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Autogol, gaffe, uscite infelici: quando Nordio è diventato testimonial del No al referendum (a sua insaputa)

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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio testimonial inconsapevole del No al Referendum. Ufficialmente non lo è, nei fatti sì. La sensazione è questa, specie se si mettono in file le recenti dichiarazioni del guardasigilli che, nel tentativo di spingere la sua riforma, quasi quasi rischia di affossarla. La confusione è totale: se nelle card di Fratelli d’Italia c’è scritto “Vota Sì per una giustizia più efficace, veloce, giusta”, Nordio ha sempre detto il contrario: “Non abbiamo mai detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci”. L’ultimo spot per il No è stato durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi dove ha affiancato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nell’illustrare il decreto Sicurezza approvato dopo gli scontri di Torino.

“Chi controlla la polizia? La controlla la magistratura”. Domanda e risposta secca. Il tutto ai limiti dell’ovvio. Fin qui, infatti, le parole del ministro della Giustizia sembrano in linea con la Costituzione italiana dove si legge che “l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”. Lo dice l’articolo 109 che, d’altronde, è uno di quelli non interessato dalla riforma. Ma Nordio ci mette poco a inciampare e svelare il vero disegno del governo, cioè tenere sotto i magistrati. La formula è sempre uguale: domanda e risposta secca. Questa volta, però, non solo la sbaglia (la risposta), ma riesce pure a dimostrare una sorta di insofferenza nei confronti dei magistrati e, soprattutto, della Costituzione. Quantomeno dimostra di non condividerla quando, nella foga, si avventura nel suo monologo: “E chi controlla la magistratura? Non esiste un potere senza un controllo. È quello che noi cerchiamo di introdurre con la riforma costituzionale. Oggi la magistratura è controllata da sé stessa e dalle sue correnti, nel Csm e nella sua sezione disciplinare, che è una giustizia domestica. Con l’inserimento dell’Alta Corte, non più soggetta alla baratterìa delle correnti che invece costituiscono una giustizia domestica, ci sarà un controllo attribuito alla magistratura – indipendente e autonoma – ma il controllo sarà anche sulla magistratura”.

Eppure, a Nordio per darsi la risposta giusta su “chi controlla la magistratura”, sarebbe bastato ricordare la “tradizione dei padri costituenti” nella quale, in un’intervista rilasciata a novembre al Corriere, aveva detto di essersi mosso per scrivere la riforma. Si sarebbe accorto, infatti, dell’articolo 101 della Costituzione, un altro “scampato” (come il 109) alle sue modifiche. Dopo un ripasso sulla “giustizia amministrata in nome del popolo” (non sarebbe male di questi tempi in cui il governo vorrebbe dettare ai pm le ipotesi di reato, ndr), quell’articolo avrebbe illuminato Nordio consentendogli di non fare la figura dello studente al primo anno di giurisprudenza. Chi controlla la magistratura quindi? La Costituzione è chiara e lo dice in sette parole: “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.

Quale? Quella che, con l’articolo 70 della Carta (pure lui salvo al momento, ndr), è stata affidata “collettivamente alle due Camere”. Sono solo i due rami del Parlamento, quindi, che esercitano “la funzione legislativa” e che di conseguenza approvano le leggi a cui poi è soggetta la magistratura che costituisce, recita l’articolo 104 (anche nella versione riformata da Nordio, ndr), “un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. In sostanza il contrario di quanto affermato dal ministro secondo cui “non esiste un potere senza un controllo”. Forse modificare il passaggio sull’autonomia e sull’indipendenza sarebbe stato troppo pure per Nordio. Tuttavia riesce a stupirsi “che Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”. Altro punto segnato a favore del No mentre fa campagna referendaria per il Sì. Sullo sfondo c’è sempre lo scontro con la magistratura. Basta rileggere l’attacco sferrato nei mesi scorsi al sostituto procuratore generale della Cassazione Raffaele Piccirillo “colpevole” di aver detto, in un’intervista rilasciata a Repubblica, che le giustificazioni dell’esponente del governo sul caso Almasri fossero “prive di fondamento giuridico”. Lesa maestà per Nordio: “Che un magistrato in servizio si permetta di censurare su un giornale le cose che ho fatto, in qualsiasi Paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri. Potrebbe essere oggetto di valutazione. I magistrati sono convinti di godere di una impunità tale da poter dire quello che vogliono. Questo rimane fino a che non faremo una riforma perché non c’è sanzione di fronte a esondazioni improprie”.

A proposito di magistrati soliti a “esondare impropriamente”, un posto riservato sul banco degli imputati nel “tribunale di Nordio” lo ha conquistato di diritto il procuratore generale di Napoli Aldo Policastro che ha osato riscontrare un dato oggettivo: la riforma della separazione delle carriere compare anche nel piano di “rinascita democratica di Licio Gelli”. “Se l’opinione del signor Licio Gelli era giusta non si vede perché non si debba seguire perché l’ha detta lui”. Il guardasigilli, in un primo momento, sembra averla presa bene. Poi, però, evidentemente qualcuno gli avrà fatto notare che il “maestro venerabile della P2” non è l’immagine adatta da affiancare a una riforma che ha l’obiettivo di arrivare a un “processo più giusto”. Ed Ecco che Nordio trascende in qualcosa di sgradevole. A maggior ragione se esce dalla bocca di un ministro della Repubblica: “Quel magistrato ha il mio massimo disprezzo – ha affermato riferendosi a Policastro – Non gli stringerei mai la mano, dovrei usare il disinfettante”.

Un attacco scomposto che mostra tutte le fragilità del Si. Ma è l’ennesimo con il quale Nordio, di fatto, delegittima la magistratura. Durante la presentazione del suo libro, Nordio si è soffermato sulle azioni punitive contro i giudici e, in particolare, sulla responsabilità civile che non serve “a nulla perché il magistrato è assicurato. È una sanzione inadatta”. Le parole di Nordio sono uno spot dietro l’altro per il comitato del No e danno la misura di quello che il governo pensa della giustizia: “Il magistrato inetto, impreparato, inadeguato non va colpito nel portafoglio, ma va colpito nella carriera, e semmai deve essere destituito. Questo non accade oggi perché la sezione disciplinare e il Csm, che avrebbero il potere di destituirlo quando è inadeguato, non lo fanno mai. C’è una giustizia domestica e correntizia che fa una stanza di compensazione. Tizio protegge Caio perché è il padrino della sua corrente, Sempronio protegge Martino ed entrambi si proteggono a vicenda. Ecco perché questa riforma entra nella responsabilità dei magistrati. Il magistrato inadeguato deve cambiare mestiere”.

Il Consiglio superiore della magistratura, in sostanza, assolve troppo. Ma lo fa anche perché Nordio non esercita quasi mai il potere autonomo di impugnare le sentenze di assoluzione davanti alle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione. Dal febbraio 2023 è successo solo 6 volte su 176, appena il 3,4% dei casi. Se i dati sono questi, delle due una: o Nordio condivideva le assoluzioni, e quindi entra a pieno titolo tra i responsabili della presunta “giustizia domestica”, o quelle assoluzioni disposte dal Csm erano giuste. E il comitato del “No” attende la prossima dichiarazione.

L'articolo Autogol, gaffe, uscite infelici: quando Nordio è diventato testimonial del No al referendum (a sua insaputa) proviene da Il Fatto Quotidiano.















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