti mortali per evitare un naufragio annunciato. Senza di lui in panchina, è lecito pensare che questo Napoli galleggerebbe poco sopra la metà classifica. Altro che ambizioni.
Qui non si parla di sfortuna episodica: siamo davanti a un record non scritto di infortuni in un campionato professionistico. E ciò che inquieta di più è la fatica nel recupero dei calciatori. Si fermano, tornano, e si rifermano. A questo punto una domanda è d’obbligo: perché? Preparazione? Gestione dei carichi? Strutture? È un tema che meriterebbe risposte chiare, non silenzi.
Calcisticamente, anche contro la Juventus si è visto un Napoli dignitoso, organizzato, persino coraggioso. Ma c’è una ferita che si riapre ogni settimana: l’errore in costruzione, il retropassaggio suicida che diventa un invito a nozze per l’avversario. Un vizio antico che continua a costare punti e serenità.
Sugli arbitri, poi, il repertorio è sempre lo stesso. Nel primo tempo c’era un doppio rigore nella stessa azione: prima su McTominay, poi su Vergara. Episodi limpidi, ignorati. E mentre il Napoli paga, De Laurentiis resta in silenzio, spettatore di un film già visto. In altre piazze il presidente avrebbe alzato la voce. Qui no. E anche questo pesa.
Conte tirerà la carretta fino a giugno, da professionista vero. Ma la sensazione è che a fine stagione saluterà tutti. Troppe critiche, troppa pressione, troppa memoria corta. Si dimentica che in meno di un anno questo allenatore ha portato a casa scudetto e Supercoppa italiana. Risultati che dovrebbero garantire credito, non processi sommari.
Il Napoli oggi è una squadra stanca, ferita, ma ancora viva. E se resta in piedi, lo deve soprattutto a un uomo che sta facendo da parafulmine, allenatore e scudo insieme. Il resto sono chiacchiere da bar e titoli del giorno dopo.
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