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Il Medio Oriente in fiamme, la probabile assenza dell’Iran e il tema sicurezza: la situazione a 100 giorni dal Mondiale di Trump

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Medio Oriente in fiamme, con l’Iran bombardato da aerei israeliani e americani quando mancano cento giorni al mondiale (11 giugno-19 luglio), mentre ne sono trascorsi ottantotto da quando, durante il sorteggio dei gironi del 5 dicembre 2025, il presidente della Fifa Gianni Infantino premiò Donald Trump con la medaglia della pace. Rivedere le foto di quei momenti è esercizio utile: ci ricorda ancora una volta come il calcio sia caduto in basso. Uno sprofondo totale, con Infantino adorante cultore del sistema MAGA da quando si è messo alle costole di Trump, accompagnandolo in viaggi ufficiali, giocando con lui a golf, raccogliendo le sue confidenze, fino a premiare per la pace un uomo che sta portando la guerra in diversi luoghi critici del pianeta e ha fallito, finora, la missione di fermare il conflitto RussiaUcraina.

L’amico Trump ha servito un bel piatto a Infantino: la partecipazione dell’Iran al mondiale non è pensabile neppure nella più fantasiosa delle utopie. C’è il problema della sostituzione della nazionale asiatica, ma non è l’unico. Altre rappresentative dell’area del pianeta sconvolta in questo momento dalla guerra – Qatar, Arabia Saudita, Giordania ed eventualmente l’Iraq se dovesse sostituire l’Iran – sono in difficoltà, tra campionati sospesi e grandi star in fuga, vedi Cristiano Ronaldo che ha salutato Ryad ed è tornato in Europa. Il gigantismo del calcio, con il primo mondiale a 48 squadre, sta presentando il suo personalissimo conto. Il circuito si è allargato, in nome del business, ma il mondo nell’ultimo decennio è peggiorato. Una situazione come quella che sta infiammando il Medio Oriente non è più lo scenario di una guerra regionale: il conflitto rischia di risucchiare altri paesi e ha già toccato l’Europa, con i droni lanciati contro la base militare britannica a Cipro.

Comunque vada, anche in caso di cessate il fuoco, si teme una nuova fase di terrorismo internazionale e proprio la Coppa del Mondo 2026 rischia di essere il primo bersaglio, anche per una questione di tempistiche. Il documento firmato da Trump nel 2025, in cui è proibito l’ingresso negli Usa ai cittadinitifosi di diversi paesi, compresi quelli iraniani, rischia di essere aggiornato. Al mondiale è annunciata la caccia all’immigrato da parte dell’ICE, ma con questa guerra, è scontato che per fronteggiare le minacce del terrore sarà il torneo più militarizzato di sempre.

Il fatto di giocare in tre stati nazionali – Canada e Messico sono gli altri paesi organizzatori – significa che sarà coinvolto l’intero continente nordamericano, con tutte le problematiche del caso. Il tema sicurezza coinvolgerà in modo pesante Canada e Messico. Per fare fronte comune ed elaborare piani condivisi, serve sintonia totale tra le amministrazioni dei tre paesi, ma Trump è riuscito nell’impresa di deteriore anche i rapporti con i vicini di casa. Ha dichiarato più volte di considerare il Canada il potenziale cinquantunesimo stato degli Stati Uniti, mentre con il Messico c’è la questione bollente dell’immigrazione.

Il mondiale più militarizzato e politico di sempre sarà preceduto da proposte di boicottaggio. Qualche voce si sta levando persino in Italia, presunta stampella di Trump in Europa. Premesso che la nazionale di Gennaro Gattuso deve ancora conquistare la qualificazione – il 26 la semifinale playoff contro l’Irlanda del Nord, il 31 l’eventuale finale con una tra Galles e Bosnia -, il trumpismo sta provocando reazioni in diverse parti del mondo. Se anche una storica relazione come quella tra Usa e Regno Unito “non aveva mai toccato un fondo così basso “– parole di Trump al quotidiano Telegraph, in risposta alle critiche del premier britannico Keir Starmer per l’aggressione all’Iran –, significa che siamo di fronte a una situazione di totale imprevedibilità, destinata a coinvolgere e travolgere l’evento sportivo più seguito del pianeta.

Una tempesta perfetta si sta abbattendo su Infantino: la politica dell’omaggio ai potenti – l’altro ieri Putin (Russia 2018), ieri le monarchie arabe (Qatar 2022), oggi Trump – stavolta potrebbe non bastare e, anzi, rivelarsi un boomerang. Il mondiale si farà, non ci sono dubbi, ma non sarà la festa che Infantino e Trump auspicavano. Il costo spaventoso dei biglietti e gli abusi dell’ICE avevano già aperto le prime crepe, ma decisamente peggiori saranno le conseguenze prodotte da questa guerra.

L'articolo Il Medio Oriente in fiamme, la probabile assenza dell’Iran e il tema sicurezza: la situazione a 100 giorni dal Mondiale di Trump proviene da Il Fatto Quotidiano.















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