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“Più controlli e stop alle pubblicità di interventi estetici, sono diventati un’ossessione”: le misure del governo cinese dopo il boom di “ritocchini” tra Millennial e GenZ

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L’ossessione per la chirurgia e per la medicina estetica ha travolto la Cina negli ultimi anni. Vista la domanda crescente, soprattutto da parte di giovanissimi, è nato un pericoloso sottobosco di cliniche dagli standard discutibili e personale non qualificato che usa i social per promuovere i propri servizi. Il governo ha deciso di mettere un freno, intensificando i controlli e limitando le comunicazioni ingannevoli online o le pubblicità di interventi ad alto rischio.

La medicina estetica è un settore in crescita un po’ ovunque, ma in Cina ha conosciuto un boom particolare tra i millennial e la generazione Z, che dispongono di una capacità di spesa maggiore delle generazioni precedenti. Ci sono vari fattori culturali e sociali che pesano su queste scelte: in una società altamente competitiva come quella cinese, l’aspetto fisico è una carta in più da giocare per ottenere un lavoro prestigioso o un buon matrimonio. Spesso sono proprio i genitori che, dopo gli esami, regalano ai figli interventi e procedure per ritoccare il viso. In più, l’onnipresenza dei social, dei filtri e delle immagini ritoccate ha normalizzato standard di bellezza irreali. Non sono più solo influencer, personaggi pubblici o professionisti dello spettacolo a ricorrere alla chirurgia estetica: sono studenti, a volte anche minorenni, e giovani professionisti di qualsiasi settore. Si parla infatti di “visual economy”, l’economia dell’aspetto fisico: un volto simmetrico e attraente non è un lusso o un capriccio, ma un investimento sul futuro.

“L’aspetto più malsano della medicina estetica in Cina in questo momento è che alcune cliniche di medicina estetica vogliono solo fare soldi, senza considerare i problemi di salute”, ha detto al Washington Post il chirurgo plastico Lin Ruiyu, sottolineando come dieci anni fa fosse il “Far West”. Come accade in altre parti del mondo, l’impennarsi della domanda ha favorito la nascita di cliniche clandestine e “scuole” che promettono di formare medici estetici e chirurghi in una settimana. I risultati, purtroppo, sono ben noti: sui giornali e sui social si moltiplicano le storie di interventi andati male. C’è chi racconta di tessuto necrotico, chi ha subito infezioni o ha dovuto gestire rigidità innaturali. Il governo cinese è passato al contrattacco con una serie di resoconti sui rischi di ogni procedura – dalla richiestissima blefaroplastica al Botox – e nuove norme, più severe.

Già nel 2021 l’Amministrazione statale per la regolamentazione sul mercato aveva vietato gli annunci in ambito medico-estetico che promuovevano “ansia sull’aspetto fisico”. Successivamente Pechino ha rafforzato i controlli sulla formazione dei medici per garantire la sicurezza dei pazienti. Lo scorso maggio sono state emanate nuove linee guida che richiedono alle piattaforme social di regolamentare la pubblicità in ambito medico, rimuovendo gli annunci non conformi. Il governo ha avviato anche una massiccia campagna di sensibilizzazione rivolta ai più giovani (e ai loro genitori) sulle possibili complicazioni e la possibilità di traumi psicologici.

Oltre alla sicurezza sanitaria, il governo di Pechino è preoccupato di un’eccessiva “occidentalizzazione” nel rapporto con lo specchio: l’ossessione per l’aspetto fisico è ben lontana dall’ideologia nazionale fatta di orgoglio, sobrietà e duro lavoro. Ma potrebbe già essere troppo tardi. Secondo un’analisi riportata dal Washington Post, la Cina è il secondo mercato per la medicina estetica dopo gli Stati Uniti. Una stima che somma sia gli interventi di chirurgia vera e propria, sia le iniezioni (come filler e Botox) sia liposuzioni e interventi di rimodellamento. Per molti giovani cinesi è una chance di successo, emancipazione e libertà: e una volta ottenuta, è difficile tornare indietro.

L'articolo “Più controlli e stop alle pubblicità di interventi estetici, sono diventati un’ossessione”: le misure del governo cinese dopo il boom di “ritocchini” tra Millennial e GenZ proviene da Il Fatto Quotidiano.















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