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Oltre 200mila soldati russi morti e il 2025 anno più sanguinoso: il dossier che smaschera la cinica propaganda di Putin

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Un prezzo di vite altissimo a fronte di risultati sul campo irrisori. All’indomani del quarto anniversario dell’invasione in Ucraina, organi di stampa indipendenti come Mediazona e Bbc Russia confermano, numeri alla mano, il costo drammatico pagato dai russi per la guerra di Putin. I soldati caduti al fronte identificati dalle due testate sono più di 200mila, quasi tutti provenienti dalle aree rurali dove le politiche di reclutamento fanno leva sull’alto tasso di povertà. Il dossier rileva inoltre, con «alto grado di certezza», che il 2025 è stato l’anno che ha fatto registrare più perdite, per conquiste di territorio quasi nulle. Si tratta di dati importanti, non solo perché restituiscono la portata della tragedia umana che la guerra comporta anche per i russi, ma anche perché rappresentano un’ulteriore conferma di quanto le sbandierate rivendicazioni di forza da parte del Cremlino siano in realtà mera propaganda.

In quattro anni oltre 200mila soldati russi morti: il 2025 l’anno più sanguinoso

Nel database sui soldati russi caduti aggiornato regolarmente da Mediazona e Bbc Russia grazie all’impegno di giornalisti e volontari e ai dati dei registri dei testamenti, ci sono 200.186 nomi, 35mila dei quali sono stati aggiunti nell’ultimo mese. Il 2025 è stato «con un alto grado di certezza» l’anno più sanguinoso, per conquistare lo 0,8% del territorio ucraino, 4.831 chilometri quadrati, un piccolo incremento rispetto ai 3.604 chilometri quadrati occupati l’anno precedente. Per il momento i caduti accertati lo scorso anno sono 49.935, contro gli 83mila del 2024, ma «rimangono ancora da controllare decine di migliaia di necrologi», come spiega la Bbc. Secondo stime preliminari, una volta completata l’analisi delle fonti aperte, il bilancio dei morti al fronte, per la Russia nel 2025, supererà i 90mila caduti.

I poveri mandati a morire

L’analisi conferma inoltre quanto già emerso in diverse altre ricerche indipendenti in passato: le grandi città del Paese con più di un milione di abitanti, a partire da Mosca e San Pietroburgo, sono state in larga misura “intoccate” dai lutti di guerra. I due terzi dei caduti vivevano in insediamenti minori con meno di 100mila abitanti. La regione con il numero maggiore di morti identificati è il Bashkortostan (7.700), segue il Tartastan (6.800), Sverdlovsk (6.300). Ma la regione di Tuva rimane quella con il numero più alto di perdite in rapporto alla popolazione (476 morti per 100mila residenti), seguita dalla Buriazia (con 400 morti ogni 100mila abitanti), dal Zabaikalsky Krai (362) e dalla Repubblica dell’Altai (316).

«Analisi dettagliate dimostrano è più facile che gli abitanti di piccole città e paesi, dove scarseggiano i posti di lavoro stabili e ben remunerati e sono più aggressive le politiche di reclutamento dei governi locali, firmino per essere reclutati che non per gli abitanti delle grandi città. La distribuzione regionale delle vittime conferma l’andamento: più alto è il livello di povertà, più alto il bilancio dei caduti», viene spiegato nell’analisi.

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