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Morto Arnaldo Alberti fine intellettuale del Canavese

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Banchette

Accingendosi a ricordare la figura di Arnaldo Alberti, scomparso giovedì all’ospedale d’Ivrea a 90 anni, si deve mettere in conto il rischio di essere incompleti. A provocare l’improvviso decesso di Alberti, che era reduce dall’intervento dello scorso gennaio per curare un’ulcera alla gamba, è stata un’insufficienza respiratoria verificatasi intorno alle 5 di mattina, cui è seguito il trasporto in ambulanza al nosocomio eporediese, dove la morte è sopraggiunta un paio d’ore più tardi.

Il funerale si tiene questa mattina, sabato 21, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale di Banchette Nuovo. Nato nel 1935 a Treviso (dove ebbe occasione di stringere un’affettuosa amicizia con una giovanissima Laura Efrikian, futura prima moglie del cantante Gianni Morandi), fresco di laurea in lingue slave a Venezia, incontrò casualmente sul treno il funzionario olivettiano Franco Tatò, che gli propose di entrare in Olivetti. Fu così che nei primissimi anni 60 Alberti approdò a Ivrea, andando a lavorare all’Ufficio brevetti, in qualità di interprete. In fabbrica rimase per quasi tre lustri, lasciandola per divergenze con alcuni dirigenti in occasione di una mostra di prodotti Olivetti allestita a Mosca. Dopo una breve parentesi giornalistica in un giornale della capitale russa, tornato a Ivrea egli si diede all’insegnamento dell’inglese nelle scuole superiori di Ivrea e Cuorgné, conseguendo nel contempo la laurea in medicina all’Università di Torino. Ma la passione per la scrittura lo indusse ben presto a mettersi in proprio. Correva l’anno 1976, quando Arnaldo Alberti iniziò la sua collaborazione alla Sentinella del Canavese, grazie al fortunato incontro con l’allora direttore Francesco Brizzolara. La diversità di carattere e di interessi personali non impedì ai due di avviare un proficuo rapporto professionale, a tutto beneficio dei lettori, che in breve tempo presero ad appassionarsi alla rubrica dei riscontri (ironiche riflessioni sulla politica e i politici canavesani, firmate con lo pseudonimo “Aral”) come alle lezioni sulla parlata canavesana. E se queste ultime, pubblicate a puntate settimanali nella primavera del ʼ77 non mancarono di ravvivare, non senza polemiche, l’ambiente dei cultori della più radicata lingua locale, i corsi imperniati sulle vicissitudini amministrative e sociali canavesane sfociarono a fine ʼ85 nella pubblicazione del volumetto Chi mi ama prosegua, primo di un serie di tre (gli altri riguardarono la cucina canavesana e i poeti dialettali canavesani, curati rispettivamente da Maria Luisa Goteri e da chi scrive queste note) di una collana sentinelliana interrottasi bruscamente con l’avvicendamento nella direzione dell’allora bisettimanale.

Della collaborazione di Alberti con il nostro giornale vale la pena ancora ricordare la seguitissima rubrica con le recensioni dei ristoranti canavesani, che se da un lato aspettavano ansiosi la visita del degustatore, al tempo stesso facevano i debiti scongiuri in vista della fatidica recensione… E poi, da ultima, la curatela degli inserti dedicati al nuovo millennio, per confrontare la vita quotidiana dell’anno Mille con quella dell’attualità, all’alba del Terzo Millennio. E così, mentre aveva eretto la sua residenza di Banchette da quasi 50 anni a suo osservatorio privilegiato contestualmente ne aveva fatto la base di un lavoro rivolto a confini ben più ampi, in linea con la sua appartenenza al Bureau International della Societé Européenne de Culture e la sua attività di filologo e slavista, espressasi attraverso la collaborazione con numerosi editori nazionali e non solo.















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