Stellantis precipita in un buco nero di 22 miliardi. Colpa dei ritardi sull’elettrico e dei suoi manager d’oro
Giornata nera per Stellantis, per la storia Fiat, per i suoi operai, per la famiglia Elkann e per i suoi manager, anche quel Carlos Tavares, ex CEO di Stellantis, che incassò circa 36,5 milioni di euro nel 2023, 23 milioni di euro nel 2024 (inclusi base di 2 milioni, bonus e benefit) per incassare una liquidazione-buonuscita è stata di 12 milioni di euro per obiettivi “raggiunti”. E meno male che erano stati raggiunti, visto che oggi Stellantis annuncia un “buco” di circa 22,2 miliardi di euro nel 2025, eredità anche della gestione Tavares e di quella tardiva conversione all’elettrico di cui, peraltro, il manager portoghese era stato un sostenitore. Ma nulla accadde e oggi il costo del riposizionamento dell’azienda sull’elettrico ha un impatto enorme sui bilanci e sul titolo in Borsa. “La nuova strategia ha portato, infatti, alla cancellazione di modelli e programmi che non hanno prospettive di redditività. L’obiettivo – spiega Stellantis – è soddisfare le preferenze dei clienti e sostenere una crescita profittevole. I risultati finanziari preliminari per il secondo semestre 2025 evidenziano un miglioramento dei ricavi netti e del free cash flow industriale. A causa della perdita netta 2025 non saranno distribuiti dividendi”. Almeno questo…
Stellantis si lancia sull’elettrico e il titolo affonda
Da questa mattina per Stellantis la quotazione a Piazza Affari è stata una via crucis e il titolo è arrivato a perdere fino al 28,7% a 5,97 euro, bruciando in una sola seduta quasi 5 miliardi di euro di capitalizzazione, travolta dall’annuncio della profonda revisione della strategia sui veicoli elettrici e dai dati preliminari sul secondo semestre 2025. La comunicazione, diffusa prima dell’avvio delle contrattazioni, ha inizialmente bloccato il titolo senza prezzo; poi, una volta entrato in negoziazione, sono scattate vendite pesanti. A rendere piu’ brusco l’impatto, c’e’ anche l’effetto sorpresa: il mercato è stato colto di sorpresa perche’ la svalutazione è arrivata prima della pubblicazione dei risultati completi, attesi il 26 febbraio, e perché l’ordine di grandezza degli oneri è risultato sensibilmente superiore alle attese di almeno una parte del sell-side. Una reazione che riflette lo shock degli investitori di fronte a un cambio di rotta che ridisegna, in modo netto, le prospettive finanziarie del gruppo. Stellantis ha reso noto di aver contabilizzato oneri per circa 22,2 miliardi di euro nel secondo semestre, che porteranno a una perdita netta preliminare compresa tra 19 e 21 miliardi di euro. Ma secondo l’amministratore delegato Filosa il futuro non è così nero: si stimano per il 2026 ricavi tra 78 e 80 miliardi di euro, un risultato operativo rettificato (AOI) negativo tra -1,2 e -1,5 miliardi e un free cash flow industriale negativo tra 2,3 e 2,5 miliardi. Tali oneri comporteranno uscite di cassa attese in circa 6,5 miliardi di euro nei prossimi quattro anni.
Ma il crollo del titolo non si è fermato neppure dopo le rassicurazioni del Ceo, Antonio Filosa, che in call con gli analisti ha parlato “di un reset strategico” necessario “per garantire una crescita profittevole” nel futuro. Una riorganizzazione dettata dalla necessita’ di correggere gli errori fatti in passato per aver sopravvalutato il ritmo della transizione energetica, ha spiegato il Ceo che tuttavia si aspetta “un continuo miglioramento nel 2026”. “Prevediamo di essere profittevoli come gruppo in tutto il 2026 ed e’ esattamente cio’ che faremo”, ha aggiunto Filosa, definitosi “molto ottimista per il 2026 e per il futuro” del gruppo”. Il Cfo del gruppo, Joao Laranjo, ha spiegato invece “la decisione di non distribuire il dividendo quest’anno è stata presa a causa delle perdite” che il gruppo accuserà a seguito delle maxi-svalutazioni e ha escluso ipotesi allo studio di aumenti di capitale.
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