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Январь
2026

Metal detector nelle scuole, l’associazione presidi: «Bene ma senza educazione non bastano»

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PAVIA. «I controlli con i metal detector sono uno strumento valido per far sì che le scuole rimangano un posto sicuro per chi le vive, dato che l’aumento di conflittualità sociale è sempre più evidente. Ma non può essere l’unico: serve anche l’educazione, per ripristinare la serenità nei luoghi dell’istruzione». Matteo Loria, presidente regionale dell’associazione presidi (Anp) e dirigente scolastico del Caramuel Roncalli di Vigevano, sembra approvare l’operazione sicurezza che la polizia ha condotto mercoledì in tre istituti di Pavia città. Gli agenti si sono recati al Cardano, al Cremona e al Cossa equipaggiati di metal detector per individuare coltelli o altre armi e accompagnati dai cani antidroga. Il bilancio dell’operazione: tre coltellini multiuso sequestrati, rinvenuti nei cortili di una delle tre scuole (dov’è probabile che qualche studente li abbia lanciati prima di essere perquisito) oltre a due segnalazioni per possesso di piccole quantità di hashish.

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I controlli nelle scuole (soprattutto per il contrasto agli stupefacenti) si fanno da tempo, con la collaborazione dei presidi degli istituti nei quali vengono svolti. Ma il mortale accoltellamento di un 18enne in una scuola di La Spezia per mano di un compagno di classe (era metà gennaio) ha imposto una stretta, con i ministeri dell’Istruzione e dell’Interno che hanno varato nuove misure per contrastare la percezione di insicurezza verso cui sta scivolando il mondo della scuola dopo questo fatto di sangue. Tra queste ci sono i controlli delle forze dell’ordine con i metal detector, e una nuova direttiva interministeriale inviata alle prefetture che prevede il rafforzamento delle misure di prevenzione in classe. «I controlli nelle scuole, soprattutto contro gli stupefacenti, si sono sempre fatti – aggiunge Loria – e sono stati bene accolti dai genitori, perché visti una manifestazione di attenzione. Adesso però stiamo assistendo a un’escalation di eventi sempre più preoccupanti che riguardano il mondo della scuola, e ci pongono nuovi interrogativi sulle misure da adottare per rispondere a questo nuovo scenario. Ciò che temo è l’emulazione tra coetanei». I coltelli ritrovati mercoledì, infatti, non sono le uniche armi improprie ritrovate in ambiente scolastico: solo qualche giorno fa, uno studente di un istituto superiore di Vigevano ha portato a scuola una mazzetta da muratore, che ha poi mostrato ad alcuni compagni in corridoio (e per questo è stato denunciato dai carabinieri). E se – per quanto combattute – le droghe leggere a scuola non sono una novità, la presenza ricorrente di armi è forse un elemento di rottura rispetto al passato.

Secondo Loria, è un atteggiamento che si può leggere come una ricaduta dell’aumento di aggressività sociale anche al di fuori delle classi, cui i ragazzi danno una risposta distorta. «Le posso citare i casi che come Anp regionale abbiamo seguito. Tra questi, alcuni studenti hanno giustificato il possesso di lame o spray urticanti parlandone come strumenti di difesa in caso di battibecchi o aggressioni fuori da scuola. È un timore che hanno anche le mie figlie, che preferiscono non andare in giro sole in certi orari. Per questo sentono il bisogno di avere strumenti di difesa, senza capire il rischi né il fatto che possono trasformarsi in strumenti di offesa. È sopratutto il senso di insicurezza e paura generale che ci deve preoccupare: un problema complesso che non si risolve con soluzioni semplici. Va ricordato che gli studenti di oggi sono quelli che hanno vissuto l’isolamento del Covid, che ha cambiato il modo di intendere le relazioni sociali».

Secondo Loria, è necessario che gli attori della società facciano la loro parte per garantire la sicurezza delle scuole: «Studenti, famiglie, personale scolastico ma anche enti locali e prefetture: dobbiamo lavorare insieme per recuperare la serenità che serve all’istituzione scolastica, servono i controlli, ma anche l’educazione».

Nei casi più gravi può scattare il controllo degli accessi in istituto

Controlli con i metal detector all’ingresso delle scuole, sei lo richiedono casi di particolare gravità, oltre all’inclusione degli istituti “a rischio” nei Piani di controllo del territorio. Sono alcune delle misure contenute nella direttiva che i ministeri dell’Istruzione e dell’Interno hanno inviato a prefetture, forze dell’ordine, uffici scolastici regionali e altri enti locali, per rafforzare i controlli nelle scuole dopo l’omicidio in una scuola di La Spezia, dove un 18enne è stato accoltellato da un coetaneo. Nel documento si ribadisce la necessità di eseguire controlli mantenendo un approccio «prudente ed equilibrato», prevedendo livelli di intervento crescenti in base alla complessità del caso. Si parte con l’inserimento degli istituti nei Piani di controllo del territorio, per poi passare al controllo degli accessi ricorrendo – nel caso – anche a «dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi», si legge nella direttiva interministeriale. Le prefetture, inoltre, dovranno monitorare le iniziative di sicurezza messe in campo accompagnandole con un «sistema strutturato di monitoraggio che consentirà di verificare le ricadute delle stesse, valutandone l’impatto concreto», e riferendo al ministero (con cadenza periodica) le misure messe in atto.

La Cisl: «Piangere sulle tragedie non serve, bisogna prevenire»

«È inutile piangere sulle disgrazie accadute, bisogna prevenirle con controlli ed educazione: anche le ispezioni con i metal detector vanno bene, ma devono essere fatte con la dovuta prudenza e delicatezza perché si parla sempre di studenti». Così Elena Maga, referente della Cisl scuola, dopo l’operazione sicurezza attuata dalla polizia in tre scuole di Pavia città: mercoledì mattina gli agenti hanno controllato il Cardano, il Cossa e il Cremona con cani antidroga e metal detector, ritrovando alcuni coltellini nei cortili di uno dei tre istituti.

Secondo la sindacalista, la presenza di armi bianche a scuola si può leggere come l’effetto secondario di un generale aumento dell’aggressività, che non riguarda solo la scuola: «Per quanto gli episodi di ritrovamento di coltelli o taglierini siano residuali, non si può negare che ci sia un aumento dell’aggressività da parte di giovani, ma anche da parte dei genitori, avvertito dal personale scolastico», aggiunge Maga. E se la Cisl sembra approvare la stretta sui controlli decisa dopo l’omicidio in una scuola di La Spezia, la Cgil ha stigmatizzato l’operazione che la polizia ha attuato nei tre istituti del capoluogo. Un atteggiamento inquisitorio nei confronti degli studenti da un lato, screditante verso il personale della scuola dall’altro e in ogni caso inutile. In primo luogo perché il fatto di aver trovato oggetti potenzialmente pericolosi oggi non esclude che non li si possa rinvenire domani. A meno che non ci sia l’intenzione di militarizzare le scuole e fare simili controlli ogni giorno. Non è questa la via da percorrere in ambiente educativo per scongiurare tragedie come quella di La Spezia» ha scritto la sigla in un comunicato. —















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