Vigevano: «Tanti poveri non si curano più» La Caritas cerca medici volontari
VIGEVANO. O faccio la spesa o mi curo: dall’infiltrazione di cortisone per ridurre il dolore alla spalla, al ginocchio e così via, all’otturazione a un dente, ma anche una qualsiasi visita medica che richiede il pagamento di un ticket.
Le persone che rinunciano alle cure mediche per motivi economici, o per le lunghe liste d’attesa che possono arrivate anche a diversi mesi, sono sempre di più: un fatto che sta diventando una vera e propria emergenza sanitaria. E a volte c’è anche una mamma, o un papà, che rinuncia a una propria visita, o una cura, pur di far visitare e curare il figlio o la figlia.
L’evoluzione del fenomeno
«C’è una fetta di popolazione sempre più grande – spiega don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana di Vigevano – che, pur lavorando, è costretta a scegliere. O meglio, a rimandare, e non sempre “rimandare” è la scelta migliore. Non riguarda solo Vigevano, quindi non voglio lanciare un allarme locale, ma noi qui ne stiamo incontrando tantissimi. Prima magari interessava per lo più i disoccupati, che però avevano qualche esenzione e una soluzione si riusciva a trovare. Poi si sono aggiunti gli stranieri irregolari, che quindi, non avendo la tessera sanitaria, come unica alternativa hanno il Pronto soccorso».
Il costo della vita che cresce
Il punto è che questa grande fetta di popolazione, pur lavorando, non riesce a tenere il passo con il costo della vita: a Vigevano, per esempio, i canoni d’affitto sono aumentati negli ultimi due anni, e va specificato che per le famiglie in affitto, l’incidenza della spesa per la casa arriva a quasi un terzo del reddito. Se a questo si aggiunge il fatto che ora anche fare la spesa costa sempre di più, i conti sono presto fatti.
Per questo la rinuncia alle cure cresce: qual è la soluzione? «L’idea è quella di chiedere ai medici di pensione – propone ancora don Moreno – di indossare nuovamente il camice, di rimettersi a disposizione, gratuitamente, della popolazione: di chi non può, per i motivi che ho spiegato, farsi curare dal servizio sanitario pubblico né, tantomeno, da quello privato».
La Caritas lancia l’appello, ma non ha un progetto per allestire ambulatori idonei per svolgere tale attività. «Noi abbiamo solo colto l’allarme, che ci sembra importante – risponde don Moreno –. Il resto è ancora tutto da “costruire”. Abbiamo pensato che il primo passo fosse quello di invitare tutti i professionisti a farsi avanti: chi ha tempo, passione e voglia, venga qui negli uffici di corso Torino e ci aiuti a capire come dare una risposta concreta a queste persone che hanno diritto alla salute». Ovviamente serviranno anche degli strumenti e qui l’idea è quella delle convenzioni, seguendo la formula del privato sociale come già avviato in altre regioni italiane. —
