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Январь
2026

Un milione per chiudere il caso Asa e salvare 52 Comuni ma esplode il caos

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CUORGNÈ

Un milione di euro per evitare che una vicenda lunga quasi vent’anni si trasformi in un macigno definitivo sui bilanci dei Comuni del Canavese. Attorno a questa cifra, e alla scelta di rinviare tutto a una futura legge regionale, si è consumato nelle ultime ore un duro scontro politico che ha riportato il caso Asa al centro della scena, trasformando quello che doveva essere il passaggio verso la chiusura in un nuovo terreno di frattura dentro il centrodestra piemontese.

una storia nota e dolente

La storia è nota ai sindaci e agli amministratori dei 52 Comuni coinvolti, ma continua a produrre scosse. Il fallimento del consorzio Asa, che per anni aveva gestito rifiuti, acquedotto e depurazione, con puntate nel campo del rifornimento carburanti e della ristorazione,«praticamente dalla culla alla bara» come disse un sindaco in una infuocata riunione, ha lasciato in eredità un contenzioso mastodontico, arrivato a sfiorare i 70 milioni di euro tra capitale, spese e interessi dopo la sentenza della Corte di Cassazione. Un importo insostenibile per i municipi canavesani, che negli anni hanno lavorato a una transazione con i commissari e con il Comitato dei creditori, individuando in 9 milioni la soglia possibile per chiudere la partita. Otto li hanno messi i Comuni, all’appello manca un milione.

l’ultimo “maledetto” milione

Quel milione, nelle intenzioni iniziali, doveva arrivare direttamente dal bilancio regionale attraverso un emendamento. Una soluzione che però si è rapidamente incagliata, sia per i dubbi tecnici sia per il timore di aprire un precedente pericoloso sul fronte dei contributi a enti in dissesto. È in questo snodo che si inserisce la mossa dell’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, che ha accettato di ritirare l’emendamento prima del passaggio in aula.

Al suo posto è stato approvato un Ordine del giorno che impegna la Giunta a predisporre un disegno di legge ad hoc, capace di normare l’intervento e “blindare” il contributo dal punto di vista giuridico. Una scelta che, sul piano formale, viene rivendicata come garanzia.

«Quando si parla di risorse pubbliche e di bilanci comunali, la credibilità della politica si misura sulla capacità di costruire soluzioni definitive, fondate su atti chiari e coperture normative, non su scorciatoie, ha spiegato il consigliere regionale Sergio Bartoli, che da ex sindaco di un Comune coinvolto rivendica la strada della legge come corretta e trasparente, in grado di tutelare gli enti locali e restituire loro la disponibilità delle risorse accantonate.

Sulla stessa linea si colloca la Lega, che da giorni insiste sulla necessità di un percorso legislativo strutturato.

un pericoloso precedente

Il capogruppo Fabrizio Ricca ha ricordato come la vicenda Asa, per dimensioni e durata, non potesse essere risolta con un semplice emendamento, perché avrebbe potuto costituire «un pericoloso precedente». Da qui la proposta, accolta dall’Aula, di un Ordine del giorno che apra immediatamente alla stesura di un disegno di legge, prevedendo uno stanziamento regionale da un milione qualora risulti decisivo per chiudere la transazione.

Accanto a Ricca, anche il deputato Alessandro Giglio Vigna ha rivendicato l’esito del dibattito come un passaggio positivo per il Canavese. «Sono anni che seguiamo questo tema che ha preoccupato sindaci e amministratori. Reputiamo positivo un intervento della Regione. L’Ordine del giorno approvato prelude a un Ddl, che riteniamo lo strumento più idoneo», ha spiegato, chiedendo ora celerità nell’iter.

Ma se sul piano istituzionale la maggioranza prova a ricompattarsi attorno alla scelta della legge, sul terreno politico la frattura è tutt’altro che ricomposta. A dare voce al malessere dei territori è stato Mauro Fava, consigliere regionale di Forza Italia e presidente di Commissione, che ha seguito il dossier per anni. Fava parla apertamente «di delusione per una soluzione che sembrava ormai a portata di mano e che invece torna a dilatarsi nei tempi».

«Forse pochi in Consiglio regionale conoscono davvero l’agonia che i 52 Comuni stanno vivendo da anni. Ancora una volta vedono sfumare quella che, in questi anni, è stata la migliore soluzione possibile», ha detto, rivendicando la necessità di stare «in prima linea» accanto ai sindaci perché «ogni ulteriore rinvio rischia di cancellare il miglior risultato raggiunto fin qui».

È però l’intervento dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Crosetto ad aver fatto deflagrare il caso sul piano mediatico e politico. In una nota durissima, Crosetto parte da un riconoscimento formale all’Ordine del giorno approvato, definito «un fatto sicuramente positivo», ma subito dopo affonda il colpo sul metodo seguito. Secondo l’esponente meloniano, rendere pubblico lo scontro interno al centrodestra è stato un errore, perché ha distolto l’attenzione dall’interesse del territorio. Soprattutto, Crosetto contesta la scelta di abbandonare la strada dell’emendamento, che a suo dire era stata proposta dai massimi dirigenti regionali, per imboccare quella della legge speciale, giudicata più lenta e carica di incognite.

il cuore della critica

Il cuore della critica è tutto concentrato su quello che definisce «il passaggio più delicato» dell’intera vicenda: l’accettazione dell’offerta complessiva da parte del Comitato a garanzia dei creditori. Un passaggio sul quale, sottolinea, si era arrivati alla miglior proposta possibile grazie al lavoro dei sindaci e delle amministrazioni comunali. Ed è proprio lì, sostiene Crosetto, che la politica avrebbe dovuto tutelare il percorso con la soluzione più veloce e sicura.

«La strada dell’Ordine del giorno e della successiva legge speciale pone un fattore di rischio», avverte, legato non solo allo slittamento dei tempi ma alla tenuta stessa dell’intesa.

Parole che hanno riaperto ferite e alimentato veleni, riportando in superficie le tensioni interne alla maggioranza e mettendo in secondo piano, ancora una volta, l’urgenza dei territori. Eppure, sullo sfondo, resta una partita che non ammette più dilazioni infinite. La sentenza della Cassazione del marzo 2024 ha reso l’esposizione potenziale dei Comuni ancora più gravosa, con il rischio concreto di ripercussioni sui bilanci e sui servizi ai cittadini. È per questo che, al di là degli schieramenti, tutti rivendicano la volontà di arrivare a una soluzione.

Tronzano lo ha detto chiaramente nel momento in cui ha ritirato l’emendamento, accettando il passaggio all’Ordine del giorno: l’obiettivo è intervenire a favore dei 52 Comuni, ma farlo in un perimetro normativo certo, capace di reggere anche ai rilievi della Corte dei conti e di evitare che l’intervento regionale venga messo in discussione. Bartoli parla di «azione giuridicamente solida», Ricca di «percorso strutturato», Fava di «responsabilità verso un territorio stremato». Resta però il tempo come variabile più inquietante. Ogni mese che passa è un mese in più in cui i Comuni continuano a convivere con accantonamenti, incertezze e bilanci appesi.















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