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La cultura della sicurezza sul lavoro a Napoli: c’è ancora molta strada da fare

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Napoli, i numeri degli infortuni e delle malattie professionali raccontano una storia che non si può ignorare. Una storia fatta di cadute dall’alto, schiacciamenti, esposizioni prolungate a sostanze nocive, stress cronico, turni irregolari.

Napoli è una città complessa. Questa complessità si riflette anche nel mondo del lavoro. Molte attività si svolgono in spazi ridotti, in edifici storici adattati. La prevenzione qui non può essere standardizzata, richiede attenzione, competenza, capacità di leggere il contesto. Serve uno sguardo che vada oltre la carta. Ed è proprio qui che emerge una delle criticità principali: la sicurezza viene ancora percepita troppo spesso come un adempimento formale, non come un valore. Come un costo, non come un investimento. Come un obbligo imposto dall’esterno, non come una responsabilità condivisa.

Tra norme, prassi e realtà quotidiana

Il quadro normativo italiano in materia di sicurezza sul lavoro è articolato, strutturato, chiaro. Le regole esistono. I ruoli sono definiti. Le responsabilità sono scritte nero su bianco. Eppure, nella pratica quotidiana, qualcosa si inceppa. A Napoli questo scarto è spesso più visibile perché il tessuto produttivo è composto in larga parte da micro e piccole realtà, dove il confine tra titolare, lavoratore, familiare e collaboratore è sottile. Quando tutti fanno tutto, il rischio è che nessuno si senta davvero responsabile della sicurezza.

In molti contesti, le misure di prevenzione vengono adattate “alla buona”. Si lavora come si è sempre fatto. Si improvvisa. Ci si affida all’esperienza. Ma l’esperienza, da sola, non basta più. I processi sono cambiati, i materiali anche, così come i ritmi e le pressioni.

La sicurezza non può essere un corpo estraneo che entra in azienda solo quando c’è un controllo o un’ispezione. Deve diventare parte del modo di lavorare. Un riflesso automatico. Una seconda natura. Questo richiede tempo, certo. Ma soprattutto richiede una trasformazione culturale profonda.

Il peso degli infortuni e il costo invisibile del rischio

Quando si parla di infortuni sul lavoro, il pensiero corre subito ai numeri. Ma dietro ogni numero c’è una persona. Una famiglia. Una storia interrotta o cambiata per sempre. Il costo degli infortuni non è solo economico, è umano, sociale, culturale. A Napoli, come in molte aree ad alta densità lavorativa, questo costo spesso non fa notizia.

Le assenze prolungate, le ridotte capacità lavorative, il clima di paura che può nascere dopo un incidente grave. Tutti elementi che incidono sulla produttività, certo, ma anche sulla qualità del lavoro e della vita. E poi c’è il lavoro sommerso, che rende tutto più fragile. Dove non c’è tutela, non c’è prevenzione. Dove non c’è prevenzione, l’infortunio diventa quasi inevitabile.

Il vero problema è che il rischio viene ancora sottovalutato. Finché “non succede niente”, tutto sembra andare bene. Ma la sicurezza non si misura sull’assenza temporanea di incidenti. Si misura sulla capacità di prevenirli prima che accadano.

Formazione: il cuore della prevenzione

Se c’è un punto su cui il lavoro a Napoli deve ancora crescere, è proprio questo: la formazione non è un aspetto secondario nella sicurezza. Non è un corso da fare una volta e dimenticare. Non è un obbligo da assolvere in fretta. È un processo continuo. Che deve parlare il linguaggio delle persone, non solo quello delle norme.

Corsi sicurezza efficaci cambiano i comportamenti, aiutano a riconoscere i pericoli prima che diventino incidenti. Insegnano a fermarsi, a valutare, a scegliere la soluzione più sicura anche quando sembra più lenta.

Quando la formazione è ben fatta, produce un effetto a catena. Migliora la comunicazione interna, riduce gli errori, aumenta il senso di responsabilità. E soprattutto crea una base culturale condivisa, senza la quale nessuna norma può funzionare davvero. Investire nella formazione significa investire nella dignità del lavoro.

Uno sguardo critico, ma costruttivo

Parlare di sicurezza sul lavoro a Napoli significa evitare due trappole. La prima è il fatalismo, la seconda è la retorica. La realtà sta nel mezzo, fatta di difficoltà reali ma anche di enormi possibilità di miglioramento.

Napoli ha una forza straordinaria: la capacità di adattarsi, di trovare soluzioni, di reinventarsi. Questa stessa energia può e deve essere indirizzata verso una nuova cultura della sicurezza. Più matura. Più consapevole. Più condivisa.

L’impressione è chiara: la strada è ancora lunga, ma non è sbarrata. Ogni volta che la sicurezza viene trattata come un valore e non come un fastidio, si fa un passo avanti. Ogni volta che si investe in conoscenza, si costruisce futuro. Napoli è chiamata, oggi più che mai, a trasformare la sua straordinaria vitalità in lavoro sicuro.

L'articolo La cultura della sicurezza sul lavoro a Napoli: c’è ancora molta strada da fare proviene da Napoli Fans.















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