Niente convegno fascista sulla remigrazione in Parlamento: la legge Mancino vieta l’odio razzista
In Italia, non c’è la libertà di diffondere idee discriminatorie, razziste, fasciste e naziste. È vietato dalla legge Mancino del 1993.
Con buona pace di Casapound, di Veneto Fronte Skinheads, della Rete dei Patrioti e del deputato leghista Domenico Forgiuele, il luminare che aveva invitato nella sala stampa della Camera siffatto manipolo di intellettuali. E naturalmente del generale Vannacci.
In democrazia, la libertà di parola, di pensiero e di espressione non è illimitata. Nessuna libertà costituzionalmente garantita lo è, proprio perché la democrazia ha bisogno di regole, di controlli, di limiti entro cui i diritti vanno esercitati e tutelati.
L’argomento di dissertazione del convegno fascista avrebbe dovuto essere il concetto nazista di “remigrazione”, nato in area tedesca, tra l’Afd e il leader dell’estrema destra austriaca Martin Sellner.
Perciò, è un bene che il convegno della vergogna sia stato annullato dopo le proteste dell’opposizione. Dall’episodio possiamo trarre due conclusioni. La prima è che finalmente abbiamo capito dove sta l’asticella dell’indignazione del Partito Democratico: il nazismo. Anche la seconda è una buona notizia: per il momento i fascisti non possono discutere di razzismo nel Parlamento italiano.
In un contesto storico-politico così preoccupante e desolante, due buone notizie in un giorno solo sono più di quanto sia lecito sperare.
Ecco perché risulta incomprensibile che alcuni intellettuali veri, come Massimo Cacciari, abbiano invocato la tolleranza, la libertà di parola e il confronto democratico come antidoti per sconfiggere sul campo la propaganda sulla remigrazione. L’obiezione è semplice: persone dichiaratamente fasciste che vorrebbero deportare stranieri non assimilati alla cultura del paese che li ospita diffondono appunto idee razziste e violente.
Questi signori non ce l’hanno solo con i migranti irregolari, che sono già sanzionati dalla legge, ma vorrebbero trasferire altrove gli stranieri che vivono regolarmente in Italia. Si immagina perfino una non meglio identificata autorità pubblica con il compito di valutare il grado di integrazione degli stranieri nella cultura e nelle consuetudini patrie. La remigrazione, inoltre, prevede che i cittadini incriminati di non avere sangue italico, prima di essere deportati presumibilmente in centri di detenzione (o campi profughi, o chissà dove), siano anche sottoposti a una rigidissima forma di controllo del loro modo di vivere, delle loro relazioni interpersonali, del loro rispetto verso le tradizioni nazionali. Qualsiasi cosa voglia dire.
Come ciò si concili con l’apparente volontarietà della deportazione, non è dato sapersi.
Questa concezione evidentemente discrimina alcuni cittadini su base etnica, culturale e religiosa. Perciò, è fuori legge e non può essere diffusa impunemente. Allora, non solo dovrebbe essere vietato ai fascisti e ai razzisti l’ingresso in parlamento – ci mancherebbe altro – ma dovrebbe essere interdetta loro anche la possibilità di organizzare qualsiasi evento pubblico che abbia lo scopo di diffondere queste oscenità.
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