Sondaggi referendum Giustizia: una panoramica su tutti gli istituti demoscopici
Sondaggi referendum Giustizia: una panoramica su tutti gli istituti demoscopici
Manca solo un mese all’appuntamento referendario per validare o meno la riforma della Giustizia. Si vota, infatti, il 22 e 23 marzo. A ridosso dell’appuntamento con le urne, gli istituti demoscopici hanno sondato a più riprese la forza dei sì e dei no. All’intenzione di voto si aggiunge anche il dato sull’affluenza, che pure potrebbe risultare decisivo ai fini della vittoria dell’uno o dell’altro. Da Termometro Politico, vi facciamo una panoramica sulla situazione attuale, con due dati che spiccano su tutti
Sondaggi referendum Giustizia: a un mese dal voto, prevalgono leggermente i “sì” (specialmente con alta affluenza)
A un mese dal referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo, i sondaggi restituiscono un quadro tutt’altro che definito. Si può dire, però, che il Sì appare mediamente in vantaggio, ma con margini contenuti e con un numero ancora elevato di indecisi. Più che un orientamento consolidato dell’opinione pubblica, emerge una competizione aperta, in cui il risultato finale potrebbe dipendere soprattutto dalla partecipazione al voto.
Alta indecisione e una competizione ancora molto aperta
Le rilevazioni pubblicate nelle ultime settimane da diversi istituti, tra cui Ipsos, SWG, EMG e YouTrend, collocano il Sì generalmente tra il 45% e il 50%, mentre il No oscilla tra il 40% e il 47%. In molti casi gli indecisi restano una quota rilevante dell’elettorato, talvolta superiore al 20%, segno di una scelta ancora in evoluzione. Questo dato, molto ampio, potrebbe mostrare anche la scelta di Meloni di evitare una personalizzazione del referendum, evitando quell’errore strategico commesso nel 2016 da Renzi che portò l’allora primo ministro a dimettersi subito dopo la pubblicazione dei risultati.
La maggior affluenza favorirebbe il sì
Un elemento particolarmente interessante riguarda il ruolo dell’affluenza. Diversi istituti hanno simulato scenari differenti, mostrando come un aumento della partecipazione tenda a favorire il Sì, mentre livelli più bassi di mobilitazione portano a un sostanziale equilibrio tra le due opzioni. Questo suggerisce che il referendum potrebbe decidersi non tanto sulle preferenze consolidate, quanto sulla capacità delle due campagne di portare gli elettori alle urne.
Il dato politico che emerge è quello di un voto sensibile alla fase finale della campagna. Il vantaggio del Sì, quando presente, raramente supera pochi punti percentuali e non appare sufficiente a garantire un esito scontato. Allo stesso tempo, la presenza di molti indecisi indica che una parte significativa dell’elettorato non ha ancora maturato una posizione definitiva sulla riforma, che di per sé ha un grado di complessità rilevante.
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