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Ucraina, servizi segreti e polizia hanno raccolto informazioni sull’inchiesta “Midas”. Il procuratore: “Gli indagati sapevano in anticipo i nostri movimenti”

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Uomini dei servizi segreti. Dipendenti della Procura generale. Dirigenti apicali di un’agenzia statale. Poliziotti. Hanno interrogato i database che contengono informazioni sull’inchiesta “Midas“, cercando notizie sul procedimento e sugli spostamenti delle auto degli investigatori, e alcune di queste informazioni sono finite nella disponibilità di almeno due indagati. E’ quanto emerso dall’audizione tenuta ieri dinanzi alla Commissione per la politica anti-corruzione del Parlamento ucraino da Semen Kryvonos, capo dell’Ufficio nazionale anti-corruzione (Nabu), e Alexander Klymenko, numero uno della Procura specializzata (Sapo), i due organi che conducono l’inchiesta sul maxi-giro di tangenti per 100milioni di dollari che ha fatto vacillare la presidenza di Volodymyr Zelensky.

Quattro dipendenti del SBU, il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. Un dipendente del DBR, l’Ufficio Statale di Investigazione, agenzia che indaga sui reati commessi dalle alte cariche dello Stato. Due dipendenti dell’Ufficio del Procuratore Generale, protagonista di un durissimo scontro istituzionale con la Nabu. Il vicepresidente dell’ARMA, l’Agenzia che gestisce i beni derivanti dalla corruzione. Un dipendente della Polizia. Hanno tutti consultato l’ERDR, il Registro unificato delle indagini preliminari, cercando informazioni sul procedimento n. 52025000000000472, il cosiddetto “Mindich-gate” dal nome dell’ex socio di Zelensky considerato dagli inquirenti capo della “lavanderia” che fino al novembre 2025 ha riciclato le tangenti imposte sugli appalti statali di energia e difesa. Il numero due dell’ARMA ha effettuato la ricerca usando la parola “Chernyshov Oleksiy”, l’ex vicepremier accusato di aver preso mazzette per 1,2 milioni di dollari.

“Non c’è una spiegazione logica del perché così tanti funzionari abbiano cercato informazioni sul procedimento, in alcuni casi per scoprire quali persone sono coinvolte nel caso“, ha detto Kryvonos ai parlamentari. “La ricerca – ha aggiunto Klymenko – potrebbe essere stata effettuata per capire quali saranno i nostri prossimi passi e contrastarli.” “Più di 10.000 persone hanno accesso alle nostre decisioni – ha spiegato Oleksandr Abakumov, detective principale del caso, anch’egli presente in audizione -. Con un numero così elevato di persone, è impossibile mantenere la segretezza delle indagini“.

La sorveglianza non si è limitata ai database giudiziari. Alcuni dipendenti di SBU, DBR, Polizia e BEB (Ufficio di sicurezza economica dell’Ucraina, l’organismo responsabile del contrasto ai reati che minacciano l’economia) hanno monitorato le automobili della Nabu tramite “Città sicura”, il sistema integrato di videosorveglianza delle strade di Kiev, il cui accesso è riservato a soggetti autorizzati per motivi di pubblica sicurezza. “Conoscendo il numero di targa dei veicoli è possibile tenere traccia dei loro spostamenti – ha spiegato il capo dell’Ufficio nazionale anti-corruzione -. E si può scoprire quali azioni operative il Nabu sta intraprendendo nei confronti di determinati indagati”.

Non solo: “Per alcune auto, i profili con cui gli interroganti si sono loggati nel sistema non ci sono stati forniti. Questo significa che qualcuno ha usato i privilegi di amministratore e poi ha cancellato i log”. La ong Anticorruption Action Centre fa notare che il sistema “Città sicura” è gestito dall’Amministrazione Statale della Città di Kiev, il cui vicepresidente Petro Olenych è indagato dalla Nabu per una presunta malversazione nella gestione di alcuni terreni pubblici.

Una delle auto utilizzate dagli investigatori è stata stata pedinata nonostante avesse targhe di copertura. E “alcuni funzionari delle forze dell’ordine, su incarico di qualcuno, hanno trasmesso ai futuri indagati, membri di un’organizzazione criminale, informazioni relative alle indagini condotte dalla Nabu nei loro confronti”, ha aggiunto Kryvonos. Ora “cercheremo di stabilire come le informazioni sugli spostamenti delle nostre auto siano finite nelle mani di ‘Rocket‘ e ‘Tenor‘”, ha aggiunto il procuratore. Il primo è il nickname con cui nelle chat gli indagati si riferivano a Ihor Myroniuk, ex consigliere del ministero dell’Energia. Il secondo è il soprannome di Dmitro Basov, ex direttore della sicurezza di Energoatom. Entrambi sono indagati in “Midas”.

Sulla base di quanto emerso, i magistrati non escludono futuri attacchi agli organi anti-corruzione. “Ci sono tutti i presupposti. Tutte le vulnerabilità e le debolezze del sistema che sono state sfruttate contro di noi, e le persone chiave che sono state usate contro il Nabu in realtà rimangono nelle loro posizioni. Mi riferisco agli organi di polizia”, ha concluso Kryvonos. “Le persone che hanno partecipato direttamente all’attacco contro l’Ufficio in estate (quando su ordine del Procuratore generale i servizi segreti fecero irruzione in alcune sedi del Nabu, sequestrando materiale e arrestando due investigatori poi scarcerati per insufficienza di prove, ndr) non solo non sono state ritenute responsabili – ha aggiunto Klymenko -, ma in alcuni casi sono state persino promosse“.

L'articolo Ucraina, servizi segreti e polizia hanno raccolto informazioni sull’inchiesta “Midas”. Il procuratore: “Gli indagati sapevano in anticipo i nostri movimenti” proviene da Il Fatto Quotidiano.















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