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Concorso per dirigenti scolastici, regole cambiate in corso d’opera

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IVREA. Non si possono cambiare le regole quando la partita è già iniziata. Men che meno quando si parla di un concorso pubblico. Questa in buona sostanza il messaggio della lettera aperta, indirizzata a politica, sindacati e opinione pubblica, firmata dai vincitori del concorso ordinario per Dirigenti scolastici di Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana e Marche, nella quale si denuncia la scomparsa delle restituzioni determinata dalle modifiche introdotte con la Legge di bilancio 2025. Tra i firmatari, anche due insegnanti del Canavese: Chiara Tinuzzo, insegnante alla scuola media Falcone, e Moreno Gallo Carrabba, del'Iis Olivetti.

I fatti dal 2024 a oggi

Una situazione complessa: nel 2024 in molte Regioni, tra cui il Piemonte, le procedure del concorso ordinario per dirigenti scolastici, il quale si caratterizza oltre che per essere aperto a tutti anche come canale principale e prioritario per la selezione, non si erano concluse in tempo per consentire le nomine. Per far fronte alla carenza di dirigenti, il Ministero dell’Istruzione decise allora di effettuare immissioni in ruolo attingendo in misura rilevante al concorso riservato, caratterizzato invece da un percorso semplificato con canale eccezionale e temporaneo. Per evitare che i vincitori dell’ordinario venissero penalizzati però, il legislatore aveva previsto una clausola di salvaguardia: i posti anticipati al concorso riservato, sarebbero stati restituiti all’ordinario negli anni successivi. Stante questa garanzia, i candidati del concorso ordinario, pur vincitori, accettarono il rinvio dell’assunzione.

Una garanzia che non si sarebbe però rivelata tanto garantita: con l’approvazione di un intervento inserito all’interno di una norma finanziaria della legge di Bilancio 2025, approvata con voto di fiducia, il meccanismo automatico di restituzione dei posti è stato cancellato con un colpo di spugna, e quella che nel 2024 si configurava certezza normativa è ora divenuta solo una possibilità aleatoria, subordinata alle future ripartizioni regionali.

Così ora sono 34 i posti in bilico in Piemonte, che secondo la normativa precedente avrebbero dovuto essere restituiti al concorso ordinario dopo le assunzioni effettuate dal concorso riservato, ma che ora rischiano di non tornare mai più nella disponibilità dei vincitori dell’ordinario.

Il rischio contenzioso

Per i candidati piemontesi si profila così una situazione paradossale, con vincitori dello stesso concorso trattati in modo diverso, colleghi assunti prima e altri lasciati in attesa indefinita e la possibilità concreta che il concorso riservato finisca per assorbire più posti di quello ordinario, teoricamente prioritario. Tanto più che a normativa attuale prevede che almeno il 60% dei posti sia destinato al concorso ordinario, mentre il restante 40% al riservato.

Tuttavia, senza il correttivo della restituzione, questa regola produce effetti distorti: in regioni come il Piemonte, dove le graduatorie dell’ordinario sono numericamente ridotte, i posti non utilizzati finiscono per confluire verso il riservato, alterando l’equilibrio complessivo, e risultando in una disparità di trattamento.

Il rischio contenzioso è ben più di una possibilità aleatoria, e il gran numero di ricorsi a cui questa scelta espone l’amministrazione potrebbero finire col bloccare o rallentare ulteriormente le future immissioni in ruolo. Da qui la lettera aperta, i cui firmatari chiedono ora un intervento politico chiaro, che comprenda il ripristino della restituzione dei posti o una gestione nazionale e uniforme delle assunzioni. Per i firmatari insomma, il problema non si esaurisce solo sul piano occupazionale, ma sulla credibilità stessa delle istituzioni: se le regole possono essere riscritte dopo che i vincitori sono stati proclamati, allora il problema non riguarda solo i dirigenti scolastici, ma la tenuta stessa del principio di equità e della garanzia di imparzialità nei concorsi pubblici.















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